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A settanta anni dalla morte del grande artista russo

di Eugenia Sciorilli


Una sala della mostra al Guggenheim Museum di New York. Protagonista indiscusso del panorama artistico del Novecento, Vassily Kandinsky muore settanta anni fa in un sobborgo di Parigi, Neuilly-sur-Seine, dopo aver vissuto e operato per dieci anni nella Ville Lumière. Il Guggenheim Museum di New York gli rende omaggio con la mostra “Kandinsky in Paris 1934 – 1944”, che rimarrà aperta al pubblico fino al 23 aprile prossimo. È un’occasione preziosa per ammirare oltre 150 opere di Kandinsky, che gli organizzatori hanno riunito insieme in un’eccezionale antologica attingendo dalla collezione permanente del museo.

Riconosciuto come il creatore dell’arte astratta, Vassily Kandinsky nasce a Mosca il 4 dicembre 1866. I confini della Russia, però, gli stanno stretti: comincia a viaggiare in tutta Europa (l’Italia è una delle sue tappe) per poi fermarsi nel 1908 a Murnau, in Alta Baviera, dove sceglie di vivere insieme alla pittrice Gabriele Münter. Proprio in quella che viene chiamata la “Russenhaus” (la casa dei russi) la pittura astratta muoverà i suoi primi passi prima di conquistare il mondo e rivoluzionare il cammino dell’arte.

Accompanied Contrast, 1935. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Violet-Orange, 1935. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Dominant Curve, 1936. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Capricious Forms, 1937. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris)

Come il titolo della mostra fa intuire, “Kandinsky in Paris” al Guggenheim di New York presenta ai visitatori i passaggi finali della sua vicenda artistica. Dopo che il regime nazista gli ha impedito di proseguire la sua attività definendola “arte degenerata” e togliendogli anche il posto di insegnante chiudendo il Bauhaus di Berlino nel 1933, Kandinsky si vede costretto a lasciare la Germania. Si trasferisce così in Francia, e dà un nuovo impulso alla sua creatività, entrando in una nuova fase pittorica. È di quest’ultimo periodo la sua predilezione di tinte più tenui per i suoi quadri, rispetto ai colori primari che hanno caratterizzato le opere dei decenni precedenti: quasi un ritorno alle sue origini russe.

Yellow Painting, 1938. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Around the Circle, 1940. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Moderation, 1940. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Vertical Accents, 1942. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris) Fragments, 1943. (foto Guggenheim Museum/ARS New York/ADAGP Paris)

La personalità di Kandinsky, tuttavia, non si mescola mai con il milieu artistico parigino, preferendo restare ancorata alle profondità e altezze della propria vena creativa. Non dimentichiamoci, del resto, che questo straordinario pittore è stato anche un intellettuale estremamente raffinato, con una grande passione per la musica e il teatro. Il suo celebre saggio “Lo spirituale nell’arte” ce lo indica come maître à penser di raro talento. In una pagina di quel testo, scritto nel 1911, si legge: “La vera opera d’arte nasce in modo misterioso, enigmatico, mistico dall’artista. Separatasi da lui, acquista una vita autonoma, una personalità, diventa un soggetto indipendente, che ha un proprio respiro naturale e che conduce anche una vita materiale reale, un essere”.

Colpisce il fatto che questa percezione dell’arte da parte di Vassily Kandinsky si attagli così tenacemente alla sua opera: i dipinti da lui firmati non soltanto ci appaiono immortali, ma sono in grado di emozionare le generazioni di oggi con uguale intensità rispetto a quelle passate. Non è un caso che la mostra ospitata al Guggenheim di New York rappresenti una calamita per tutti gli appassionati d’arte.

www.guggenheim.org