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Una grande mostra celebra il famoso fotografo al Palaexpo di Roma

di Eugenia Sciorilli


L'esterno del Palazzo delle Esposizioni a Roma. (foto Palazzo Esposizioni) Con la mostra «Robert Doisneau. Paris en liberté» il Palazzo delle Esposizioni di Roma rende omaggio fino al 3 febbraio prossimo al leggendario fotografo francese, proprio in corrispondenza del centesimo anniversario dalla nascita.
Oltre duecento fotografie originali, scattate da Doisneau nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991 e raggruppate tematicamente ripercorrendo i soggetti a lui più cari, sono esposte in una grande rassegna antologica. Presenti, in questa raffinata esposizione, i suoi scatti più celebri: quelli che hanno immortalato i giardini di Parigi, il lungosenna, le strade del centro e della periferia, e poi i bistrot parigini, gli atelier di moda e le gallerie d’arte.

Una sala della mostra. (foto Palazzo Esposizioni) Si può dire che nessuno meglio di Doisneau si avvicina e fissa nell’istante della fotografia gli uomini nella loro verità quotidiana, qualche volta reinventata. Il suo lavoro di intimo spettatore appare oggi come un vasto album di famiglia, in una Parigi senza tempo.
Nato nel 1912, Robert Doisneau si appassiona fin da giovane alla fotografia, e nel 1939 diventa fotografo illustratore freelance, per poi entrare nell’agenzia Rapho nel 1946. A partire dagli anni Settanta, ottiene i primi importanti riconoscimenti, conquistando un successo duraturo: da allora, infatti, le sue fotografie sono pubblicate, riprodotte e vendute in tutto il mondo.

Per spiegare la quintessenza del geniale talento di Robert Doisneau possono forse servire queste sue frasi, che risalgono all’ottobre 1984: “Oggi posso tranquillamente confessare che quella di lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi dell'epoca in cui ho tentato di vivere è stata l'ultima delle mie preoccupazioni. Se mi fossi sistematicamente imposto una missione del genere, avrei accumulato milioni di immagini, ma in cambio di chissà quante giornate senza piacere. No: nella mia condotta non c'è mai stato nulla di premeditato. A mettermi in moto è sempre stata la luce del mattino, mai il ragionamento!”.

Doisneau sarebbe morto a Parigi esattamente dieci anni dopo.


www.palazzoesposizioni.it

 

Le plongeur du Pont d'Iena, 1945. (foto Atelier Robert Doisneau) Il bacio dell'Hotel de Ville, 1950. (foto Atelier Robert Doisneau) Audition au Concert Mayal, 1952. (foto Atelier Robert Doisneau) La ballata di Pierette d'Orient, 1953. (foto Atelier Robert Doisneau)