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Un libro una città: Belgrado

“Millennio a Belgrado” di Vladimir Pistalo (Gremese)

di Bruga


La copertina di Millennio a Belgrado, Gremese 2010. Millennio a Belgrado” è un libro che ripercorre la storia recente della Jugoslavia, della Serbia e della capitale di entrambe, con tutti gli aspetti drammatici che hanno pesato fortemente anche sullo sviluppo urbanistico di Belgrado. Non sempre in modo negativo, tra l’altro: le vicende storiche degli ultimi sei o sette secoli , per esempio, hanno regalato alla città un bellissimo e vastissimo castello, corredato di ampie zone verdi sia al suo interno che all’esterno. L’area della Fortezza rappresenta per la capitale serba il polmone verde, quello che Villa Borghese è per Roma o il Central Park per New York: il luogo ideale per portare i bambini a giocare o per dare appuntamento alla fidanzata. Ma la Fortezza è anche il riferimento per i nazionalisti, che possono ammirare il Museo Militare ospitato in alcuni bastioni, e perfino per i fedeli della Chiesa ortodossa, che sulle pendici del colle, scendendo dal castello verso il Danubio, trovano due chiese affiancate, una delle quali abbastanza suggestiva e arricchita da una fonte considerata santa.

Affacciandosi dai bastioni del castello, la prima cosa che si ammira è il lungofiume: zona nella quale, al primo accenno di bel tempo, i belgradesi si riversano con piacere, perché è un’area che permette di pedalare su una lunga pista ciclabile, di mangiare nei locali galleggianti, di frequentare campi da tennis e altri impianti sportivi (la Serbia è terra non solo di cestisti e calciatori, ma anche di grandissimi tennisti!) . Non solo, ma oltre che dal Danubio Belgrado è bagnata dalla Sava, che nel primo confluisce, rendendo ancor più spettacolari le vedute del fiume, sia dalla riva che dall’alto dei bastioni. Sempre che non ci sia troppa foschia…

Resti delle antiche mura della Fortezza. (foto Bruga) La Porta sud-est. (foto Bruga) La Torre dell'osservatorio. (foto Bruga) Il Vincitore, statua in bronzo realizzata da Ivan Mestrovic nel 1928. (foto Bruga)

L'Istituto per la Protezione dei Beni Culturali di Belgrado. (foto Bruga) Veduta parziale dalla Fortezza. (foto Bruga) L'edificio dell'Ambasciata di Francia. (foto Bruga)

Una elegante dimora dell'alta borghesia belgradese di fine Ottocento. (foto Bruga) Particolare dell'edificio dell'Accademia Serba delle Scienze e delle Arti. (foto Bruga) La facciata della prima Cassa di Risparmio Croata attualmente parte dell'Accademia delle Scienze e delle Arti. (foto Bruga)

L'ingresso principale dello Zepter Muzej. (foto Bruga) Il moderno quartiere di Bezanijski Blokovi nella municipalità di Novi Beograd.

A un certo punto del percorso lungo il fiume, vedrete delle vecchie installazioni portuali: era il porto fluviale, ora in via di rapido cambiamento. L’approdo per le navi che effettuano crociere lungo il Danubio è stato rimodernato, mentre i vecchi magazzini, dopo anni di abbandono, sono ora quasi tutti stati riconvertiti in ristoranti alla moda, per lo più di cucina italiana o spagnola.

Risalendo verso la città, proprio di fronte all’entrata “urbana” della fortezza (che si trova al termine della lunga elegante via pedonale citata nel precedente articolo, la Kneza Mihailova), non dimenticate di dare un’occhiata al bellissimo edificio liberty di colore bianco che ospita l’ambasciata della Francia.

Quel tipo di raffinata decorazione ricorre in tantissime facciate di edifici belgradesi: magari rovinati dal tempo, magari ingrigiti dallo smog e dall’incuria, ma interessanti come anziane dive del muto, che rivelano un’antica bellezza nonostante le rughe. In molti casi, stando attenti ai ricordini dei cani…, vi converrà guardare le facciate a qualche metro di altezza, per scoprire quei dettagli architettonici affascinanti che abbiamo sintetizzato in alcune delle foto che corredano l’articolo.

Anche questo giro, come quello descritto nel precedente articolo, si può fare a piedi. Se invece volete fare un salto sull’altra riva, a vedere i grattacieli di Novi Beograd o, ancora un po’ oltre, le decine di ristoranti sul lungofiume di Zemun, dovete prendere un taxi ( economico) o un autobus (ancora più economico). Anche in questo caso, la cosa è più semplice del previsto e dimostra l’efficienza del trasporto pubblico, decisamente superiore alla media italiana pur costando la metà ( un biglietto si paga circa 60 centesimi di euro). Anche vitto e alloggio, come vedremo nella prossima puntata, sono a buon mercato, e hanno fatto di Belgrado una meta di turismo giovanile e low cost, che da vari anni registra costanti aumenti delle presenze.

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