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Joan Mirò, Interno olandese II, 1928, Peggy Guggenheim Collection. (foto Studio Esseci)

Alexander Calder, Arco di petali, 1941, Peggy Guggenheim Collection. (foto Studio Esseci)

L'angelo della cittadella di Marino Marini, bronzo situato sulla terrazza affacciata sul Canal Grande, Peggy Guggenheim Collection. (foto Federico Labranca)

La copertina dell' autobiografia di Peggy Guggenheim pubblicata in Italia da Rizzoli.

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di Eugenia Sciorilli

Peggy Guggenheim nella sua casa di Venezia a Palazzo Venier dei Leoni sede della Peggy Guggenheim Collection. (foto Solomon R. Guggenheim Foundation) Una donna eccentrica, che vive una vita da romanzo e che si rivelerà la mecenate più straordinaria dell’arte del ventesimo secolo: è, in estrema sintesi, la vita di Peggy Guggenheim, che grazie alla sua fortuna patrimoniale ma soprattutto al suo fantastico intuito, alimentato dalla frequentazione di pittori e intellettuali, ha scoperto e valorizzato decine di grandi protagonisti del panorama artistico del secolo appena trascorso. Peggy Guggenheim torna a far parlare di sé perché all’Arca di Vercelli, fino al 10 giugno prossimo, numerose opere che fanno parte della prestigiosa Peggy Guggenheim Collection (ospitata in sede permanente a Venezia) sono esposte nella mostra “I giganti dell’Avanguardia: Mirò, Mondrian, Calder e le collezioni Guggenheim”.

L'ingresso alla Peggy Guggenheim Collection a Venezia. (foto Federico Labranca) Peggy Guggenheim nasce a New York il 26 agosto 1898, da un’agiatissima famiglia di origini ebraiche: il padre, industriale, sarebbe morto nella tragedia del Titanic, mentre la madre apparteneva a un ceppo di importanti banchieri, i Seligman. Suo zio Solomon è il fondatore e proprietario del Guggenheim Museum di New York. L’improvvisa morte del padre mentre era appena adolescente coincide con un trauma che l’avrebbe segnata per tutta la vita, come lei stessa avrà modo di confessare, ma nello stesso tempo la spinge – ancora giovanissima – a sottrarsi dai vincoli familiari per una vita autonoma, avventurosa e anticonformista: gira gli Stati Uniti in lungo e in largo, subito dopo aver ereditato una somma equivalente, oggi, a diversi milioni di dollari, e si trasferisce nel 1921 in Europa, dove frequenta la Parigi bohémienne che le fa conoscere personaggi come Joyce, Beckett, Ray, Ernst, Breton, Giacometti, Léger, Hemingway.

Il giardino della Fondazione Guggenheim a Venezia. (foto Federico Labranca) Nel 1922 Peggy Guggenheim sposa l’artista dada Laurence Veil, da cui ha due figli; la coppia si separa presto ma la frequentazione di Veil sviluppa in lei un anelito sempre maggiore a dedicarsi all’arte del suo tempo. Nel 1938 apre una galleria a Londra, ispirata e consigliata nelle sue scelte da Marcel Duchamp. Sono proprio quegli anni che la vedono intenta ad acquistare tele su tele, senza che neppure i disastri della seconda guerra mondiale possano arrestarla. È quello il periodo in cui Peggy riesce a impossessarsi di capolavori firmati da Picasso, Braque, Mondrian.

Il Giardino Levi all'interno della Fondazione. (foto Federico Labranca) Un’Europa invasa dai nazisti costringe Peggy a tornare negli Stati Uniti: a New York, nel 1941, sposa in terze nozze Max Ernst, mentre nell’ottobre del ’42 apre la galleria/museo “Art of this Century”: in occasione della sua inaugurazione decide di indossare un orecchino di Tanguy e uno di Calder, per dimostrare la sua imparzialità tra l’arte surrealista e l’arte astratta. Un’altra pietra miliare della sua vita è la Biennale d’Arte di Venezia, alla quale partecipa nel 1948: Peggy s’innamora di Venezia al punto tale da acquistare una nobile dimora sui canali, quel Palazzo Venier dei Leoni dove successivamente trasferisce la sua intera collezione, che viene aperta al pubblico nel 1951 per poi essere donata nel 1969, insieme al palazzo, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim. Peggy muore dieci anni dopo, e le sue ceneri riposano in un angolo del suo giardino veneziano, a pochi metri dal Canal Grande.

Il catalogo della mostra a Vercelli, SilvanaEditoriale 2012.Da sapere – La mostra “I giganti dell’Avanguardia: Mirò, Mondrian, Calder e le collezioni Guggenheim” raccoglie circa 40 opere, ricostruendo cronologicamente la carriera artistica di questi tre eccezionali artisti. Le opere provengono dalla Solomon R. Guggenheim Foundation di New York e Venezia, dalla Calder Foundation di New York, dal Gemeentemuseum dell’Aja e dal Palazzo Collisola Arti Visive – Museo Carandente di Spoleto. Sono previsti laboratori didattici e visite guidate. Il prezzo d’ingresso (con audioguida) è di 9 euro.

www.guggenheim-venice.it

www.guggenheimvercelli.it