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Il complesso del Castello di Neive di proprietà della famiglia Stupino.

Esposizione di vini di produzione dei fratelli Stupino al Castello di Neive.

La cantina dell'Azienda Agricola Enrico Serafino a Canale d'Alba nel cuore del Roero.

Una bottiglia di Gavi dell'antica cantina di Enrico Serafino.

Una bottiglia di Roero Arneis 2011 di produziozione dell'Azienda Agricola Fabrizio Battaglino di Vezze d'Alba.

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di Max D’Addezio

Vigneti della regione del Barbaresco. (foto Enoteca Regionale del Barbaresco) Se i tedeschi o i francesi potessero, taglierebbero le colline dell’Astigiano e se le porterebbero via! Senza nulla togliere a nessuna altra regione italiana, sempre ricche di peculiarità enogastronomiche, il Piemonte, e in particolare le Langhe, l’Astigiano e l’area di Alba e Barbaresco, sono una vera e propria alchimia del gusto.

Quando arrivi, non vedi tanto di più di stabilimenti industriali e/o piccole aziende che lavorano in silenzio, ma poi quando si scollina pian piano tra i filari delle vigne che ti proteggono come una confortevole sciarpa verde, sono le sei di sera e il desiderio di un buon bicchiere di vino si fa avanti, cominci a capire che le pietre hanno cominciato la trasformazione in oro.

Scorcio del centro storico di Cocconato d'Asti. Le Langhe sono un concentrato di atmosfere, odori e sapori, che possono essere descritti con una sola parola, un po’ campanilistica, da prendere con le molle, facendo gli opportuni distinguo e dirla tutta di un fiato: Italia!
In fondo l’Italia è bella per questo, un’ammucchiata di tante repubbliche con le loro usanze, usi e costumi che come delle rette parallele cammineranno per sempre insieme senza mai incontrarsi.

Mentre la Toscanashire è praticamente diventata un buen retiro per inglesi e statunitensi e addirittura per le strade ci sono i cartelloni pubblicitari delle immobiliari in lingua inglese, il Piemonte purtroppo e per fortuna ha mantenuto e mantiene il fascino un po’ decadente se vogliamo della regione che ospitava la prima capitale della nazione, ancora ricco di paesaggi incantati, sospesi in questa nebbiolina che come un gas inerte mantiene inalterato il gusto della terra del nebbiolo e del tartufo.

Giocando con le lettere si può dire che la zona delle Langhe è l’ A B C del gusto, se penso alle città che compongono questa triangolazione: Asti, Barbaresco e Canelli.

L'ingresso della Locanda Martelletti a Cocconato d'Asti. Quella volta che è nato l’amore tra me e le Langhe era un pomeriggio di fine febbraio, era uno dei tanti viaggi in loco per incontri con i produttori di vino o vermouth, ed avevo un appuntamento a Cocconato d’Asti per una verticale di Barbaresco. L’appuntamento era in una locanda che aveva il nome di un grande vermouth, il Martelletti, e scoprii dopo che era di proprietà dei produttori del vino aromatizzato appunto.

Dicevo, erano quasi le sei di sera, mi trovavo in macchina ed ero assorto nelle telefonate, nei fogli che leggevo, quando distrattamente alzo gli occhi e comincio a guardare fuori dal finestrino, e mi sveglio dal torpore dell’indifferenza e mi accorgo di essere circondato da un paesaggio bellissimo, sembrava la copertina di una rivista che sponsorizzava i viaggi in Italia, non mancava niente, le masserie a mattoncini rossastri, i filari delle vigne spogli ma ordinati che delineavano geometrie, il cielo crepuscolare con le sue sfumature, e nell’aria odore di camino: ma dove sono finito?

La cantina della Locanda Martelletti. Poso lo zaino in camera, nella stupenda Locanda Martelletti nel centro storico di Cocconato, e riesco subito dalla stanza per camminare nelle stradine alla volta di una piccola osteria che avevo visto arrivando in paese, dove vado a respirare l’atmosfera del posto mischiandomi con le persone che abitano lì che si offrono giri su giri di Gavi o di Roero, con un organizzazione da far invidia, uno per uno a ordinare il giro per tutti, e tutti a vociare e poi giù un bicchiere, a parlare e giù un altro bicchiere, un bocconcino di pane con un pane di carne cruda e olio e giù un altro bicchiere e raccontare non so bene neanche io cosa ma che fico! Adesso sono pronto per affrontare l’argomento Barbaresco in una sala ricavata dalle antiche cantine della locanda in uno scenario mozzafiato.

Si riparte la mattina presto, con la nebbia che come l’estensione delle lenzuola ci accompagna fuori e solo verso le dieci del mattino ritorniamo in possesso dei paesaggi, e si ricomincia a godere dei piccoli borghi con dei piccoli castelli arrampicati che ti fanno immedesimare in un viandante del passato, che in viaggio verso Roma si ferma a cercar conforto e giaciglio lungo il suo viaggio: e sì, perché a quel punto ho cancellato il volo di ritorno ed ho affittato la macchina per godermi i luoghi. Sono sempre meno i momenti che riesco a dedicare a me stesso e alla riflessione, e questa mi sembrava l’occasione giusta.

Il dehors della Locanda Martelletti con vista sulla piazzetta di Cocconato. È inestimabile il valore di camminare, vedere, mangiare: sì, mangiare tajarin con il ragù langhetano, un ragù fatto con le frattaglie, ed abbinarci delle buone bollicine piemontesi, casomai con un uvaggio di chardonnay che dona morbidezza e pinot nero che dà il suo contributo con la struttura, il tutto nel contesto di un pranzo iniziato con la carne cruda e i grissini fatti in casa (ma quanto sono buoni!!!) e arrivato alla guancia di bue brasata abbinata con un Sorì Tildin di Gaja. A questo punto ho lasciato anche la macchina ed ho preso direttamente la cittadinanza!!! Non potevo uscire dalla trattoria senza aver mangiato uno squisito bonnet all’astigiana accompagnato con un Asti Spumante Mondoro.

L’unico rammarico? Non avevo con me la mia “quasi” inseparabile Canon per creare i miei soliti souvenir, le foto che mi piace riguardare con un buon bicchiere di vino in mano e ripensare a quelle rare occasioni che abbiamo per aprire veramente gli occhi e vedere dove viviamo.

Salute.