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L'atteso film "The Butler" e altre interessanti novità sugli schermi

di Enrico Cerulli

Il 2014 inizia con un mese di gennaio ricchissimo di novità al cinema, noi vi segnaliamo quelle che veramente vale la pena di vedere. Iniziamo con i film d’oltreoceano e vi diciamo subito che più avanti dedicheremo una recensione a The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca, di Lee Daniels, con protagonista Forest Whitaker. È la storia di Eugene Allen, un afroamericano di umili origini che lavorò come maggiordomo alla Casa Bianca per ben trentaquattro anni e conobbe sette presidenti. La nostra seconda scelta è The counselor – il procuratore, thriller di Ridley Scott con un cast di stelle di Hollywood come Michael Fassbender, Brad Pitt, Javier Bardem, Cameron Diaz e Penelope Cruz. Seguono Last Vegas, commedia di Jon Turteltaub con i quattro “arzilli vecchietti”: Robert de Niro, Morgan Freeman, Michael Douglas e Kevin Kline e Il grande match di Peter Segal, altra commedia in cui due vecchie glorie del pugilato (Sylvester Stallone e Robert de Niro) si fronteggiano per l’ultima volta. Come film di animazione consigliamo Capitan Harlock 3D di Shinji Aramaki basato sull’omonimo manga di fantascienza, da cui fu tratta una popolarissima serie di cartoni animati, trasmessa in Italia negli anni ’80.

In ultimo la grande sorpresa di questo mese è Il capitale umano di Paolo Virzì, che si cimenta con un thriller, non privo di un certo umorismo nero, ambientato nella provincia del Nord Italia, un affresco dell’attuale situazione economica e sociale del nostro paese. Interpreti sono alcuni dei migliori attori del panorama nazionale: Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni e Luigi Lo Cascio.

La locandina italiana di The Butler Un maggiordomo alla Casa Bianca. Michael Fassbender e Brad Pitt in una scena de The counselor – Il procuratore. (foto 20th Century Fox) I quattro Premi Oscar Morgan Freeman, Michael Douglas, Robert De Niro e Kevin Kline, nell'immagine emblematica del film Last Vegas. (foto Universal Pictures)

Sylvester Stallone e Robert De Niro sulla locandina de Il grande match. Spettacolare animazione in 3D per il film Capitan Harlock. (foto Key Films/Lucky Red) Cast di tutto rispetto per Il capitale umano, film diretto da Paolo Virzì.

 

La storia di un popolo attraverso un uomo


Il regista Lee Daniels ha voluto raccontare la storia del movimento per i diritti civili e per l’emancipazione degli afroamericani negli Stati Uniti attraverso la vita del maggiordomo Cecil Gaines. Si è inspirato alla vera vita del maggiordomo di colore Eugene Allen, che lavorò per ben trentaquattro anni alla Casa Bianca, servendo ben otto presidenti. All’inizio del film vediamo il piccolo Cecil, in una piantagione di cotone della Georgia, perdere precocemente il padre a causa della violenza inaudita e ingiustificata del suo padrone bianco; come parziale risarcimento gli viene regalata una Bibbia e soprattutto la possibilità di diventare un “negro di casa”, un addetto alle faccende domestiche.

Divenuto adolescente Cecil abbandona la piantagione dove ha sempre vissuto per cercare fortuna altrove e dopo anni di lavoro ed esperienza diventa cameriere in un lussuoso hotel di Washington, in questa città conosce la moglie Gloria da cui ha i due figli, Louis e Charlie.

La svolta nella sua vita di maggiordomo succede quando dei ricchi bianchi nell’hotel in cui lavora si accorgono della sua bravura e soprattutto del fatto che, pur parlando di questioni razziali in sua presenza, in termini piuttosto spicci, lui continui imperturbabile a servirli!.. Cecil viene quindi chiamato dal capo del personale della Casa Bianca che constatata la sua assoluta indifferenza alla politica, lo assume, ma a metà della paga di un bianco.

Da qui in poi il contatto quotidiano con i presidenti da parte di Cecil (Eisenhower, Kennedy, Lyndon B. Johnson, Nixon, Reagan), è l’occasione per mostrarci tutti i piccoli, ma continui passi con cui è stata costruita l’uguaglianza (almeno dal punto di vista formale) fra bianchi e neri negli Stati Uniti. Parallelamente suo figlio maggiore, Louis, diventa un attivista, si iscrive alla Fisk, la prima istituzione universitaria riservata agli afroamericani ed entra in contatto con le frange più estreme del movimento, le Black Panthers, per poi discostarsene. Invece il figlio minore Charlie, più ingenuo, si arruola come volontario per il Vietnam, dove troverà la morte.

Al contrasto tra le idee del padre, a dir poco moderato, e quelle del figlio si aggiungono anche incomprensioni e problemi di coppia tra Cecil e la moglie Gloria.

Il tutto si ricompone verso la fine del film, in cui Cecil, sempre più vecchio si riconcilia con la moglie e il figlio, assieme al quale, ormai in pensione, assiste commosso alla elezione del primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti, Barack Obama.

Molti hanno criticato questa pellicola per un’eccessiva retorica, o per un buonismo che in fondo non c’è. Le figure dei presidenti non sono poi così edulcorate (Nixon ad esempio: alcolista e labile è piuttosto verosimile), ed in particolare il loro interesse alla questione razziale che era piuttosto strumentale (la preoccupazione per le continue e sanguinose rivolte dei neri) e non intimamente sentito, ci sembra correttamente rappresentato. L’”educazione al servire”, all’essere subalterni rispetto ai WASP, con cui venivano formati fin dall’infanzia gli afroamericani è assolutamente ben evidenziata.

Un altro aspetto importante, inconsapevolmente, è stato giustamente rimarcato dal regista e dallo sceneggiatore Danny Strong nel film: la profonda cristianizzazione a cui sono stati sottoposti gli africani d’America, che a parere di chi scrive è forse l’ultima, sottile, ma resistentissima catena a cui sono sottoposti.

In ultimo un giudizio più che positivo esprimiamo per la prova di Forest Witaker, attore già affermato e per Oprah Winfrey, star della TV americana, che qui si è cimentata in un ruolo a lei piuttosto congeniale.