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Il Bar Manager del de Russie alla scoperta di Eataly Roma

 

 

di Max D’Addezio

La sede romana di Eataly. (foto Federico Labranca) Eataly on si legge “ittitali”, come invece fanno molte persone, ma si legge “italy” usando il gioco di parole che si evince usando il verbo inglese “eat”, che significa mangiare, e si pronuncia “it”, fusa con la parola “italy” appunto!

È doveroso fare questa precisazione, altrimenti com’è successo con il precedente virus che ha colpito molti nostri connazionali, il virus del “piuttosto”, potrebbe fondersi e diffondersi l’usanza di dire “sono andato a mangiare da ittitali e ho preso spaghetti ai frutti del Tigri e dell’Eufrate piuttosto che il fritto della Mesopotamia e piuttosto il panino sumero”: che disastro!

Dunque, il mio riflettere ha inizio qualche giorno fa quando con la mia bicicletta sono stato al parco dell’Aeroporto di Centocelle, quello che è stato il primo aeroporto italiano, risalente al 1909, dove uno dei fratelli Wright fondò la prima scuola di volo italiana, e dove nella parte che ora è fruibile come parco è rimasta la vecchia pista di atterraggio, dove ci si può dilettare a far volare ancora degli aerei, ma in scala e da modellismo. E mentre la mia bici volteggiava mi accorgo che al centro della pista stessa si è fatta strada una piantina,rompendo l’asfalto e crescendo più forte del catrame, con la voglia e la capacità di primeggiare su l’uomo invasore: allora può accadere, la speranza esiste, la speranza che la natura torni a prendere il posto della scempiaggine umana.

La birreria di Eataly Roma. (foto Eugenia Sciorilli) Scelta di spumanti italiani all'enoteca di Eataly Roma. (foto Eugenia Sciorilli) Il ristorante delle Osterie Romane. (foto Eugenia Sciorilli) Anellini al riso, cioccolato e caffè di Luca Montersino, pasticcere di Eataly. (foto Pasticceria Golosi di Salute)

E così quando la settimana seguente sono stato da Eataly, scusandomi dell’ardito aggancio, devo dire che la sensazione è stata la stessa, ovvero ho visto rifiorire in uno scempio e spreco di danari (l’Aeroterminal Ostiense costruito per i Mondiali del ’90 e utilizzato al 10% delle sue possibilità – n.d.a.), una grande opportunità di crescita per tutti noi. Una crescita economica, perché un’azienda che funziona in quella maniera crea un movimento economico non indifferente, crea posti di lavoro e cultura dello stesso, alza e di molto la media della merce di alta/altissima qualità godibile ai più (anche se ancora ben lontani in alcuni casi dal concetto kilometro zero e molto vicini al modus operandi delle grandi catene di supermercati ) e alza di molto l’asticella che segna il livello culturale di chi ci si avvicina. Ma soprattutto introduce in una nazione che ha fatto dell’autarchia la sua religione di massa, trasformando in molti casi i nostri connazionali in fondamentalisti, introduce dicevo il pensiero del tavolo comune, del “vado a ordinare alla cassa e aspetto che mi portino”, approdando, udite udite, su di una spiaggia fatta di fruibilità del servizio e non di pretesa di essere serviti e questo è il concetto che probabilmente, come la piantina di cui vi parlavo prima, rompe con il passato e con la mentalità italiota… Sì, perché in Italia oltre ad essere autarchici ci sentiamo tutti nobili discendenti da blasonati casati che hanno diritto ancora ad un triste vassallaggio mai tramontato! E invece qui un po’ come

La speciale robiola di capra stagionata. (foto Agrilanga) La focaccia genovese. (foto Eataly Genova) L'asparago violetto di Albenga. (foto Eataly Genova)

E invece qui un po’ come ”veni vidi vici” può capitare di dire “entro decido e mangio”, delineando il leitmotiv che risuona in questo spazio dedicato alla pancia, al palato, alla gola e anche agli occhi; quando mi parlarono dell’intenzione di aprire Eataly all’ex Terminal Ostiense, lo confesso, da abitante di una città meretrice come solo Roma sa essere, scettico e cinico non ho pensato ad un futuro roseo e longevo per questo progetto, vista la zona e il totale fallimento di altre iniziative che negli anni hanno trovato la loro nemesi in questa struttura, ma devo dire che a 8 mesi dall’apertura il ritmo preso è sorprendente e sono contento di essermi sbagliato.

Però una minaccia è dietro l’angolo: la minaccia delle critiche distruttive che vengono mosse dalla categoria dei “delusi”, quelli che pensavano che tutte le mattine, tutte le verdure, tutte le confetture, tutti i tipi di pane e pasta e tutte le altre leccornie presenti negli stores in tante città del mondo fossero raccolte, lavate e confezionate da tanti omini e tante donnine ancora sporche di terra e di farina, e portati freschi freschi al mercatino delle favole.

Festeggiamenti per il primo anno di attività a Torino. (foto Eataly Torino) Il punto vendita di Milano. (foto Eataly Milano) L'enoteca a Bologna. (foto Eataly Bologna) Il ristorante di Eataly Asti. (foto Eataly Asti)

Sia chiara una cosa, Eataly non è il mercato del sabato della Coldiretti e nemmeno il mercatino della solidarietà nell’orto, è una struttura con una fortissima impronta commerciale presente in molte città nel mondo che deve, volente e/o nolente, far fronte a logiche di mercato e logistica organizzativa. E ancora meno scandaloso è se su di un treno, una nave o su un aereo vengano serviti dei cibi impacchettati e targati Eataly: mica veramente si pensa che i limoni di Eataly sono differenti da quelli della Coop o che tutti i prodotti che si trovano in commercio all’interno di Eataly siano provenienti solo dai Presidi Slow Food? Perché se veramente pensassimo questo oltre ad essere dei delusi saremmo anche degli illusi.

Che entrino quindi le famiglie con i bambini e non solo i gourmand, che entrino i figli intellettuali quarantenni che vivono ancora a casa con i papà e con le mamme, che entrino i curiosi e chiunque abbia voglia di trattarsi bene, sperando che Roma una volta tanto si ricordi da sola di essere in Europa.

Buon divertimento! …ah, e a proposito, la delusione è la figlia prediletta dell’illusione.