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Ritratto astrale di Claude Monet, protagonista dell'Impressionismo

 

dell’Astrologa Martina


In questo numero di travelcarnet.it vi proponiamo il ritratto astrale del grande pittore impressionista Claude Monet, nato sotto il segno dello Scorpione.

* * * * *

Claude Monet nel 1899 in un ritratto del fotografo Nadar. (foto Fondation Claude Monet) «Figuriamoci, il Charivari è un giornale satirico, caustico! Cosa vi aspettate che ci sia scritto? E poi quel Leroy, lo conosciamo bene!»

«Come se gli altri ci avessero trattato meglio. Hai letto, no? L’unico che salvano un po’ è Pierre-Auguste; noialtri, ci trattano tutti da imbrattatele. Dai, leggi, vediamo cosa ha scritto questo qui».

«Allora, ecco qua: “Oh, fu davvero una giornata tremenda quella in cui osai recarmi alla prima sul boulevard des Capucines assieme a Joseph Vincent, paesaggista, allievo di Bertin, premiato sotto diversi governi…”»

«Certo noi premi dal governo non ne riceveremo! E poi questo Vincent, chi l’ha mai sentito?»

«Ma no, non è mai esistito, è un espediente per descrivere l’effetto che farebbero i nostri quadri a un pittore “vero”, no? Ecco, Claude, ora parla di te: “Che cosa rappresenta questa tela? Guardiamo il catalogo:

Impressione, sole nascente’. Impressione, ne ero sicuro. Me lo dicevo, perché ero rimasto impressionato, che ci dev'essere dell'impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell'esecuzione! Una carta da parati non finita è più curata di questo dipinto”. Per questo nel titolo dell’articolo ci chiama Impressionisti, perché facciamo impressione!»

«Beh, a me Impressionisti piace. Che ne dite? Potremmo chiamarci davvero Impressionisti, no? In fondo, non è quello che facciamo, cogliere l’impressione fuggente che ci lascia un paesaggio?»

Da quell’articolo del 25 aprile 1874 nacque dunque il nome del movimento pittorico forse più fortunato della storia, il cui più noto esponente è proprio l’autore di quel quadro, Impression: soleil levant, che tanto aveva disgustato Louis Leroy: il giovane e allora sconosciuto pittore Claude Monet.

Nato a Parigi ma presto trasferitosi con la non troppo benestante famiglia a Le Havre, Monet aveva dovuto faticare per seguire la sua vocazione alla pittura. Privo dei mezzi necessari per frequentare un’accademia prestigiosa, si era associato ad altri giovani artisti come Camille Pissarro, Alfred Sisley e Pierre-Auguste Renoir, tutti interessati alla pittura en plein air, cui Monet era stato avviato dal suo primo maestro Eugène Boudin. Questo tipo di pittura rifuggiva dall’atelier per ricercare l’immediatezza e la freschezza del tratto consentite dalla rappresentazione immediata del soggetto, specialmente paesaggi, direttamente sul posto; gli impressionisti la coniugarono con uno stile che anziché alla riproduzione minuziosa di un’immagine realistica puntava a cogliere appunto l’impressione sensoriale che essa produceva nell’osservatore, fortemente dipendente anche dalle condizioni atmosferiche e di luce, dall’ora e dalla stagione, tutti elementi che nel lavoro in studio sbiadivano e si perdevano.

Il Palais de l'Industrie a Parigi in un'immagine di Edouard Baldus, il palazzo fu sede del Salon des Refusés, mostra autorizzata da Napoleone III nel 1863. L'Atelier Nadar al civico 35 di Boulevard des Capucines a Parigi che nel 1874 accolse la prima vera mostra degli Impressionisti. Claude Monet nell'atelier al pianoterra della sua casa di Giverny. (foto Fondation Claude Monet) Monet nel suo giardino a Giverny. (foto Fondation Claude Monet)

Il successo però, proprio per la “sovversività” del nuovo movimento, giunse solo gradualmente, e le difficoltà economiche per Monet continuarono ancora per anni, mentre la vita privata lo sottopose al grande dolore della perdita dell’amatissima moglie Camille appena trentaduenne, che Claude ritrasse sul letto di morte in un drammatico dipinto.

Rimasto vedovo, Monet si legò ad Alice Hoschedé, moglie di un ricco finanziere collezionista delle sue opere, che sposerà nel 1892 dopo la morte del primo marito di lei. Alice fu tormentata da una gelosia quasi patologica nei confronti della bella Camille, che era stata modella e amante di Claude prima di diventarne la moglie nel 1870; non potendo ovviamente distruggere i numerosi dipinti in cui era stata immortalata da Monet, uno su tutti il celeberrimo ‘La passeggiata’, del 1875, non le rimase che scovare e fare in pezzi ogni fotografia che la ritraesse, nel tentativo di cancellarla dalla memoria del marito e di quanti altri la conobbero.

Claude e Alice, con i figli dei precedenti matrimoni, vissero a Giverny, in Normandia, dove Monet si dedicò a un intensissima produzione pittorica, raffigurando anche decine di volte gli stessi soggetti in diverse condizioni di luce e di tempo atmosferico: che si trattasse di stazioni ferroviarie o di cattedrali, di covoni di fieno o di ninfee, era alla continua e perfezionistica ricerca della sfumatura esatta di colore e di luce per rendere l’unicità di ciascun momento come appare al pittore. Questa stessa ricerca lo condusse a viaggiare dall’Italia alla Norvegia, da Londra a Venezia, catturandone le immagini e le atmosfere così diverse. Ormai divenuto un caposcuola, rifiutò la Legion d’Onore, ed entrò in polemica con gli stessi epigoni dell’Impressionismo, mentre la sorte non gli risparmiò il dolore della perdita della seconda moglie e dei due figli nati da Camille.

La casa di Giverny, centro dell'esistenza del grande pittore dal 1883 alla sua morte avvenuta nel 1926. (foto Fondation Claude Monet) Il ponte giapponese che Monet fece costruire lungo la passeggiata principale del Clos Normand a Giverny. (foto Fontation Claude Monet) L'ingresso del Museé des impressionismes Giverny nato nel 2009. (foto J. Faujour/Terra Foundation/MdIG)

La disciplina, la precisione e anche la metodicità che caratterizzarono il lavoro di Monet sembrerebbero derivargli dal suo ascendente Capricorno presente nella sua carta astrale; celebre l’episodio, narrato dal figlio del suo amico Renoir, di quando, durante una delle sue sessioni pittoriche alla stazione di Saint-Lazare, egli chiese e ottenne di far fermare un treno e farne caricare le caldaie con un determinato quantitativo di carbone con lo scopo di eseguire un dipinto che avesse le esatte caratteristiche di luce e colore che egli pretendeva.

Claude Monet era nato a Parigi il 14 novembre 1840, con il Sole in Scorpione, e di questo segno zodiacale egli possedeva l’intensità emotiva dello sguardo, il fascino magnetico e un po’ tenebroso e la forza di volontà ferrea.

Scorpione, segno zodiacale di Claude Monet. Il perfezionismo e l’eterna insoddisfazione per i risultati delle proprie opere probabilmente erano dovute all’aspetto di Marte in Vergine presente nel suo tema natale, mentre il senso estetico e l’amore per il bello erano sostenuti dalla presenza nel suo cielo di Venere in Sagittario. Della propria esagerata meticolosità egli ebbe a dire: “Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene”.

Per quanto riguarda gli altri aspetti del suo tema natale, nella tenacia di Monet nel perseguire gli obiettivi che si prefissava si può riconoscere una caratteristica tipica della presenza di Saturno in Sagittario, mentre il transito di Urano in Pesci è spesso associato alla creatività sul piano artistico.

La grandezza di Monet fu quella di un artista innovativo, pieno e consapevole, per certi versi anche controverso, ma talmente sicuro del proprio percorso artistico e del proprio naturale talento da dire di sé: “Io dipingo come un uccello canta”.

www.fondation-monet.com