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Tappa nel quartiere romano Monti, alla scoperta di buoni indirizzi

Dove il Commendator Domenico Sputo scriveva le sue poesie...

 

di Max D’Addezio *

La Fontana dei Catecumeni in Piazza della Madonna ai Monti. (foto Soprintendenza di Roma) L'angolo di piazza della Suburra ornato dall'emblema del quartiere più antico di Roma. (foto Federico La Branca) Lo stemma dei tre colli nella fontana rionale posta in via San Vito. (foto Galzu) Quando mi è balenata in testa l’idea di completare il mio cammino professionale aprendo un posto di nuova fattura e nuova concezione, due erano le aree di Roma che avevo individuato come papabili per l’idea che avevo in testa, Pigneto e Monti, se vogliamo molto simili in quanto a clientela ma molto molto distanti a livello di storia e architettura.

Monti ha come confini via Cavour a sud, via Nazionale a nord, a est Santa Maria Maggiore e ad ovest i Fori Imperiali, e secondo me ancora interpreta quella Roma dei vicoli delle canzoni di Lucio Dalla, e che andremo a visitare con un po’ della mia esperienza da bon vivant quale cerco di essere, per le strade appunto di questa piccola cittá nella cittá.

La gustosa tartara di Temakinho. (foto Temakinho) L'interno dell'Antico Forno ai Serpenti. (foto Antico Forno) L'ottocentesca bottiglierie Ai Tre Scalini in via Panisperna. (foto Ai Tre Scalini)

Iniziamo il nostro tour gastronomico da Temakinho, ultimo arrivato in ordine cronologico (all’inizio di dicembre 2013) in via dei Serpenti 16 (sorto sulle ceneri del decennale Fish), che altro non è se non un ristorante nippo-brasiliano la cui cultura culinaria trae la sua origine storica in Brasile, dove vive una enorme comunità giapponese arrivata tra l’inizio del ventesimo secolo e la fine della seconda guerra mondiale, che stabilendosi nella nazione della samba ha dato origine ad una cucina capace di mantenere la tipica leggerezza giapponese fusa con i colori e i sapori decisi dell’interpretazione brasilenha!

Seconda tappa obbligata è l’Antico Forno ai Serpenti, in via dei Serpenti 122, che dalla mattina alla sera è una parte fondamentale dell’anima del quartiere, prima come panificio, poi come pranzo e ancora come aperitivo e ancora non solo bottega di bontà per il palato ma anche per la mente che può ristorarsi con del jazz o prendendo lezioni di tango, sempre nello spazio interno della bottega.

Prendere un bicchiere di vino in via Panisperna 251 ai Tre Scalini poi, è un istituzione che dura da più di un secolo e quando ci si va d’estate è consuetudine prendere il calice dentro e berlo fuori, proprio seduti sui tre scalini sotto un’elegante pergola naturale intrecciata da madre natura con le foglie di vite americana.

Voglia di bollicine? Fame di cose buone da mangiare seduti? La Barrique in via del Boschetto 41b, e non dico niente di più! Anzi sì, la dico qualcosa in più, Buoni Bravi e Semplici.

E invece volete seriamente fare un salto nel passato e d entrare in una vera trattoria, che è rimasta tale in barba alla smania di eleganza che ha subito tutta l’area intorno? Allora tutti a La vecchia Roma, in via Leonina 10, ad assumere carboidrati senza vergogna, come gricia, carbonara e amatriciana: daje!

Proseguendo su via Leonina si sfocia su via Urbana, che ad oggi io trovo che sia il posto più amabile di Roma, con piccoli bistrot, ristoranti, biobar, spazi espositivi, una scuola di cucina in vetrina e due meretrici (dalla concezione del termine di Niccolò Tommaseo) alla fine della via che volenti o nolenti sono anche loro una sorta di “concept store”.

Prelibatezze di pesce crudo al ristorante giapponese Hasekura. (foto Hasekura) La sala interna del ristorante indiano Maharaja. (foto Mahraja)

Due sono a Monti i fondamenti della cucina non italica: Hasekura, che si occupa del Giappone, e Maharaja, che ci porta l’India.

Hasekura, via dei Serpenti 27, è uno dei pochissimi ristoranti a Roma che vanta di essere gestito da giapponesi (e non cinesi pocodo-pocodo), in questo caso mamma e figlio che dilettano il pubblico astante con manicaretti nipponici in un ambiente piacevole e rilassante.

Maharaja, via dei Serpenti 124, con un servizio attento e cortese ti fa fare una veramente buona esperienza gastronomica indiana: consigliato da bere il Lassi, bevanda tipica indiana a base di fermenti lattici e frutta, oppure Gin Tonic! Da notare che in una traversa di Piazza Vittorio c’è un take away di Maharaja altrettanto divertente ma decisamente più spartano.

Concludo dicendo che andare a Monti per passare una serata in un locale è comunque solo una scusa per poi potersi immergere in un posto senza tempo dove si riscopre una città vivibile e ispiratrice, capace di farti vivere ancora una volta una sera dei miracoli.

Salute!

 

* Patron del Wine Bar Co.So. Cocktails & Social nel quartiere romano Pigneto (via Braccio da Montone 80).