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dell’Astrologa Martina

La ruota dello zodiaco cinese. (foto Yurumi/Dreamstime.com)

 

Il 10 febbraio 2013, in coincidenza con il Capodanno cinese, si celebra l’inizio dell’Anno del Serpente, che l’Oroscopo cinese prevede ogni dodici anni. Preceduto dal Drago, sarà seguito nel 2014 dal Cavallo.

*****

Greta Garbo in una foto pubblicitaria per il film Anna Karenina. La ragazza era appena scesa dal tram ad una fermata nel pieno centro di Stoccolma e si stava incamminando a passo svelto per una strada ampia e affollata, sulla quale si affacciavano vetrine lussuose e palazzi antichi e austeri. L'andatura flessuosa, la figura sottile e snella, il portamento altero, la facevano somigliare a un felino, 'una pantera', come avrebbe scritto molti anni più tardi di lei un giornalista, quando ormai quell'anonima ragazza svedese si era trasformata in una diva osannata e idolatrata dalle platee di tutto il mondo.

 

La locandina di Torrent, un classico del cinema muto e primo film hollywoodiano della Garbo, 1926. Greta Garbo è Mata Hari nel 1931, dvd Warner Home Video. La sua destinazione, quel giorno, era la Regia Accademia di Arte Drammatica di Stoccolma, e lei, non ancora diciassettenne, stava per affrontare l'esame che le avrebbe permesso di ottenere una borsa di studio per studiare recitazione, e iniziare la carriera che aveva sognato fin da bambina. I giovani candidati erano molti, e l'attesa si rivelò snervante. Alla fine, una voce chiamò "miss Gustafsson", e venne il suo turno di presentarsi davanti a un piccolo gruppo di insegnanti, attori e critici teatrali. Anni dopo, avrebbe ricordato che al momento di salire sul palcoscenico e recitare le sue battute le ginocchia le tremavano e che appena finito corse a casa, dove passò una notte insonne a fantasticare sul suo futuro. Ci vollero tre giorni perché arrivasse la sospirata telefonata che annunciava l'inizio della vicenda artistica di una delle attrici più celebri e celebrate di tutti i tempi, della Divina, l'appellativo con cui tutto il mondo si sarebbe rivolto a Greta Garbo.

La diva con John Barrymore in Grand Hotel, film del 1932, dvd MGM Pictures. La diva con John Barrymore in Grand Hotel, film del 1932, dvd MGM Pictures. Greta Garbo e Fredric March interpreti di Anna Karenina, MGM Pictures 1935. Da lì, e dal successivo, decisivo incontro con il carismatico regista Maurits Stiller, che la persuase a cambiare il cognome prese infatti forma la straordinaria carriera della Garbo, che seppe di volta in volta trasformarsi da giovane e promettente attrice europea, a stella del cinema muto, a diva indiscussa del cinema maturo degli anni '30 e '40, con un rinnovamento nella continuità che ricorda il crescere cambiando pelle dei serpenti. E proprio il Serpente è l'animale che, secondo l'Oroscopo cinese, caratterizza il segno di nascita della Garbo, nata nel 1905, e di cui non è difficile ritrovare nella divina il fascino magnetico e fatale, la presenza inquietante e carismatica, l'amore per la riservatezza. Questo segno, che ricorrerà anche nel 2013, è naturalmente dotato di una naturale eleganza e uno stile raffinato e sobrio.

Un fotogramma di Margherita Gauthier, interprete maschile Robert Taylor, MGM Pictures 1936. Greta Garbo fu capace come forse nessun'altra attrice di costruire intorno a sé un mito che durò per i lunghi decenni in cui non girò film e si ritirò in una vita quasi da reclusa in un lussuoso appartamento a Manhattan. Nei lunghi anni che trascorsero dalla seconda guerra mondiale fino alla morte avvenuta nel 1990, la leggenda della Garbo sopravvisse intatta mentre lei evitava qualsiasi apparizione pubblica e andava in giro con occhiali scuri e abiti anonimi per non essere riconosciuta.

Avvolta da un'aura di fatalità che alimentava il suo fascino, Greta Garbo aveva una inarrivabile capacità di catturare l'attenzione del pubblico con un solo sguardo, e di trasmettere una passione e una drammaticità così intense da mettere in secondo piano le trame e gli attori dei suoi film. Non a caso, il suo ultimo successo Ninotchka, una per lei inconsueta commedia brillante, fu pubblicizzato con lo slogan "la Garbo ride!" un ironico richiamo a "la Garbo parla!" che aveva accolto il suo passaggio al sonoro, e contemporaneamente un riconoscimento del carattere così marcatamente drammatico dei suoi personaggi.

La locandina originale del film Il velo dipinto, 1934. Un magnifico primo piano della Garbo in una foto pubblicitaria per il film Ninotchka, 1939. Fu solo nel 1954, ben 13 anni dopo il suo ultimo film, che Greta Garbo ottenne un Oscar alla carriera, dopo che per anni era stata l'indiscussa Divina di quella Hollywood, dalla quale pure era tanto distante per stile e sensibilità."Non si possono raccontare le proprie gioie e i propri dolori più profondi. Sarebbe svilire se stessi", disse una volta Greta Garbo, e a questa riservatezza improntò la sua vita, anche professionale, contribuendo ad alimentare il suo mito. Una leggenda di Hollywood vuole che, durante la lavorazione dei film di cui era protagonista, la Garbo pretendesse che venisse impedito agli estranei, dai fans ai giornalisti fino ai dirigenti delle case di produzione, l'accesso al set, attraverso la costruzione di alti pannelli di legno posti a protezione dello spazio in cui venivano girate le scene.

Un esempio della leggendaria riservatezza di Greta Garbo viene da un aneddoto riportato da Marcello Mastroianni, che durante un viaggio a New York poco dopo aver girato la Dolce Vita ricevette un invito a incontrare la Garbo. La diva si trovava nel negozio di un antiquario con altre tre donne e, quando vide l'attore, lo squadrò da capo a piedi e infine gli chiese se le scarpe che indossava fossero italiane. Benché fossero inglesi, Mastroianni replicò di sì, ma a quel punto una delle donne intervenne per dire che aveva visto in TV uno dei vecchi film della Garbo, aggiungendo: "Com'eravate bella!".

A quell'infelice uscita, la Garbo si alzò e uscì, senza dire una parola. Solo qualche giorno dopo, chiamò Mastroianni per scusarsi del suo comportamento, aggiungendo: "Non sopporto le donne stupide". Certamente la sua intransigenza e la sua austera dedizione alla recitazione furono parte del mito che, ancora oggi, ne fa la Divina per antonomasia.