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di Bruga

La copertina della guida dedicata all'Uzbekistan, Polaris 2010. Partiamo da questa ottima guida che è anche un libro da leggere, un po’ come le buone vecchie guide Clup di una volta: tutte le descrizioni dei monumenti le troverete lì, così come le notizie utili per impostare un viaggio in Uzbekistan. I due autori conoscono bene e amano il paese (senza nascondere le critiche al regime, che lo guida da più di trent’anni), quindi fidatevi di loro se deciderete di ascoltare il richiamo di quelle terre mitiche …
Questo articolo, dedicato alle due città orientali dell’ Uzbekistan (il prossimo vi condurrà invece nelle due città occidentali, Khiva e Buchara), vorrebbe in primo luogo suscitare la vostra curiosità.

Per parlare di Samarcanda bisogna ritornare indietro nel tempo: se non ad Alessandro Magno, che pure da queste parti arrivò e lasciò la sua impronta culturale e politica, almeno a Gengis Khan che queste terre occupò e mise al centro della carta geografica otto secoli fa, e soprattutto a Tamerlano, sovrano nato a poca distanza. Nel quindicesimo secolo Tamerlano rese la città una grande capitale politica e commerciale, vero snodo di quella “via della seta” che per secoli ha permesso alle carovane di mercanti, avventurieri ed esploratori come il nostro Marco Polo, di vendere le merci dell’occidente in Cina e di ritornarne carichi di seta, spezie e altri prodotti orientali. Ebbene, al centro di questa via (informale, ma fondamentale per non fare una brutta fine) c’era la grande Samarcanda, che con le sue madrasse e moschee in mattoni, dalle facciate rivestite di incredibili ceramiche policrome, offriva la sicurezza del corpo e anche la pace dell’anima, almeno ai viaggiatori di religione islamica.

Il Registan, centro della città circondato da madrasse e cupole rivestite di ceramiche policrome. (foto Bruga) Particolare del rivestimento di ceramica di un minareto. (foto Bruga) Interno della cupola dorata Tilla Kori. (foto Bruga) La piazza del Registan è una delle meraviglie assolute del pianeta, ma a cinquecento metri da essa potreste trovare ancor più affascinante il Mausoleo di Tamerlano, appunto. A me è capitato di visitarlo in una circostanza particolare, durante il “ponte” del primo giorno di primavera: approfittando della libera uscita dei militari di leva, le famiglie li avevano raggiunti da tutto il paese, e le foto prese in quella occasione danno uno straordinario ritratto dell’ Uzbekistan attuale. Nonni contadini, sopravvissuti alla dittatura comunista e alla occupazione (prima russa e poi) sovietica, che all’incirca dal 1870 al 1990 ha modernizzato ma anche devastato sul piano ambientale e sociale questo paese. I genitori sono forse nati negli ultimi anni dell’URSS, ma da trent’anni e più vivono in un paese indipendente, retto col pugno di ferro da un ex-esponente della nomenclatura comunista, che ha tenuto fuori dai confini gli estremisti islamici (Samarcanda è a poche decine di chilometri dall’Afganistan) e ha evitato gli sconvolgimenti del passaggio al turbo capitalismo … I ragazzi, divisa a parte, sembrano gli stessi di tanti paesi mediterranei o balcanici: magri e alti, con i loro smartphone e le loro macchinette fotografiche compatte …

E se i militari portano gli scarponcini d’ordinanza e hanno i loro denti naturali, le mamme vanno in giro con le pantofole più o meno tradizionali e sfoggiano dentature in oro degne di un vecchio film di James Bond.

Timpano della madrassa Sher Dor. (foto Bruga) L'interno della cupola del Mausoleo di Tamerlano. (foto Bruga) I Palazzi governativi a Tashkent. (foto Bruga) La Tashkent Artist Hall. (foto Bruga)

Il Monumento all'Indipendenza. (foto Bruga) Il Teatro Alisher Navoy. (foto Bruga) Il mercato ortofrutticolo. (foto Bruga) La cerimonia del tè. (foto Bruga)

Una delle sorprese di questo paese è il treno veloce, in tutto degno dei nostri Frecciarossa o Italo, che in due ore vi porta da Samarcanda alla capitale Tashkent. In realtà, è più probabile il contrario, perché gli arrivi dall’estero avvengono proprio all’aeroporto di Tashkent dove, volenti o nolenti, qualche ora o qualche giorno lo dovrete passare. La città è monumentale: i due milioni di abitanti quasi ci si perdono, tanto è vasta. Per fortuna del turista, i sovietici – che ne fecero una sorta di supercapitale di tutti gli “stan”, cioè gli stati di confine sudorientale dell’URSS – cinquant’anni fa dotarono Tashkent di una metropolitana efficiente e interessante anche sul piano artistico. Con poca spesa e rassegnandovi a infiniti controlli di passaporto e bagaglio, potrete girare velocemente tutti i luoghi di un certo interesse, fra i quali, purtroppo, almeno per un paio d’anni non ci sarà il bel teatro Alisher Navoy, in fase di restauro. Lo si può ammirare dall’esterno, a poca distanza dal buon Tashkent Palace Hotel e dai magniloquenti palazzi del potere, disseminati in una bella zona verde al centro della capitale.