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Carlo Gavazzeni Ricordi. Spesso mi sono trovato, in piena simbiosi con il mio caro amico nonché collega Massimo D’Addezio, a descrivere e a raccontare su questa rubrica quel rapporto speciale che, talvolta, si viene a creare tra il barman e i suoi clienti. Talvolta. Non sempre, non spesso e neanche raramente. Semplicemente…a volte. Signore e Signori, credetemi, quando ciò avviene, si raggiunge l’apice del successo, la gratifica più grande, non ci sono soldi o mance faraoniche che tengano.

Quel rapporto che si instaura tra un barman e un cliente è una cosa magica, fatto di complicità e di confidenze, di seduzione e alchimie, di stima e di rispetto, un cocktail che sfocia in una vera e profonda amicizia. Mi viene in mente una vecchia storia che mi raccontò un vecchio barman, ormai in pensione già diversi anni fa. Mi raccontò di un’amicizia con un cliente durata oltre trent’anni. Per tutto questo tempo si raccontarono di tutto, donne, affari, passioni sportive, famiglia, figli, praticamente tutta una vita passata insieme tra un cocktail e l’altro, con il bancone e le bottiglie in mezzo a fare da taciti testimoni alle loro chiacchiere. Tutto questo senza perdere mai l’aplomb professionale e il rispetto dei ruoli, tutte le confidenze più intime dandosi però sempre del lei.

Carlo Gavazzeni Ricordi accanto ad una sua foto. Purtroppo, un giorno il cliente si ammala di uno di quei mali che non ti fanno tanto pensare al futuro né tantomeno ti fanno più frequentare il tuo bar. Passa un po’ di tempo e il barman, ignaro, si accorge dell’assenza del suo amico-cliente, comincia a chiedere in giro e scopre che è ricoverato in ospedale ormai in precarie condizioni. L’ amico di una vita, colui il quale aveva condiviso tutto il condivisibile di confidenze, aveva taciuto sulla propria malattia, quasi una sorta di pudore e di vergogna perché consapevole che non avrebbe più potuto frequentare quel bar di hotel, luogo estemporaneo per molti ma, per lui, come una casa. Il barman si presentò in ospedale con una bottiglia del distillato preferito dal cliente e uno shaker d’argento, con la sorpresa generale di tutti, famigliari ed amici, perché nessuno lo conosceva e ne sapeva dell’esistenza. Vi lascio immaginare la commozione e l’abbraccio fraterno del cliente malato.

Cerimonia d'inaugurazione della mostra dal titolo Teatri d'invenzioni a Roma in corso al Museo Nazionale dell'Ermitage a San Pietroburgo. Ecco, io trovo questa storia straordinaria e ne conosco di altre simili. Anche io ne colleziono ormai diverse. Questo mese vi racconto la storia di un artista, un fotografo per l’esattezza, a me molto caro, Carlo Gavazzeni Ricordi. Conosco Carlo da sette-otto anni, non ricordo di preciso. Per dovere di cronaca, Gianandrea Gavazzeni, il nonno di Carlo, è stato negli anni ’60 – ’70 uno dei direttori di orchestra più importanti d’Italia. Carlo andava a giocare da bambino alla Scala di Milano come io all’oratorio del mio quartiere. La Callas se lo teneva sulle ginocchia, von Karajan, Zeffirelli ed altri grandi erano di casa. L’altro nonno, Ricordi…bè, è colui che ha fondato l’omonima casa di etichette e distribuzioni musicali.

Una foto in mostra all'Ermitage. Il catalogo della mostra pubblicato da Il Cigno Edizioni. Carlo proviene quindi da famiglie cosiddette importanti, ma non crediate che sia sempre un vantaggio, anzi talvolta rappresenta un fardello pesante da sostenere, svegliarsi ogni mattina e dimostrare al mondo di essere degni del nome che si porta non credo sia molto facile. No, l’estro di Carlo Gavazzeni Ricordi, la sua arte nel fissare delle immagini, la sua sensibilità provengono dalla sua anima, non certo dalla sua origine e né tantomeno parliamo di un raccomandato. Le sue foto emanano vibrazioni, scaldano il cuore, un mix di illusioni, fantasia e realtà. Nel maggio 2011 fece una mostra personale a villa Torlonia con ampio consenso di critica e di pubblico.Dal tre di febbraio di quest’anno Carlo espone le sue opere in ben quattro sale all’ Hermitage di San Pietroburgo ed è lì che l’ho accompagnato ma vi racconterò tutto nella prossima puntata.


Prima puntata – Continua