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Francesca Comencini e Mira Nair alla ribalta con i loro due nuovi film

 

di Eugenia Sciorilli

 

La regista indiana Mira Nair al Festival di Venezia. Una è figlia d’arte, da sempre impegnata in un cinema “d’inchiesta”, ma anche attenta a emozioni e stati dell’anima, come testimonia il suo romanzo “Famiglie”. L’altra ha vissuto una giovinezza cosmopolita, tra India e Stati Uniti, per poi sposare (in seconde nozze) un professore che insegna in Africa. Le due protagoniste del nuovo numero di Travel Carnet sono Francesca Comencini e Mira Nair, che condividono l’esperienza di partecipare alla 69sima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La locandina italiana del film Monsoon Wedding, Leone d'oro nel 2001. La nuova edizione di uno dei più celebri festival cinematografici del mondo è stata aperta proprio dal film – fuori concorso – di Mira Nair, “The Reluctant Fundamentalist”, tratto dall’omonimo romanzo di Mohsin Hamid. Perché proprio il suo film come momento inaugurale del festival? Lo ha spiegato il direttore, Alberto Barbera: “E’ una scelta che sottolinea il ruolo crescente della creatività femminile in tutti gli ambiti della cultura e della società contemporanea. Mira Nair ha realizzato un’esemplare trasposizione cinematografica di un romanzo che affronta il tema, di grande attualità, dei fondamentalismi di ogni ispirazione e natura”.

Attività al Maisha Film Lab fondato da Mira Nair nel 2004 a Kampala in Uganda. (foto Maisha Film Lab) Un film, in estrema sintesi, che spinge gli spettatori a numerosi spunti di riflessioni, in un momento storico dominato da pregiudizi ed estremismi politici. Nel cast, Riz Ahmed nei panni del protagonista, affiancato da Kiefer Sutherland e Kate Hudson. Da ricordare che Mira Nair ha vinto proprio a Venezia, nel 2001, il Leone d’Oro per “Monsoon Wedding – Matrimonio indiano”, e da diversi anni divide le sue energie tra attività cinematografica e due organizzazioni non-profit che ha fondato: il Salama Baalak Trust, in favore dei bambini di strada in India, e il Maisha, laboratorio annuale di cinematografia in Africa orientale.

Mira Nair sul set di The Reluctant Fundamentalist. (foto Doha Film Institute) L'attore Riz Ahmed protagonista di The Reluctant Fundamentalist. (foto Doha Film Institute) Kate Hudson con Riz Ahmed in un fotogramma del film. (foto Doha Film Institute) Kiefer Sutherland con Kate Hudson. (foto Doha Film Institute)

Francesca Comencini, da parte sua, torna a Venezia dopo “Lo spazio bianco” (con Margherita Buy) del 2009 con un film in concorso, intitolato “Un giorno speciale” e realizzato con un budget eccezionalmente basso (si è parlato di 600.000 euro per i costi di produzione). Giovanissimi gli attori protagonisti: Giulia Valentini, ventenne, è al suo esordio, mentre Filippo Scicchitano è di un anno più giovane, anche se ha già impressionato positivamente pubblico e critica per il film “Scialla!”, con cui ha debuttato lo scorso anno a fianco di Fabrizio Bentivoglio.

La storia di “Un giorno speciale” è emblematica delle nostre cronache più recenti: una ragazza, bella e disoccupata, ha un appuntamento con un parlamentare, che dovrebbe aiutarla a farsi strada nel mondo dello spettacolo. Ad accompagnarla a quell’appuntamento è stato incaricato un suo coetaneo, appena assunto come autista proprio dall’uomo politico. Ma questo è solo l’inizio della storia…

Francesca Comencini. (foto Marzia Milanesi Comunicazione per il Cinema) La locandina di Spazio bianco, film del 2009 tratto dal romanzo omonimo di Valeria Parrella. Una scena del film Un giorno speciale ambientato a Roma. (foto Antonello & Montesi) I giovani attori Giulia Valentini e Filippo Scicchitano protagonisti di Un giorno speciale. (foto Antonello & Montesi)

La stessa Francesca Comencini – che ha respirato aria di cinema fin da bambina grazie al padre, il grande regista Luigi Comencini – ha voluto presentare il suo film con queste parole: “Volevo fare un film su due ragazzi che dalla periferia si avvicinano al centro. Raccontare la loro giornata con piccoli tocchi, e con una specie di tranquillità narrativa che inavvertitamente diventava sempre più serrata. Fare un film preciso e leggero. Preciso nella descrizione dei due personaggi e in quella della città. Leggero nel tono, perché la levità appartiene a Marco e Gina, alla loro età e alla loro infantile vitalità. Un film rapido, nel suo arco narrativo - una sola giornata - e nel ritmo del racconto. Mi pareva che solo così sarei riuscita a cogliere qualcosa che con leggerezza e rapidità si è impossessato delle nostre vite e del nostro paese, rendendole pesanti e senza tempo”.

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