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Un libro una città : Efeso

"Frammenti e testimonianze”
di Eraclito di Efeso (Carabba)

di Bruga

 

Frammenti e testimonianze di Eraclito nell'edizione di Carabba Editore. Efeso, meraviglia archeologica. Bisogna ritornare ai nostri studi classici, col libro del filosofo Eraclito, o magari alla lettura del Nuovo Testamento (con le lettere di San Paolo agli Efesini, che dettero vita a una delle più grandi comunità cristiane delle origini), per avere un’idea della grandezza di questa metropoli dell’Asia Minore … Ma se vi ci recate in visita, mettete in conto un’intera giornata e forse anche qualcosa in più, perché si tratta di un concentrato di bellezza che può sfidare Pompei o i Fori Imperiali di Roma, in termini di quantità e di qualità delle cose da ammirare. Era infatti il centro più importante dell’Anatolia in epoca romana, e nonostante invasioni e distruzioni conserva tracce evidenti della sua grandezza. Qui si trovava il Tempio di Artemide, una delle Sette Meraviglie del Mondo, e In epoca romana la città divenne capoluogo della provincia d’Asia, con circa 200.000 abitanti.

Particolare della facciata della Biblioteca di Celso edificata in età traianea a Efeso. (foto Bruga) Portale del Tempio di Adriano a Efeso.(foto Kitkatcrazy) Pitture murali e pavimenti a mosaico delle case terrazzate su Via dei Cureti a Efeso. (foto Bruga) Copia romana della statua della dea Artemide conservata al Museo di Efeso situato nella vicina Selcuk. (foto Bruga)

Efeso non esiste più se non come sito archeologico, sulla costa occidentale turca, una settantina di chilometri a sud di Smirne e a pochi chilometri da una cittadina, peraltro interessante, chiamata Selçuk. E’ lì che si può far tappa per poi recarsi a prima mattina verso gli scavi, dove – armati di almeno un paio di litri di acqua, se andate in estate – si può cominciare la visita. L’area archeologica è ben tenuta e in certi punti anche ombreggiata da una pineta, ma certo bisogna camminare e stare in piedi per ore, se si vuole cogliere appieno la vastità e la bellezza di opere come la Biblioteca di Celso. Ma nel corso del giro troverete teatri e bassorilievi, fontane e bagni pubblici, terme e stadi, piazze e viali: insomma, tutto quello che duemila anni fa rendeva ricca e famosa una città. Da non trascurare il Museo, che si trova però nel centro di Selçuk, e dovrebbe aver riaperto da poco dopo una serie di lavori. Va detto che molti reperti di Efeso ora si trovano a Vienna, nel “Museo di Efeso” che fa parte del complesso del Kunsthistorisches Museum . Furono portati in Austria durante gli scavi degli archeologi di quel paese, fra il 1895 e il 1906. Se andate sul sito del museo, che trovate a questo indirizzo: www.khm.at/en/visit/collections/ephesos-museum, potrete fare una bella visita virtuale, in attesa magari di recarvi di persona nella capitale austriaca.

Il sito della Basilica di San Giovanni Apostolo costruita nel VI secolo durante l'impero di  Giustiniano I. (foto Bruga) La fortezza ottomana di Selcuk. (foto Bruga)

Veduta del porto turistico di Bodrum. (foto Bruga) Il Castello San Pietro dei Cavalieri Ospitalieri. (foto Bruga) Particolare della torretta di avvistamento del Castello San Pietro. (foto Bruga)

Il mare di Bodrum dal cammino di ronda del Castello San Pietro. (foto Bruga) Spugne naturali, fondamentale commercio per lo sviluppo economico del villaggio. (foto Bruga)

Dopo le fatiche archeologiche, un po’ di chilometri in auto verso sud, fino a Bodrum, l’antica Alicarnasso (patria di Erodoto), oggi rinomata località balneare dove avrete l’imbarazzo della scelta fra alberghi, villaggi, caicchi e così via. Da non perdere, al centro della cittadina, un bel castello che ospita anche sale di esposizione con i reperti recuperati nei fondali della zona. Tutto cominciò nel 1403, quando i cavalieri di Rodi (Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme) edificarono sopra l'antica cittadella un possente castello, cui dettero il nome di San Pietro, da cui deriva il nome dell'attuale Bodrum (dal latino Petreum, o Petronium). La costruzione e il costante rafforzamento dell’opera continuarono per oltre un secolo, finché nel 1522 dopo un lungo assedio furono costretti a capitolare davanti a Solimano il Magnifico.

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