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Si festeggia la ricorrenza con la mostra “In search for the Unicorn”

di Eugenia Sciorilli


Foglio miniato da Shahnama (Libro dei Re), Iran del nordovest o Baghdad, 1300-30 circa. (foto MetMuseum) I Cloisters di New York festeggiano quest’anno il 75simo anniversario, e lo fanno con una mostra affascinante e suggestiva, intitolata “In search for the Unicorn” (alla ricerca dell’unicorno). Diciamo subito che entrare nei Cloisters, ossia nella sezione del Metropolitan Museum dedicata all’arte e all’architettura dell’Europa medievale, significa entrare in un luogo di rara bellezza: situati nella parte più settentrionale di Fort Tryon Park a Manhattan, i Cloisters – come suggerisce il nome in inglese – sono chiostri immersi nella quiete, mentre a poca distanza c’è tutta la frenetica animazione della City “that never sleeps”.

Aquamanile in lega di rame, Germania 1425-50 circa. (foto MetMuseum) Osso intagliato con tracce di policromia, Germania o Tirolo 1450 circa. (foto MetMuseum) Bottega di Apollonio di Giovanni di Tomaso, Desco da Parto, Firenze 1450-60 circa. (foto MetMuseum) Piatto in maiolica con stemmi di Mattia Corvino e Beatrice di Aragona, Pesaro 1486-88 circa. (foto MetMuseum)

I Cloisters furono costruiti negli anni Trenta del secolo scorso, e nel farlo i progettisti si ispirarono a vari elementi artistici di numerose abbazie del Medioevo; la silhouette di questo museo, inserito nel “National Register of Historic Places” degli Stati Uniti, si può ammirare anche dalle rive del fiume Hudson. Attualmente sono accolti circa cinquemila oggetti artistici che coprono l’arco temporale di tre secoli (XII – XV secolo).

Aperta al pubblico fino al prossimo 18 agosto, la mostra dedicata a un animale tanto mitico quanto misterioso come l’unicorno ospita circa quaranta opere, tra cui un testo persiano del XIV secolo, alcuni preziosi manoscritti ebraici e i sette preziosi arazzi della “Caccia all’Unicorno”, ciclo di opere che risale al XV secolo e la cui origine oscilla tra realtà e leggenda.

Attribuito al Maestro delle Storie del Pane, Ritratto di donna probabilmente Ginevra d'Antonio Lupari Gozzadini, Emilia Romagna 1494. (foto MetMuseum) Arazzo dell'Unicorno in cattività, Paesi Bassi del Sud 1495-1505. (foto MetMuseum) Stoffa intarsiata con figure di Unicorno, Cervo, Centauro e Leone, Scandinavia 1500 circa. (foto MetMuseum)

Gli arazzi furono proprietà della famiglia francese dei La Rochefoucauld fino all’acquisto da parte di John D. Rockefeller Jr. (1839-1937), considerato l’uomo più ricco di tutti i tempi, nel 1922. Durante la Rivoluzione francese, di tali magnifici arazzi si era appropriato un gruppo di contadini nel saccheggio del castello dei La Rochefoucauld a Verteuil. Furono usati per anni come coperte o teli per coprire prodotti agricoli, prima che i La Rochefoucauld riuscissero a riacquistarli nell’Ottocento. Malgrado tali vicissitudini, lo stato degli arazzi può essere considerato eccezionalmente buono e rende testimonianza alla loro impareggiabile qualità; non a caso sono comunemente considerati come i più belli di quel fecondo periodo storico che per la storia dell’arte è stato il Quattrocento.

www.metmuseum.org

Giacomo di Strasburgo, Il Trionfo di Cesare da Benedetto Bordone, incisione dopo 1503. (foto MetMuseum) Torah Corona, argento e argento dorato, Galizia 1778. (foto MetMuseum) Franz Peter Bunsen, Bollitori a forma di tamburo in argento, ferro, pelle di vitello e stoffa, Hannover 1779. (foto MetMuseum)