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Un libro un’isola: Santorini
 “Oinos. Il vino nella letteratura greca”
di Luca Della Bianca e Simone Beta (Carocci)


di Bruga

 

Oinos, il vino nella letteratura greca di Luca Della Bianca e Simone Beta, Carocci Editore. Questo libro ci riporta indietro nel tempo, ai grandi classici della letteratura greca del periodo d’oro. Dopo oltre duemila anni, la cultura del vino in Grecia è diventata un po’ meno centrale, così come la presenza del vino nella cultura…
Non a Santorini, però: nell’isola anche il turista meno attento non può non notare estese coltivazioni, caratterizzate però da una profonda differenza rispetto alle vigne italiane (non quelle di Pantelleria, che ha lo stesso problema di Santorini: il vento!). Per evitare i danni delle folate anche molto violente che in certi giorni affliggono l’isola, le viti qui sono nane, quasi infossate nella terra vulcanica, protette per giunta da una specie di cestino. Anche la vendemmia è molto faticosa, perché assomiglia più alla raccolta dei capperi e dei pomodori…

 

Particolare di un campo coltivato a pomodorini. (foto Bruga) I filari di vite della Tenuta Sigalas. (foto Bruga) I tetti azzurri delle tipiche chiesette di Pyrgos. (foto Bruga)

Un viottolo con indicatore di direzione a Pyrgos. (foto Bruga) Una sala del Museo della Civiltà contadina di Pyrgos. (foto Bruga) Ricostruzione di un'antica cucina al Museo della Civiltà contadina. (foto Bruga)

Non a caso, una delle cantine all’avanguardia, la Sigalas (www.sigalas-wine.com), ha avviato una sperimentazione con piccoli vigneti impiantati alla nostra maniera invece che con i tradizionali “cestini”. Per ora i risultati sono buoni, ma è presto per avvertirne l’impatto sulla produzione isolana. L’originalità del vigneto di Santorini è assicurata, oltre che da queste viti così particolari, dai vitigni autoctoni. Le uve bianche di Aidani o di Assyrtiko, così come quelle rosse di Mavrotragano o di Mandilaria, danno origine a vini di grande originalità, che vi converrà degustare sul posto perché difficili da trovare nel mercato italiano. E non parliamo dei deliziosi vini da dessert, sia da uve bianche (Assyrtiko e Aidani) che da Mandilaria; anche se non tutti sono concordi, una versione sull’origine del nostro Vinsanto vuole che il nome e la tipologia derivino proprio dall’isola greca, il cui pregiato “vino di Santo(rini)” qualche secolo fa sarebbe stato imitato dalle versioni nostrane.

La sala interna del ristorante Selene. (foto Bruga) Insalata verde con pomodorini, cozze, polpo e gamberetti. (foto Bruga) Trancetti di polpo alla griglia con spezie. (foto Bruga)

Purea di fave con cipolle, olive nere e una spolverata di paprika. (foto Bruga) Cavolfiori con peperoncini verdi piccanti. (foto Bruga)

Sull’isola, tra l’altro, trovate almeno un paio di interessanti Musei del vino, e restando in tema di bevande alcoliche non manca neppure una simpatica e gradevole birra artigianale che ha come simbolo il mulo. Se andate a Pyrgos, un borgo molto caratteristico al centro dell’isola, non solo vedrete chiese, panorami e vicoletti assai caratteristici, ma potrete anche provare la birra e visitare un bel museo della civiltà contadina (www.santorinimuseum.com) , annesso – e questo è il consiglio più importante – all’ottimo ristorante Selene (www.selene.gr). Il ristorante, nato nel 1986 a Fira per iniziativa di Yiorgos ed Evelyn Hatziyannakis, si è trasferito da poco in questa località meno modaiola, dove continua a proporre una cucina greca contemporanea di classe e di sostanza, ma senza lo… stress dei clienti vip e della sovraesposizione che nasceva dalla precedente location. La cena è un po’ più costosa, mentre il pranzo è assolutamente alla portata di ogni viaggiatore desideroso di provare un approccio alla cucina un po’ più sofisticato dei pur lodevoli piatti della tradizione. Che sono, come immaginate, le classiche insalate greche, le polpette di pomodori o di melanzane (quelle bianche sono tipiche di Santorini!), i purè di “fave” (un legume diverso da quello omonimo delle nostre campagne), e ancora gli spiedini di carne (souvlaki) e i pesci crudi o cotti, in questo caso alla griglia.

Il tutto con prezzi variabili, ma in genere molto invitanti: insomma, davvero una bella combinazione di natura, storia, archeologia ed enogastronomia, senza trascurare quella patina di mondanità che per qualcuno (non chi scrive…) resta comunque un gradito ingrediente della vacanza.



www.visitgreece.gr







 

 

 

 

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