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di Asiul

La rocca Albornoziana. (foto Bruga) Quanti di noi sanno che a Forlimpopoli, terra romagnola, non lontano da Forlì, è nato Pellegrino Artusi, il padre della cucina nazionale? Nella mia ignoranza gastronomica non lo sapevo e, devo confessarlo, avevo anche una conoscenza abbastanza superficiale del nostro grande Artusi. Lui ci accoglie con la sua elegante sagoma già all’ingresso della nuova Casa (www.casartusi.it) che il comune natio gli ha voluto dedicare in un antico convento ristrutturato, non lontano dalla piazza principale dove si trovava la sua vera abitazione. In realtà il Pellegrino nazionale è vissuto solo pochi dei suoi lunghissimi 90 anni a Forlimpopoli; nonostante ciò, alla sua morte lasciò tutto alla città natale e non era poco, essendosi dedicato non solo all’arte della cucina, ma anche all’intermediazione finanziaria.

La piazza centrale. (foto Bruga) Casa Artusi non è un museo un po’ polveroso e nostalgico; è un centro vivissimo della cultura enogastronomica con spazi belli e funzionali per i diversi corsi che vi si svolgono, una biblioteca aperta al pubblico, con la collezione artusiana, la Chiesa barocca dei Servi, spazio dedicato a eventi vari, e un magnifico ristorante dove le ricette di Pellegrino sono continuamente rielaborate e rivisitate.

Una sala del Museo Civico ospitato nella Rocca. (foto Bruga) Tutta la cittadina conserva e rinnova con sapienza le tradizioni della cucina domestica italiana, che culminano nella Festa Artusiana di giugno (www.festartusiana.it), quando Forlimpopoli per nove serate diventa una vera “città da assaggiare”. C’è anche chi, utilizzando il proprio talento e la raffinata arte culinaria, si autofinanzia per attività di volontariato a favore dei giovani. È il caso dell’associazione MagnaSsò (www.magnasso.it), che organizza cene dove potete gustare ricette artusiane “in purezza”, come i veri cappelletti all’uso di Romagna (ricetta n. 7 del manuale di Pellegrino “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”) o altre con tocchi di innovazione, tipo la zuppa artusiana (ricetta n. 675) rivisitata.

Particolare della Casa Artusi. (foto Bruga) Lo studio di Pellegrino Artusi, padre dell'arte culinaria italiana. (foto Bruga) Anche se sicuramente il cuore di Forlimpopoli è Casa Artusi, se decidete di trascorrervi un weekend, non mancate di fare una capatina alla Rocca Albornoziana del quattordicesimo secolo, che s’impone nel centro della cittadina, dove sono ospitati il museo archeologico civico, piccolo, ma con un allestimento intrigante, e il Teatro Comunale dell’Ottocento.

La cucina di Casa Artusi. (foto Bruga) Per mangiare c’è solo l’imbarazzo della scelta; a meno che non prenotiate una cena artusiana dell’associazione MagnaSsò, potrete sempre andare al ristorante di Casa Artusi. Ecco il menu che ho degustato: zuppa di farro e cavolo nero, squacquerone cotto con grissini alla saba e guanciale di Mora Romagnola croccante, ravioli all’uso di Romagna (ricetta n. 98 di Pellegrino) con tartufo, filetto di porcellino con ristretto di Sangiovese e scaglie di pecorino di fossa di Sogliano, torta di cioccolato e mandorle (ricetta n. 646).

Per dormire consiglio un posticino delizioso gestito da due ragazzi intraprendenti e simpatici dove si può anche mangiare (bene ovviamente): Locanda alla Mano, via della Repubblica, 16/B, (www.locandaallamano.it). Buon soggiorno!

La famosa zuppa artusiana. (foto Bruga) Il filetto di porcellino. (foto Bruga)

I tavoli all'aperto del Ristorante Magnassò. (foto Magnassò) Una sala de La locanda alla mano. (foto La locanda alla mano) La stanza Autunno della locanda. (foto La locanda alla mano)