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dell’Astrologa Martina

Ritratto fotografico firmato da Yousuf  Karsh nel 1951. Quella mattina, la luce ambrata del sole di ottobre avvolgeva la città eterna in un'atmosfera sonnolenta e incerta, ancora intrisa del sapore dell'estate eppure già presaga dell'approssimarsi dell'autunno. Le vecchie mura, i monumenti, le piazze antiche con le loro fontane gorgoglianti sembravano ricoperte da un baluginio d'oro scuro, che a tratti pareva mandare bagliori fiammeggianti. Lungo la scalinata dell'Aracoeli, un piccolo corteo nuziale, composto da non più di quattro o cinque persone, stava salendo verso il Campidoglio; i gesti affettuosi, l'aria festante e un po' scanzonata, il riecheggiare di risate rivelavano la complicità e l'affiatamento di quella coppia di sposi che si stava avviando al matrimonio tenendosi per mano.

Il dvd del film Cavalleria diretto da Goffredo Alessandrini nel 1936, produzione Mikomaro Film. La copertina del romanzo tratto dal film di Alessandrini Luciano Serra pilota, 1938. D'un tratto però, l'uomo, come folgorato da un pensiero improvviso, si era arrestato bruscamente su uno dei gradini di marmo della scalinata e aveva iniziato a frugare frenetico nelle tasche prima della giacca, poi dei pantaloni, alla spasmodica ricerca di qualcosa che, a giudicare dalla sua espressione allarmata, doveva essere molto importante e che, evidentemente, non riusciva a trovare. Gli occhi neri e impazienti di Anna scrutavano le affannose manovre del compagno; alla fine, con il tono della voce piuttosto alterato, lo aveva apostrofato: "Beh, Goffredo? Ma che cosa stai facendo? Si può sapere che succede?" "Che succede??" aveva ribattuto lui, incredulo" succede che ho dimenticato a casa le fedi! Ecco che succede!" Anna lo aveva guardato torva: "Ma allora sbrigati” gli aveva ingiunto “torna a casa a prenderle, se no arriviamo in ritardo e oggi non ci sposiamo più!" Goffredo era corso via e, fino a che non lo aveva visto riapparire, con il fiato grosso e le vere nuziali, Anna, diffidente per natura, era stata tormentata dal dubbio che si trattasse di un piano studiato dal suo promesso sposo per darsi alla fuga.

La locandina di Camicie rosse, film iniziato da Goffredo Alessandrini e completato da Francesco Rosi nel 1952. Iniziava così, il 3 ottobre del 1935, la storia coniugale di Anna Magnani, all'epoca ventisettenne, già affermata attrice comica di avanspettacolo e rivista con alle spalle una solida esperienza nel teatro di prosa, e Goffredo Alessandrini, quattro anni più grande di lei, nato in Egitto da facoltosi genitori italiani, laureato in architettura ma con la passione del cinema, sceneggiatore e regista di film di 'telefoni bianchi'.

Il loro non era stato un rapporto facile, nemmeno durante il breve periodo di convivenza che avevano trascorso nello studio di lui, a Via Margutta. Anna, una creatura inquieta, assetata di affetto, morbosamente esclusivista nei sentimenti, sospettava che Goffredo non la amasse e che la tradisse; lo accusava di esserle infedele e di concedersi scappatelle con quelle che lei definiva le "divazze", ossia le giovani attrici o aspiranti tali, belle e seducenti, che ruotavano intorno all'affascinante regista di successo, decise a conquistare la sua simpatia.

Il drammatico fotogramma di Roma città aperta, regia di Roberto Rossellini del 1945. Goffredo, che la Magnani chiamava affettuosamente 'Nannetto', dopo il matrimonio aveva acquistato una nuova casa, di cui però si occupava una governante, la qual cosa sottraeva ad Anna la possibilità di fare la 'brava' moglie, come lei desiderava, di prendersi cura del marito, di preparargli con le sue mani prelibatezze gastronomiche. Alessandrini trattava la sua compagna alla stregua di una bambina divertente e capricciosa, rideva delle sue gelosie, le lasciava fare tutto quello che le passava per la testa, la ricopriva di regali come fosse un bell'oggetto da adornare. Non solo: ritenendola un’attrice non adatta alla macchina da presa, l'aveva persuasa a dedicarsi principalmente al teatro; questa scelta costituì un freno alla carriera artistica di Anna, che durante gli anni del matrimonio lavorerà pochissimo e soltanto sui palcoscenici di Roma. Goffredo, al contrario, dalla fine degli anni '30, era diventato uno dei più celebrati registi ufficiali del regime e aveva diretto film che trattavano soggetti di propaganda politica, come 'Luciano Serra pilota' e 'Giarabub'.

Edizione restaurata di L' Onorevole Angelina, film di Luigi Zampa del 1947, dvd  CristaldiFilm. L'unione di Goffredo e Anna, vissuta all'insegna della passione e del conflitto, era costellata di litigi e riappacificazioni, abbandoni e riavvicinamenti. Questo rapporto tanto faticoso e impegnativo, tuttavia, nonostante gli strenui tentativi di Anna e Goffredo di tenerlo in piedi, non resse all'eccesso di impegni professionali di lui e alla possessività e all'insoddisfazione di lei. Con l'andare del tempo iniziò a sfaldarsi, fino a esaurirsi del tutto; alla rottura definitiva del matrimonio contribuì il fatto che Alessandrini si fosse innamorato di Regina Bianchi, una giovanissima attrice napoletana conosciuta sul set di uno dei suoi film, “Il ponte di vetro”. Con Regina, che sarà la sua compagna fino alla morte, avvenuta nel 1978, Goffedo avrà due figlie e troverà finalmente la pace domestica e sentimentale. Per Anna invece sarà determinante, in quel periodo, l’incontro con Massimo Serato, un promettente attore cinematografico più giovane di lei di nove anni, con cui inizierà una infelice e burrascosa relazione e dal quale avrà anche un figlio, Luca. Quando si separarono ufficialmente, dopo otto anni di matrimonio, Goffredo regalò alla ex moglie una cavalla, affermando che le somigliava molto, per la sua natura indomita e selvaggia.

 

* * *

 

Anna Magnani legge Trilussa in una fotografia del 1951. Anna Magnani con la piccola Tina Apicella in Bellissima, film neorealista di Luchino Visconti, 1951. Anna Magnani era nata a Roma il 7 marzo del 1908 e, del segno dei Pesci, possedeva moltissime caratteristiche. Era infatti emotiva, complicata, facile a commuoversi e pronta a entrare in empatia con l'altro; manifestava, a suo modo, un carattere schietto e caparbio, a volte prepotente, ma al tempo stesso molto dolce e fragile. Altri elementi tipici del Segno, molto evidenti nella complessa personalità di Anna, erano l'istintività, le paure un po' irrazionali, la sensibilità; la presenza di Nettuno, pianeta dominante dei Pesci, la rendeva ansiosa e incerta come temperamento, ma ne favoriva anche la creatività, il senso estetico e l'apprezzamento per la vita sensuale e godereccia.

Un'espressione drammatica della Magnani nel film Mamma Roma, regia di Pier Paolo Pasolini 1962 Come donna dei Pesci, si lasciava coinvolgere in relazioni tormentate, sacrificandosi e soffrendo in nome dell'amore, alla ricerca di sensazioni totali, di emozioni forti e travolgenti e vivendo i rapporti in funzione del partner, nel tentativo di strutturare con lui una interdipendenza simbiotica; la donna dei Pesci, di cui Anna Magnani è stata rappresentante emblematica, cerca nel compagno di vita soprattutto la stabilità affettiva, a causa delle caratteristiche di mutevolezza e instabilità del Segno. Le sue storie sono costellate di rotture e riconciliazioni e la sua gelosia le fa intuire l'infedeltà dietro un semplice gesto. L'aspetto estremamente passionale del carattere di Anna era potenziato dal suo ascendente in Cancro, mentre la presenza di Venere in Ariete nel tema natale la rendeva estroversa, allegra, incline ad innamorarsi in modo impulsivo e anche molto possessiva.

La Magnani scherza con Totò in un'immagine del 1955. Goffredo, nato il 9 settembre 1904 sotto il segno della Vergine, era in gran misura soggetto all'influenza del suo ascendente in Sagittario, aspetto astrologico che ne faceva un uomo pieno di entusiasmo trascinante, pronto all'avventura, fiducioso e ottimista, aperto alle novità e al mondo e ne arricchiva la natura passionale, istintiva e priva di dubbi e incertezze. La presenza di Venere in Bilancia nel tema natale di Alessandrini lo rendeva un compagno di vita portato all'infedeltà ma estremamente seduttivo e attraente, amante del lusso e della raffinatezza. Il suo fascino volitivo e la capacità di riscuotere consenso e ammirazione erano potenziati dalla presenza di Marte in Leone nella sua carta del cielo.

La ricettività e la capacità di comprendere le mille sfaccettature dell'animo umano, che ha fatto di Anna Magnani la più grande attrice italiana moderna, sono tratti caratteriali dovuti all'influenza di Mercurio in Pesci presente nel tema natale; la presenza di Giove in Leone, invece, le ha garantito la riuscita artistica, il successo e la fama.

Il segno zodiacale della Vergine. Il segno zodiacale dei Pesci. La grandissima Anna Magnani, ribattezzata dal suo pubblico con il vezzeggiativo romanesco di Nannarella, è stata l'attrice-icona del neorealismo italiano, interprete di figure femminili combattive, struggenti, forti, simbolo di orgoglio e dignità. Diretta dai maggiori registi italiani, da Visconti a De Sica, da Pasolini a Fellini, toccò il suo vertice artistico grazie a Roberto Rossellini, che la scelse per impersonare la sora Pina, la popolana del celeberrimo “Roma Città Aperta”. La scena della donna falciata dai mitra tedeschi mentre in una corsa disperata insegue il camion che sta portando via il suo promesso sposo, rimase impressa nella mente degli spettatori di tutto il mondo, e trasformò la Magnani in una stella di dimensione internazionale, fino a vincere il premio Oscar nel 1956 con “La Rosa Tatuata”. La sua maschera di donna segnata dalla vita e dalle esperienze, con gli occhi cerchiati e le profonde rughe che l’attrice proibiva ai truccatori di coprire, riusciva a trasmettere al pubblico le emozioni più contrastanti, dal dolore più lancinante a momenti di allegria quasi eccessiva, ma sempre insidiata dall’angoscia.

La personalità intensa e la passionalità di Anna Magnani ne fecero un’interprete indimenticabile della stagione più feconda del cinema italiano, sia nella commedia che nel dramma, e ne segnarono con altrettanta profondità la vita personale, inquieta e travagliata. La storia d’amore con Goffredo Alessandrini fu forse l’unica nella quale Anna trovò una stabilità almeno temporanea, e fu un rapporto che anche dopo la sua conclusione rimase fondamentale per entrambi.