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Un libro una città: Khiva

“Il grande gioco” di Peter Hopkirk (Adelphi)

di Bruga

 

La copertina del libro di Peter Hopkirk, Adelphi 2004. La seconda puntata sull’Uzbekistan ci porta in due altre tappe della “via della seta”, Khiva e Bukhara, entrambe nella parte ovest del paese.

Khiva è quasi al confine col Turkmenistan, Bukhara a metà strada fra Khiva e Samarcanda. Entrambe risultano affascinanti per il viaggiatore occidentale dei nostri giorni, come lo erano nell’Ottocento per militari, spie e avventurieri britannici o russi impegnati nel cosiddetto “grande gioco”, cioè la lunga schermaglia geopolitica fra le due grandi potenze dominanti, all’epoca, in Asia. Il volume di Hopkirk descrive molto efficacemente il “corteggiamento” delle grandi potenze nei confronti di alcuni sovrani locali, come quelli che controllavano proprio Khiva e Bukhara. Città contrapposte fra loro, ma accomunate dall’essere gelose del loro piccolo potere, difeso strenuamente per secoli contro ogni tentativo di ingerenza.

Khiva, raggiungibile da Tashkent con un volo di poco più di un’ora e un transfer di un’altra oretta dall’aeroporto di Urgench, è una città murata per molti versi unica: subito fuori dal centro monumentale, i vicoletti sono ancora in terra battuta, le case hanno il nucleo più antico in terracotta e paglia, i forni per il pane sono quelli medioevali e il tutto ha l’aria di un luogo bello da vedere, ma per nulla turistico. Anche qui, come a Samarcanda o a Bukhara, moschee e madrasse, mausolei e castelli, minareti e case private come quella del fotografo Devonov, sono impreziositi sulle facciate da meravigliose ceramiche policrome.

La Porta d'ingresso di Khiva. (foto Bruga) Il centro antico di Khiva. (foto Bruga) Particolare delle fortificazioni della Cittadella di Khiva. (foto Bruga)

Il minareto della Moschea Kalta Minor di Khiva.(foto Bruga) L'interno della Moschea Juma a Khiva. (foto Bruga)

Khiva si gira tutta a piedi. Si può provare la cucina tipica di questa parte dell’Uzbekistan in un piccolo ma grazioso ristorante finanziato dalla cooperazione tedesca, il Khorezm Art Restaurant.

A dodici ore di treno o poco meno di strada, Bukhara è abbastanza simile: non ci sono più le mura come a Khiva, ma anche qui il centro storico è compatto, visitabile tutto a piedi e molto, molto affascinante. Gli ingredienti sono i soliti, forse con un maggior splendore di alcune moschee o madrasse (scuole coraniche), perché questa è stata per secoli una grande capitale religiosa del mondo islamico. Questo status, negato e soppresso in epoca sovietica, ora rispunta se non altro dal punto di vista culturale. Ci sono anche due o tre musei interessanti: una galleria di arte contemporanea locale, il museo dei tappeti (specialità uzbeka e di tutta questa parte dell’Asia) e quello più ampio ospitato nel castello. Vi troverete un po’ di tutto, dai reperti archeologici ai diorami con fauna e flora della steppa, e ogni tanto vi capiterà di disturbare i custodi, soprattutto donne, intenti a preparare il pranzo o a consumarlo in un angolo di una sala …

Scorcio del cortile della Fortezza dell'Ark a Bukhara. (foto Bruga) Particolare del minareto della Moschea Kalon a Bukhara. (foto Bruga) La madrassa della Moschea Kalon. (foto Bruga)

Mosaici sul portale della Nadir Divan-Beghi Madrasah a Bukhara. (foto Bruga) La statua di Nasruddin in piazza Lyabi-Hauz a Bukhara. (foto Bruga) Una rivendita di spezie a Bukhara. (foto Bruga)

 

I sovietici non hanno per fortuna abolito un’altra grande eredità del passato, quella dei bagni turchi: al centro di Bukhara potete trovarne uno del 1300, ancora funzionante anche se un po’ spartano rispetto alle nostre spa…

Un tuffo nel passato, è proprio il caso di dire! Ma tutto il viaggio in Uzbekistan lo è, in particolare in queste due città che sembrano essersi appena risvegliate dopo qualche secolo.