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Un libro una città: Bucarest
«L’omino rosso» di Doina Ruşti (edizioni Nikita)


di Bruga

Il libro di Doina Rusti, Nikita Editore 2012. Anche a livello letterario la Romania contemporanea offre grandi novità, come i libri di questa e di altre scrittrici che descrivono la Bucarest attuale, con tutti i suoi pregi e difetti. Il paese, che in passato ha espresso grandi intellettuali come Mircea Eliade, Eugen Ionescu o Norman Manea, ora produce un cinema fra i più apprezzati nei festival internazionali (Cristian Mungiu, Corneliu Porumboiu e Radu Mihaileanu, tra i più noti) e una letteratura vivace e utile per capire cosa stia succedendo in questo momento.

Il turista italiano che approda per la prima volta nella capitale, quella Bucarest che prima della seconda guerra mondiale imitava Parigi per modernità e lusso, oltre che nell’impianto urbanistico progettato da grandi architetti francesi, teme magari di ritrovarsi in un paese arretrato e pericoloso. E invece le linee di metropolitana sono tante e veloci, il wifi in hotel è gratuito e ultrarapido, le zone verdi sono ampie e ben tenute, e a mezzanotte le ragazze – da sole o in piccoli gruppi – traversano le strade senza correre alcun rischio. Per giunta, tutto è assai più economico che in Italia …

Insomma, un fine settimana da consigliare a chi voglia rivedere alcuni pregiudizi, peraltro non del tutto infondati. Sembra ormai evidente – come dimostra il recente coinvolgimento della polizia rumena nelle indagini condotte in alcune città venete – che negli ultimi anni ci sia stato un inarrestabile travaso della criminalità dal paese di origine verso l’ Italia, ormai vista come un paradiso per i malviventi di tutto il mondo. Il risultato è che Bucarest, abbandonata da molti delinquenti, ora non pone particolari problemi di ordine pubblico.

Dei musei parleremo nella prossima puntata; cominciamo invece dall’opera pubblica che attira più visitatori, per la sua mole e per il fascino perverso che la circonda: il Palazzo del Parlamento (in origine, la Casa del popolo) costruito per ordine del dittatore Ceausescu e terminato dopo la sua morte cruenta (fu ucciso con la moglie nel dicembre del 1989, poco dopo la caduta del muro di Berlino). Con una superficie di 340.000 metri quadrati, è il secondo edificio più grande del mondo per estensione ed il terzo in volume. Il suo cantiere ha provocato la distruzione di un intero quartiere circostante, ed essendo costato oltre 3 miliardi di euro, ha generato un tale malcontento da fomentare in maniera decisiva i drammatici eventi che portarono alla dissoluzione del regime comunista. Eppure …

L'enorme edificio del Palazzo del Parlamento, un tempo noto come Casa del Popolo. (foto Bruga) La Camera dei Deputati della Romania. (foto Bruga)

Particolare dell'arredo di uno dei corridoi: rilievi in legno, marmi e tappeti. (foto Bruga) Un corridoio rivestito in marmo e ornato di quadri e statue. (foto Bruga) L'opera Fishing Fly dell'artista romeno Mircea Cantor. (foto Bruga)

L'ala ovest del Palazzo del Parlamento oggi sede del Mnac, Museo Nazionale di Arte Contemporanea. (foto Bruga) L'edificio in vetro annesso al palazzo costruito per facilitare l'accesso al museo. (foto Bruga) La terrazza del Mnac. (foto Bruga)

Eppure, la gente (munita di un indispensabile documento di riconoscimento) corre a visitarne quella piccola parte che, non utilizzata da Camera e Senato e neanche dal Museo di arte contemporanea, è aperta al pubblico. I turisti di tutto il mondo pagano un biglietto carissimo, per rendersi conto con i propri occhi della follia di Ceausescu: decine di saloni grandi ciascuno quanto un campo di calcio o di basket, con soffitti alti 15 o 20 metri, rivestiti di marmi policromi e illuminati da lampadari giganteschi.

Solo per cambiare una lampadina o per pulire tende alte alcuni metri, si affrontano spese enormi che l’amministrazione tenta di recuperare noleggiando i saloni per matrimoni, convegni e altri eventi. Una “grande opera” visibile a distanza di chilometri, grazie alla posizione elevata su un giardino digradante verso viali di accesso a loro volta giganteschi.

Come dicevo, un angolo del quadrilatero (240 metri per 270, con oltre 3mila stanze e una novantina di metri di altezza, più altrettanti nel sottosuolo) dieci anni fa è stato messo a disposizione del MNAC, ovvero il Museo nazionale di arte contemporanea (www.mnac.ro). Il MNAC ospita mostre temporanee, raccolte fotografiche e un simpatico caffè sulla terrazza, dalla quale si gode una bella vista e ci si rende conto dello sbancamento effettuato negli anni Settanta per costruire l’edificio. Ancora migliore è la vista dal terrazzo del palazzo, al quale sono ammessi i visitatori paganti: si vede Bucarest a 360 gradi, e si capisce che siamo in una grande capitale europea con due milioni di abitanti.

www.romania.it