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La mostra che il Palazzo della Gran Guardia, a Verona, ospiterà dal 26 ottobre prossimo fino al 9 febbraio 2014 e avrà per titolo “Verso Monet” è, in estrema sintesi, la storia del paesaggio proposto da straordinari pittori in Europa e in America dal Seicento al Novecento.

Nicolas Poussin, Paesaggio con le ceneri di Focione – 1648. (foto Studio Esseci) Canaletto, Bacino di San Marco a Venezia – 1738. (foto Studio Esseci) Francesco Guardi, Veduta del Canal Grande – dopo il 1754. (foto Studio Esseci)

“Verso Monet” intende, infatti, raccontare lo studio della natura a partire dal XVII secolo, per giungere alle ninfee dipinte da Claude Monet nella prima parte del Novecento. Facendo ricorso a oltre novanta dipinti provenienti da alcuni tra i maggiori musei del mondo, e da alcune preziose collezioni private, la mostra sarà divisa in cinque sezioni, che descriveranno i momenti fondamentali legati alla narrazione della natura come fatto autonomo e indipendente rispetto all’inserimento delle figure. Insomma, quella sorta di emancipazione dell’immagine, grazie alla quale il paesaggio non è più visto come semplice fondale scenografico, ma campeggia quale “divinità” assoluta. Emergeranno in tutta la loro evidenza i punti di snodo di una vicenda sempre più centrale nella storia dell’arte, fino a giungere all’Ottocento, che a buon diritto è stato denominato “il secolo della natura”.

Caspar David Friedrich, Mare al chiaro di luna – 1835-1836. (foto Studio Esseci) J. M. William Turner, Paesaggio con fiume e montagne in lontananza – 1840-1850. (foto Studio Esseci) Paul Cézanne, La diga di Francois Zola – 1878-1879. (foto Studio Esseci)

Non a caso, il titolo della mostra sancisce l’idea dell’enorme cambiamento attuato da Claude Monet, il quale si spinge con le ninfee finali verso il campo aperto di un paesaggio che, pur non dimenticando la realtà, si appoggia quasi totalmente ormai sull’esperienza interiore. Monet come simbolo, quindi, del nuovo paesaggio, il punto di svolta tra un prima e un poi. Per questo motivo, la sua presenza coprirà oltre un quarto dell’intera esposizione, con venti dipinti. Una vera e propria mostra nella mostra, come ha voluto sottolineare il curatore della mostra, Marco Goldin.

L’esposizione permetterà ai visitatori un percorso che – partendo dalle esperienze fondamentali di Lorrain e Poussin nel XVII secolo – illustrerà il passaggio dal falso al vero della natura, per andare poi nell’Olanda sempre seicentesca di Van Ruisdael e di altri grandi artisti. Per il Settecento,invece, si è scelto un suggestivo affondo veneziano tra Canaletto, Bellotto e Guardi.

Claude Monet, La casetta del pescatore sugli scogli – 1882. (foto Studio Esseci) Vincent Van Gogh, Campi di grano in un paesaggio collinare – 1889. (foto Studio Esseci) Claude Monet, Ninfee – 1908. (foto Studio Esseci)

La sequenza naturale si chiude con il diciannovesimo secolo, e più precisamente con le figure straordinarie di Turner, Constable e Friedrich, ovvero di coloro che ridisegnano l’idea della natura entro il nuovo spirito romantico. I vari realismi porteranno quindi l’itinerario espositivo tra la Francia di Barbizon, la Scandinavia, l’Europa orientale e l’America della Hudson River School. Fino all’impatto trasformativo di Monet, che rivoluziona il concetto stesso di paesaggio dipinto, e si lascia affiancare dai compagni impressionisti e post impressionisti, da Renoir a Sisley, da Pissarro a Caillebotte, da Degas a Manet, fino alle esperienze fondamentali di Van Gogh, Gauguin e Cézanne.

* * * *

Di tutt’altra specie, la mostra che il Museum der Moderne sul Mönchsberg di Salisburgo sta ospitando fino al 27 ottobre: s’intitola “Fiori e funghi” e raccoglie opere di arte contemporanea legate a questo doppio tema. Si tratta di un percorso sfaccettato e di grande fascino, in cui numerosi artisti di vari Paesi vengono presentati attraverso una selezione di opere di notevole bellezza e valore artistico, le quali spaziano dalla fotografia al dipinto, dal video alla scultura.

Imogen Cunningham, Two Callas – . (foto Osterreichische Fotogalerie, Museum der Moderne Salzburg/The Imogen Cunningham Trust, 2013) Robert Mapplethorpe, Thomas – 1987. (foto The Robert Mapplethorpe Foundation New York) Christofer Beane, Pilzstudie aus der Farmhouse Serie – 2004. (foto per gentile concessione di Christofer Beane)

L’esposizione salisburghese è una grande occasione per visitare lo spettacolare edificio che la ospita, un esempio di architettura contemporanea inaugurato nel 2004 che domina la città di Mozart dall’alto, permettendo di ammirare un panorama assolutamente imperdibile che spazia fino al Salzkammergut. Questo museo, che permette un gioco di luci estremamente suggestivo grazie ad ampie vetrate, ospita anche un ristorante con terrazza. Si può raggiungere il Museum der Moderne Mönchsberg grazie a un comodo ascensore, che in pochi secondi arriva a sessanta metri di altezza. Sia l’ascensore che il museo sono di libero accesso a quanti acquistano la “Salzburg Card”.

Marc Quinn, Landslide in the South Tyrol – 2009. (foto Ulrich Ghezzi/Galerie Thaddeus Ropac Paris-Salzburg) Luzia Simons, Stockage – 2010. (foto Courtesy Alexander Ochs Galleries Berlino/VBK Wienn 2013) Michael Wesely, Stillebe – 2012. (foto Courtesy Galerie Fahnemann Berlin/VBK Wien 2013)

www.lineadombra.it

www.museumdermoderne.at/en/