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Il Bar Manager del de Russie ci propone una cronistoria di vacanza

di Massimo D’Addezio


Il traghetto per le Isole Tremiti. (foto Vaclav Janousek/Dreamstime.com) Fondamentalmente uso i miei pochi giorni di vacanza (quella estiva e agostana) per uno stacco drastico dai ritmi soffocanti della mia vita, staccando telefoni e telefonini, non leggendo mail e giornali, tantomeno accendendo la radio, un distacco totale dalla realtà insomma.E una cosa che mi dà una mano a farlo è fare chartering nautico, ovvero prendere una cabina su una barca, che può essere una barca a vela, o un catamarano o un caicco e trovarsi con un po’ di persone che come me non amano la ressa della terraferma.

L'abitato dell'isola di San Nicola. (foto Massimo D'Addezio) Quest'anno la cabala delle disponibilità dell'ultimo momento mi ha portato a ridosso delle coste delle isole Tremiti, di fronte un po’ al Molise e un po’ alla Puglia garganica, in mezzo all'Adriatico e in mezzo ai venti che spirano incessantemente o da sud o da nord.
Ne avevo sentito parlare da Lucio Dalla, per via del suo impegno nel cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica affinché si impedissero le trivellazioni per la ricerca di giacimenti petroliferi nei pressi di questo vero paradiso dei pesci (ahinoi è notizia di pochi giorni fa che le trivellazioni si faranno n.d.a.) ma niente di più.
Insomma, mi trovo davanti a quattro scogli: due grandi, abitati da umani, e due piccoli, abitati solo da un po’ di animali, talmente pieni di storia che si fa fatica a credere che se ne parli così poco.
A parte i ritrovamenti preistorici, le Tremiti hanno una storia recente fatta di esili volontari come quelli dei monaci guerrieri, che si sono susseguiti nei secoli nel monastero dell'isola di San Nicola, ma anche di esili coatti, a partire dai greci – che ci mettono in esilio Diomede – fino ai tempi moderni che videro carcerati e omosessuali segregati in mezzo al mare, passando per altri personaggi scomodi al potere come la sorella dell’imperatore Augusto.

Un tratto delle fortificazioni dell'Isola di San Nicola. (foto Atm2003/Dreamstime.com) Per farvi capire quanto è isola quest'isola pensate che c'è solo un bancomat, non ci sono panifici (il pane arriva da Termoli tutte le mattine con il traghetto) a volte finiscono le sigarette e addirittura la coca cola!
Una curiosità è che la popolazione ha delle radici partenopee nonostante la posizione geografica, per via della permanenza a fine dell’800 di Re Ferdinando II e della sua corte.
Un esempio della contaminazione culturale è la cucina, dove si trovano tracce di napoletanità, quando alla fine di un pasto ti ritrovi a mangiare come dessert le sfogliatelle frolle ripiene di ricotta, dolce tipico napoletano, fatte in casa e servite calde appena sfornate.

I calanchi. (foto Atm2003/Dreamstime.com) Con le mani in pasta troviamo la signora Carolina, un vero comandante tuttofare, nel senso che dietro ai fornelli e davanti al forno, in sala a parlare con i clienti e la mattina a fare la spesa c’è lei, e se ti incontra la mattina ti dice quello che i pescatori le hanno portato e ti fa il menu per la cena e quando siete fortunati e ci sono i ricci di mare, avete vinto pure lo spaghetto!
Ovviamente per arrivare al dessert si passa obbligatoriamente attraverso zuppe di fagioli e cozze e i superlativi spaghetti con le vongole e pomodorini, il pescato del giorno o ancora i calamari grigliati. Tutto questo avviene sotto le mura della roccaforte dell’Isola di San Nicola in un posticino che si chiama “Architiello” e quasi quasi mi sa che lo eleggo come il miglior ristorante delle Tremiti.

Il faro dell'isola di San Domino. (foto Vaclav Janousek/Dreamstime.com) Poi si sa, quando sei in un posto qualsiasi nel mondo e sei un barman, è come avere uno speciale passepartout che permette di entrare un po’ ovunque, di accedere a dei luoghi che ufficialmente non esistono ma che nella realtà sono l’essenza del luogo. E così che una sera ci siamo ritrovati a casa di un pescatore che ha tirato su dal mare un esserino di 14 kg e l’ha condiviso con un po’ di amici, bevendo vino e ammirando relitti tirati su da un mare che sembra essere uno storico robivecchi, dove si capisce quanta storia è passata in questo mare, dalle navi di epoca romana alle eliche di aerei della seconda guerra mondiale.

Lucio Dalla in un’intervista raccontò che era alle Tremiti quando gli fu proposto il testo di 4/3/1943 e sull'isola dove non c'era niente, tantomeno figurarsi se c'erano degli strumenti musicali, lui compose la canzone fischiandola!

Barca a vela  ormeggiata all'isola di San Domino. (foto Massimo D'Addezio) Io invece quello che cercavo l’ho trovato, tanto mare e un posto fuori dai soliti schemi imbrigliati nei tran tran modaioli, una sorta di salto indietro nel tempo, nell’Italia degli anni 70 dove essere un turista era un’improvvisazione (con tanto di delusioni) e non c’era un Tripadvisor a dispensar consigli (tante volte inutili e forse poco veri) e a togliere la voglia del rischio e del contatto umano. Dovremmo tutti fare un passo indietro, rispetto a questa asetticità scaturita dal “googleismo” selvaggio, che ci ha insegnato a non uscire di casa se prima non abbiamo controllato partenza, percorso, destinazione e sicurezze sul computer.

Tramonto sulle coste dell'arcipelago. (foto Massimo D'Addezio) Oggi, solo quando siamo “sicuri” di quello che andiamo a fare, solo allora ci mettiamo in uno scafandro informatico e usciamo di casa, andiamo in vacanza, al ristorante, a cena fuori o chissà dove, perdendo quello che ha fatto interessante il mio mestiere, il mestiere (o arte qual dir si voglia) dell’accoglienza, dove se sei un avventore già sai quello che devi prendere o devi chiedere, e se sei un albergatore o un ristoratore o un barman ti ritrovi davanti persone che l’esperienza l’hanno già vissuta a casa prima di uscire, a cui non c’è più niente da dire.

Meditiamo gente, meditiamo… sempre con il sorriso tra i denti ovviamente : )

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