Tweet

 


 

| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO | RENDEZ VOUS | ASTERISCHI |
| VARIAZIONI D'AUTORE | PHOTO TIME | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | RITRATTI DI ARTISTA | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

 

 

clicca sulle miniature
per ingrandirle

Scarica l'articolo in PDF

Articoli pubblicati
nella stessa rubrica


Lo Scienziato
e il suo incontro
con gli astri

La Vergine e il Leone

Un Leone e un Sagittario

The King and the Queen

Gli scrittori preferiscono
le bionde...

Da quali stelle
siamo caduti? ...

Aurore e George

The Voice and the Shape

La persistenza dell’amore

Un anno da Re

Il Vagabondo

La Regina di Hollywood

Frank Lloyd Wright,
l’architetto della natura

Il valore dell’altro

Una stella del mattino

99 anni dopo...

Lo Scorpione e il Gattopardo

Armonia di colori

L'infinita ricerca della natura

Gli occhi blu più famosi
di Hollywood

Un genio tra scienza
e umanesimo

Due arieti e cinque Oscar

Uno straordinario viaggio
lungo trent’anni

La magia della cucina

Bogie & Baby

Nannetto e Nannarella

Martin Scorsese e Romy Schneider: due modi di amare

Essere e amare

Occhi di gazzella,
sorriso di bambina

2013: l'Anno del Serpente

Ritratto di famiglia

Sua Altezza, la Diva

Hello, Barbra!

Lo scienziato dei due mondi

L’ultimo degli onesti

Il pittore delle isole

Agatha ed Ernest,
il mistero e l'avventura

Il Re e il Musicista

La verità obliqua


 

 

 

 

 

L’Ascendente in Sagittario: Coco Chanel


dell’Astrologa Martina

L’Ascendente, ossia il segno zodiacale che al momento della nascita si trova in ascesa all'orizzonte, è di fondamentale importanza, perché rappresenta la “maschera” che s’indossa per gli altri, e determina l’apparenza, lo stile con cui si viene identificati. Con l’Ascendente in Sagittario troviamo una delle donne più celebri del Novecento, una vera icona nel mondo della moda: Coco Chanel.

* * * * *

Gabrielle Bonheur Chanel in un'immagine del 1928. Il telefono, quella mattina, squillò prima del solito, al pianterreno del lussuoso palazzo al 31 di Rue Cambon, a Parigi. Rispose, come sempre, una delle segretarie: "Henri, sei tu?", esclamò, con la certezza di non sbagliare, "Sì, sono io, Jacqueline, volevo avvisarti che Mademoiselle è appena uscita..." Jacqueline ringraziò il concierge dell'Hotel Ritz e si diresse a un armadietto dal quale estrasse un grande flacone, che recava la celebre etichetta "Chanel n. 5".

Nel momento in cui la porta d'ingresso del palazzo si apriva per lasciar entrare la sua proprietaria, Jacqueline aveva terminato di vaporizzare l'atrio e la grande scalinata a specchi con l'essenza preferita dalla sua creatrice. Come tutte le mattine, solo l'ombra di un sorriso comparve sul volto severo di Gabrielle Chanel, che tutto il mondo conosceva e ammirava come 'Coco', un nomignolo che le derivava da una canzone che aveva eseguito spesso al tempo in cui, giovanissima, si esibiva nei café-chantant parigini per arrotondare le magre entrate di modista. Coco Chanel, la Mademoiselle della moda per antonomasia, era un'icona vivente, protagonista di un successo planetario nella haute couture raggiunto a prezzo di grandi sacrifici e duro lavoro.

La sua vita era stata difficile fin dall'inizio, fin da quando, ancora bambina, rimase orfana della madre e il padre, un venditore ambulante, decise di chiuderla in orfanotrofio gestito da suore assieme ai suoi quattro fratelli. Gli anni trascorsi nell'istituto religioso furono per lei l'occasione di imparare i rudimenti del cucito, mentre il color nero degli abiti monacali e le decorazioni degli ambienti dell'orfanotrofio e della Chiesa dove ogni mattina veniva condotta per assistere alla Messa, rappresentarono la fonte d'ispirazione principale delle sue prime creazioni come stilista.

Il libro firmato dalla scrittrice e psicanalista Claude Delay confidente di Coco, Lindau 2012 Collana Le comete. Il mondo di Coco Chanel, la vita della grande stilista raccontata dalla sua intima amica e biografa ufficiale Edmonde Charles-Roux, Thames & Hudson 2005. Tre abiti in jersey creati da Coco Chanel, illustrazione pubblicata sulla rivista Les Elegances parisiennes nel 1917.

L'attrice Audrey Tautou nei panni di Coco Chanel nel film biografico Coco avant Chanel  diretto da Anne Fontaine nel 2009. (foto Warner Bros) Una sala della mostra dedicata a Coco Chanel allestita all'ArtScience Museum Marina Bay Sands di Singapore dal titolo The Little Black Jacket, visitabile fino al 1° gennaio 2014.

Grazie alla sua creatività, alla sua ferrea determinazione e al sostegno, anche economico, di alcuni degli uomini che attraversarono la sua vita, Coco Chanel seppe completare la sua scalata che dall'orfanotrofio la portò fino alla celebrità, alla ricchezza e soprattutto a trasformare il suo marchio in un sinonimo di stile universale. Il suo gusto infallibile, la sua audacia nelle scelte e il suo spirito ribelle le consentirono di creare abiti, profumi, gioielli, sempre connotati da un tocco inconfondibile, un misto di eleganza naturale, semplicità e modernità che liberò le donne dagli orpelli e le costrizioni dell'alta moda precedentemente in voga e le vestì di linee fluide come quelle dell'intramontabile tubino nero. "Prima di uscire, guardati allo specchio e togli qualcosa", era la sua imprescindibile regola, che amava ripetere a chiunque le chiedesse di esprimere un parere sull'outfit più adatto da indossare nelle diverse occasioni d'uso senza apparire volgare. Il 'troppo', l'eccesso, non si addicevano assolutamente a una donna raffinata, meglio "lavorare per sottrazione".

I suoi abiti erano creati da Chanel all'insegna della comodità, il concetto di eleganza per lei si sposava con il rigore formale e l'essenzialità. Introdusse l'uso di stoffe morbide e versatili come il jersey e di colori opachi e definiti come il nero, che lei amava sopra ogni altro e che svincolò dall'uso restrittivo che fino ad allora se ne era fatto, il bianco, il blu orizzonte e alcune tonalità di beige. Coco Chanel operò una vera e propria rivoluzione nel mondo della moda, lanciando capi e accessori tuttora ritenuti classici intramontabili, veri 'must have': furono un trionfo il suo celeberrimo tailleur con la giacchina corta, indossato da attrici e aristocratiche, la borsetta 2.55, dalla tracolla in metallo ispirata alle catene portachiavi dei custodi dell'orfanotrofio, il profumo Chanel n. 5, il primo di sintesi, che lei scelse e numerò dopo aver scartato le prime quattro essenze che le furono proposte dal profumiere dello Zar, cui aveva commissionato un profumo che "sapesse di donna e non di rosa". Anche dal mondo dell'abbigliamento e degli usi maschili Chanel trasse ispirazione: riuscì a far indossare alle donne i pantaloni come capo alternativo alla gonna e introdusse la moda dei capelli corti, 'alla maschietta', dopo essere stata costretta a tagliare i suoi, bruciati dalla fiamma di un fornello.

Sagittario, segno zodiacale ascendente di Coco. Leone, segno zodiacale di nascita di Coco Chanel.

La straordinaria parabola di Coco Chanel fu guidata da un carattere ottimista, ambizioso e creativo, caratteristico dei nati, come lei, con ascendente Sagittario. Questi ultimi, entusiasti e avventurosi per natura, spesso fanno progetti grandiosi, e li perseguono con una convinzione che a volte rischia di tradursi in delusione se i risultati si dimostrano inferiori alle attese. Non è però certamente questo il caso di mademoiselle Coco, che anzi soleva dire: "non mi pento di nulla nella mia vita, eccetto di quello che non ho fatto".

Anche quando nel 1954, dopo una lunghissima pausa di inattività, decise già ultrasettantenne di riaprire la Maison Chanel, nonostante le perplessità iniziali e l'accoglienza tiepida della stampa e della clientela presenti alla prima sfilata, che lei seguì di nascosto seduta sulle scale del suo atelier, alla fine il risultato fu sempre lo stesso che aveva accompagnato il suo lavoro prima della Seconda Guerra Mondiale: un trionfo. Coco Chanel morì nel sonno, ottantasettenne, nella camera che occupava da anni al Ritz di Place Vendome assieme al suo adorato cagnolino. Era domenica, l'unico giorno della settimana che lei non dedicava mai al suo lavoro.