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Si trova in Giordania uno dei più stupefacenti siti archeologici del mondo

a 200 anni dalla scoperta

di Eugenia Sciorilli


Antiche abitazioni nabatee. (foto Jordan Tourism Board Italy) “Petra è il più bel luogo della terra”, scriveva il leggendario Lawrence d’Arabia, “per i colori delle sue rocce, e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l’acqua sorgiva e che è larga quanto basta per far passare un cammello”. E aggiungeva: “Non saprai mai che cosa sia Petra in realtà, a meno che tu non ci venga di persona”.

Esattamente duecento anni fa, nell’estate 1812, Johann Ludwig Burckhardt riuscì a scoprire questo eccezionale retaggio della civiltà dei Nabatei. Durante un viaggio da Damasco al Cairo, sentì parlare di una città antichissima, sperduta in un territorio impenetrabile, e grazie alla sua conoscenza della lingua araba, fingendosi commerciante musulmano, si conquistò la fiducia di qualcuno del luogo che lo accompagnò nel tragitto verso quel misterioso luogo.

Le caverne di roccia sedimentaria. (foto Jordan Tourism Board Italy) C’è da immaginare il suo stupore, e il suo entusiasmo, nell’imbattersi – dopo un percorso tra pareti a picco circondate dal deserto – nel Khazneh, la Casa del Tesoro, che si staglia fra terra e cielo e accoglie il visitatore quasi incredulo di tanto splendore. I suoi diari su quella straordinaria scoperta vennero resi pubblici soltanto nel 1822, cinque anni dopo la sua morte, e vennero accolti con clamore soprattutto in Inghilterra.

Particolare degli strati di roccia. (foto Jordan Tourism Board Italy) I Nabatei erano nomadi provenienti dal sud che nel 500 a.C. cacciarono gli Edomiti e fecero di Petra la loro capitale. Punto d’incrocio tra antiche vie del commercio del Medio Oriente e del Mediterraneo, Petra appariva inespugnabile e permise ai Nabatei di controllare le rotte delle carovane, sviluppando così una prospera civiltà. Nel 106 d.C., tuttavia, i Romani riescono ad espugnarla, inserendola nella provincia romana d’Arabia. Nel IV secolo entra a far parte dell’Impero Bizantino, ma dal momento che viene conquistata dai musulmani, nel VII secolo, un velo di oblio avvolge la magnifica città di Petra. Non se ne sentirà più parlare fino a quando quel viaggiatore anglo-svizzero di nome Burckhardt non deciderà di andare alla sua scoperta.

Una delle scale d'accesso all'altare sacrificale. (foto Jordan Tourism Board Italy) I due secoli che separano l’impresa di Burckhardt dai nostri giorni non hanno, tuttavia , risolto gli enigmi che tuttora rendono le architetture rupestri di Petra così affascinanti. Tra l’altro, gli archeologi sono riusciti finora a far emergere soltanto una minima parte di una realtà urbana quasi indecifrabile che resta ancora largamente sepolta. Quello che sappiamo è che questa millenaria città emoziona tutti coloro che si recano a visitarla, e che la sua magnificenza ha spinto l’Unesco a inserirla nell’Elenco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Chi vuole, dopo la sosta a Petra – che si raggiunge da Amman con un percorso di circa tre ore – può proseguire il suo viaggio in Giordania con un soggiorno sul Mar Morto o con una visita del Wadi Rum, la splendida “Valle della Luna” scavata nella roccia.

it.visitjordan.com

http://whc.unesco.org/en/list/326

 

La gola che conduce al Siq, il sito antico. (foto Jordan Tourism Board Italy) El Khasneh, la Casa del Tesoro. (foto Jordan Tourism Board Italy) Il Monastero di El Deir. (foto Jordan Tourism Board Italy) Tombe Reali, la Tomba Corinzia (a destra) e la Tomba del Palazzo. (foto Jordan Tourism Board Italy)

L'interno di una tomba nabatea. (foto Jordan Tourism Board Italy) La strada colonnata di età romana. (foto Jordan Tourism Board Italy) Un mosaico di periodo bizantino nella Chiesa Rossa. (foto Jordan Tourism Board Italy) Il Wadi Rum, la Valle della Luna. (foto Jordan Tourism Board Italy)