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Einstein  riceve il certificato di cittadinanza americana nel 1940 dal giudice Phillip Forman. (foto Al Aumuller/Library of Congress)

Un ritratto fotografico del 1947. (foto Oren Jack Turner/Library of Congress)

Veduta aerea di Berna. (foto Amstuzmarco)

La casa abitata da Einstein dal 1903 al 1905 in Kramgasse 49 a Berna. (foto Georgesixth/Dreamstime.com)

Ingresso alla parte antica della città universitaria di Princeton nel New Jersey. (foto Olegmit/Dreamstime.com)

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Sotto il segno dei Pesci: Albert Einstein


dell’Astrologa Martina

La cittadina di Ulm nel 1895. (foto Library of Congress) Nel primo pomeriggio del 29 maggio del 1919, l’isola di Principe, nel golfo di Guinea, ospitava un’insolita presenza, quella dell’illustre astrofisico inglese Arthur Stanley Eddington, giunto lì dopo un lungo viaggio. La mattina era stata segnata da un violento temporale, ma poi le nuvole si erano almeno in parte diradate e l’ansia con cui lo scienziato osservava il cielo era dovuta a ben altro che al timore della pioggia: Eddington sapeva di vivere un giorno irripetibile, che sarebbe rimasto nella storia della scienza.

Einstein, Conrad Habicht e Maurice Solovine (al centro) fondatori della Olympia Academy nel 1902. Era infatti il giorno di un’eclisse di sole totale, e l’équipe scientifica inglese aveva preparato il materiale fotografico per riprendere il cielo nel momento in cui il sole sarebbe stato completamente oscurato su Principe. Queste immagini, però, non sarebbero servite per studiare i fenomeni solari, ma per dimostrare la validità della più complessa e controversa teoria scientifica dell’epoca, la teoria della Relatività Generale, e per consacrare come maggior fisico del secolo il suo autore: Albert Einstein.

Albert Einstein nel suo studio all' Università di Berlino nel 1920. (Foto Library of Congress) Nel decennio tra il 1905, definito come l’annus mirabilis einsteiniano, e il 1915, infatti, Einstein aveva pubblicato numerosi articoli di enorme valore scientifico e in particolare aveva elaborato la Teoria della Relatività Speciale e la Teoria della Relatività Generale, che avevano suscitato sconcerto anche tra gli specialisti e avevano proposto una radicale trasformazione del modo di concepire le categorie fondamentali della fisica, come lo spazio e il tempo. Ora, nel 1919, la natura offriva la possibilità di verificare sperimentalmente la teoria di Einstein, dimostrando che era necessario abbandonare le idee di spazio e tempo fissi e uguali per tutti che risalivano fino al tempo di Newton. All’epoca degli avvenimenti di Principe, Einstein aveva giudicato in modo piuttosto negativo la posizione assunta dalla comunità scientifica, criticando in maniera particolare il comportamento adottato in quella circostanza dal suo amico e collega tedesco Max Planck:

L'Università Humboldt di Berlino agli inizi del Novecento. (foto Library of Congress) «... Egli non capiva nulla di fisica perché durante l'eclissi del 1919 è rimasto in piedi tutta la notte per vedere se fosse stata confermata la curvatura della luce dovuta al campo gravitazionale. Se avesse capito davvero la teoria avrebbe fatto come me e sarebbe andato a letto». Einstein, in ogni sua esternazione, dimostrava un carattere forte e intransigente. Era caparbio e suscettibile, terribilmente testardo, ombroso e piuttosto irritabile; questi suoi tratti di personalità erano esaltati dalla presenza di Marte in Capricorno nel tema natale, dall’influenza di Mercurio e Saturno congiunti in Ariete e dall’Ascendente nel segno del Cancro.

Il professor Einstein durante una lezione a Vienna nel 1921, anno del suo Premio Nobel. (foto Ferdinand Schmutzer) Nato a Ulm, in Germania, il 14 marzo del 1879, Albert Einstein apparteneva al segno zodiacale dei Pesci e di questo segno possedeva caratteristiche peculiari quali la sensibilità fuori dal comune, l’estrema riservatezza, il contatto con un mondo interno molto profondo e vivo, in cui interiorizzare pensieri e sensazioni.  L’elemento Acqua del segno dei Pesci lo rendeva un uomo ricettivo e creativo, mentre la presenza di Giove in Acquario nel tema natale ne favoriva l’attitudine intellettuale e l’originalità del pensiero, nonché un atteggiamento di grande curiosità nei confronti del mondo. A questo proposito, diceva di sé: «Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso».

Einstein con Niels Bohr alla Solvay Conference di Bruxelles nel 1930. (foto Paul Ehrenfest) Spirito indipendente, il suo bisogno di libertà e l’esigenza di difendere la propria autonomia intellettuale gli provenivano dalla Luna presente nel Sagittario nel tema natale; questa presenza, però, ne incrementava anche l’irrequietezza sentimentale, così come il pianeta Venere in Ariete indicava la sua tendenza ad innamorarsi in modo impulsivo e passionale. Albert Einstein ebbe due mogli: la prima, Mileva Maric, era una collega universitaria originaria della Serbia, conosciuta nel 1898 al Politecnico di Zurigo dove era l’unica donna ammessa a seguire i corsi di Fisica. La sposò nel 1903, dopo aver avuto una figlia da lei. Einstein apprezzava le capacità intellettuali e la spiccata personalità di Mileva ma lei, dopo gli studi universitari, abbandonò le sue ambizioni di scienziata, assumendo il ruolo subalterno di moglie e vivendo all'ombra del marito. Dalla loro unione nacquero altri due figli, ma Albert e Mileva si allontanarono progressivamente l’uno dall’altra, giungendo al divorzio proprio in quel fatidico 1919 in cui un’eclisse portò Einstein alla definitiva celebrità.

Einstein nel 1931 durante gli ultimi anni all'Università di Berlino. (foto Doris Ulmann/Library of Congress) Nello stesso anno, Albert sposò la cugina Elsa, con cui aveva da tempo una relazione e che, rispetto a Mileva, era una donna alquanto diversa, amante della vita mondana e delle frivolezze e tollerante verso i frequenti tradimenti del marito. Elsa si vantava spesso del fatto che avere un fisico come Albert in casa poteva essere vantaggioso, perché lui «riusciva ad aprire qualsiasi barattolo, per quanto strano o irregolare fosse» . A causa della situazione in Europa, sempre più pericolosa per gi ebrei come Einstein e la moglie, la coppia si trasferì in America nel 1933, dove Elsa morì nel 1936; da allora, Einstein lavorò presso l’Università di Princeton, impegnato nell’infruttuoso tentativo di superare le sue stesse scoperte producendo una teoria unificata delle forze naturali, fino alla morte che lo colse nel 1955.

La costellazione dei Pesci. Le sue straordinarie scoperte scientifiche, che nel 1921 gli valsero il Premio Nobel, e l’ammirazione di cui era circondato dai suoi colleghi, lo trasformarono in un’autorità rispettata anche al di fuori del campo della Fisica; esercitò un’importante influenza in particolare a proposito dello sviluppo degli armamenti. Conoscendo la pericolosità del regime nazista, durante la guerra Einstein sostenne la necessità di produrre la bomba atomica. Dopo il 1945, tuttavia, insieme a personalità come Albert Schweitzer e Bertrand Russell, assunse una posizione drasticamente pacifista, ispirata alla dottrina politica di Gandhi, contro i test e le sperimentazioni nucleari, e si dichiarò a favore del disarmo nucleare. «Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale» affermò, «ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre».

Einstein si dedicò sempre alla ricerca scientifica con un’attitudine filosofica, convinto che il ragionamento speculativo e l’intuizione potessero condurre alla comprensione dei segreti della Natura, di cui non sottovalutava la complessità, ma che credeva accessibili alla ragione umana. Se le leggi della Fisica sono complesse, i principi fondamentali su cui Einstein basava la sua ricerca erano semplici, e lui stesso disse che «se non si è in grado di spiegare qualcosa semplicemente, vuol dire che non la si è capita bene».

La personalità di Einstein, tuttavia, superò anche la grandezza delle sue scoperte e divenne un simbolo di libertà intellettuale fino a incarnare una vera e propria icona pop del Novecento, anche grazie alle sue coraggiose prese di posizione in campo politico e sociale. Si narra che, quando espatriò negli Stati Uniti, nel compilare il modulo d’ingresso, alla richiesta di dichiarare la sua razza d'appartenenza, egli rispose semplicemente: "umana”.

Einstein si rendeva conto che lo scienziato non può fare a meno di essere anche impegnato nella società e di cercare il progresso anche nei rapporti umani. Il suo straordinario lascito spirituale è ben sintetizzato in queste parole: «Noi rivolgiamo un appello come esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo è aperta la via di un nuovo paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale».