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Paul Klee, Composizione urbana con finestre gialle – 1919. (foto Ufficio Stampa Arthemisia) Era da molto tempo che non si verificava un autunno così fecondo a Roma, quanto a esposizioni. Tra le varie opportunità che si offrono in questo scorcio di stagione agli appassionati d’arte, due sono imperdibili: Paul Klee, che s’inaugura il 9 ottobre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e Vermeer, ospitato dal 27 settembre alle Scuderie del Quirinale.

Visitabile fino al 27 gennaio 2013, la mostra “Paul Klee e l’Italia” rende omaggio a un artista che ha lasciato un segno come pochi altri nella storia del Novecento. Attraverso un percorso che presenta circa cento capolavori, sia di Klee che di altri maestri del ventesimo secolo (Kandinsky, Moholy Nagy, Max Bill, Albers, Licini, Soldati, Perilli, Novelli ecc.) l’allestimento espositivo intende illustrare l’influenza della cultura e dei paesaggi d’Italia sul lavoro di Klee, dagli inizi della sua attività al periodo Bauhaus fino agli ultimi anni solitari che passò a Berna prima di morire.

Paul Klee, Mazzarò – 1924. (foto Ufficio Stampa Arthemisia) Nei quattro decenni di attività artistica Klee ha sviluppato quattro approcci differenti all’Italia. C’è la fase di studio dell’arte classica nei primi anni del Novecento, c’è il confronto con il futurismo negli anni Dieci, ci sono le vacanze durante gli anni Venti, quando il ruolo di insegnante al Bauhaus gli consente regolari viaggi all’estero, c’è infine la ricreazione nostalgica di quel Sud mediterraneo, che la sclerodermia insorta nel 1935 gli impedirà di raggiungere ancora una volta.

Paul Klee, Croci e colonne - 1931. (foto Ufficio Stampa Arthemisia) Quattro sono anche i punti che riassumono l’Italia nella visione di Paul Klee: natura, architettura, classicità e musica, ossia le fonti della sua arte. Tuttavia, per Klee l’Italia rappresentava soprattutto la visione della classicità, e questo spiega i suoi due viaggi in Sicilia. Non potendo recarsi in Grecia, studiò attentamente la Magna Grecia alla luce del suo amore per la letteratura classica e per il mito, che si manifesterà prepotentemente nell’ultima fase creativa, dominata da un senso tragico dell’esistenza. Anche la sua passione per la musica trova un legame diretto con l’Italia: affascinato dal melodramma, già durante il primo viaggio del 1901-1902, il giovane aspirante artista annota regolarmente nel suo diario tutte le rappresentazioni teatrali e operistiche e i concerti cui ha modo di assistere, commentandone esecuzione e regia scenica.

La copertina del catalogo, Skira. Prosegue invece fino al 20 gennaio 2013 la mostra “Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese”, che ha il grande merito di portare per la prima volta a Roma una rassegna sul protagonista indiscusso di uno dei periodi più straordinari dell’arte nordeuropea. Si tratta, infatti, di una preziosa selezione di opere di Johannes Vermeer, rarissime e provenienti da musei di tutto il mondo, accompagnate da circa cinquanta quadri di artisti olandesi suoi contemporanei.

Johannes Vermeer, Santa Prassede – 1655. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo) Il visitatore può, quindi, non solo familiarizzare con questo genio artistico dalla vita ancora oggi avvolta dal mistero, a cominciare dalla sua data di nascita tuttora sconosciuta, ma anche comprendere come l'opera del maestro di Delft si sia rapportata con gli altri artisti attivi nella sua città natale e nei vicini centri di fermento culturale quali Amsterdam, Haarlem e Leida.

Johannes Vermeer, Ragazza con il cappello rosso – 1665-1667. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo) I temi vermeeriani? La famiglia, i gesti e i momenti della vita quotidiana, la lettura e la scrittura (soprattutto la corrispondenza privata), il corteggiamento, la musica e lo studio della scienza, e poi le vedute della città, gli squarci di un mondo silenzioso e operoso, luminosi di ironia e di assorta tenerezza. Il carattere specifico di quei dipinti riflette la cultura medio-borghese dell'Olanda del XVII secolo, e li fa arrivare in tutta la loro freschezza e il loro fascino fino a noi.

 

www.gnam.beniculturali.it

www.scuderiequirinale.it

 

Johannes Vermeer, Giovane donna in piedi al virginale – 1670-1672 circa. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo) Pieter de Hooch, Ritratto di famiglia in cortile a Delft, 1658 circa. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo) Gabriel Metsu, Uomo che scrive una lettera – 1664-1665. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo) Jan van der Heyden, Veduta del Municipio nuovo di Amsterdam – 1667. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo) Gerrit Dou, Donna al clavicordo. (foto Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo)