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Un libro un’isola: Tasmania
"La caccia” di Julia Leigh (La Tartaruga)


di Bruga

 

Il romanzo di Julia Leigh ambientato in Tasmania, Tartaruga Edizioni. Per avere un’idea della Tasmania odierna è necessario andarci di persona, ma questo romanzo di qualche anno fa ci aiuta a ricostruire il passato anche recente dell’isola situata a sudest dell’Australia, in direzione dell’Antartide, del quale è di fatto un punto di osservazione privilegiato. Non a caso, nella capitale dello stato di Tasmania, Hobart, lungo il molo troverete un bel museo oceanografico annesso a un centro di ricerche dedicato proprio al Polo Sud, che da lì è relativamente vicino.
Isola nell’isola, dunque, grande più di Sicilia e Sardegna messe insieme, e in buona parte ancora dominato dalla natura, che qui presenta aspetti assai particolari: basti pensare alla protagonista “assente” del romanzo citato, la “tigre della Tasmania” ormai estinta da parecchi anni, o all’ancor più famoso “diavolo della Tasmania”, un marsupiale anch’esso a rischio di estinzione.

Detto che la natura domina ancora nelle vaste zone vincolate come parchi, nel resto della Tasmania troverete strade scorrevoli, vigneti ben organizzati e specchi d’acqua pieni di cigni neri, insospettabili oliveti e piantagioni di luppolo e di papaveri da oppio (per uso farmaceutico autorizzato!), ponti avveniristici e musei degni di una città scandinava … Senza contare una cucina sempre più interessante e ricca, grazia anche a materie prime eccellenti, provenienti sia dalla terra che dal mare. Non a caso, Hobart e la Tasmania sono state scelte come sedi di un evento che nello scorso novembre ha coinvolto i maggiori esponenti mondiali della critica e del giornalismo gastronomico. Tourism Australia li ha invitati a gustare la cucina e i prodotti australiani in una giornata perfettamente organizzata in ogni dettaglio e conclusa da una grande cena nel MONA, il Museum of Old and New Art fondato da un singolare mecenate a pochi chilometri dal centro della capitale (www.mona.net.au).

Un edificio ottocentesco nel centro storico di Hobart. (foto Bruga) Musicisti di strada nei pressi di Salamanca Place. (foto Bruga) La Lark Distillery, antica distilleria di Single Malt Whisky. (foto Bruga) Il Giardino Botanico, Royal Tasmanian Botanical Gardens: (foto Bruga)

Una serra del Royal Tasmanian Botanical Gardens. (foto Bruga) Il porto alla foce del fiume Derwent. (foto Bruga)

L'Istituto di Studi Marini e dell'Antartico. (foto Bruga) Una sala dell'Istituto di Studi Marini e dell'Antartico. (foto Bruga) Uno scorcio del fiume Derwent. (foto Bruga)

Coltivazioni di vite lungo il fiume Derwent. (foto Bruga) Il Mona, Museum of Old and New Art. (foto Bruga)

Un'antica voliera nella sala colazioni del Woodbrige Hotel. (foto Bruga) Cigni neri tra le specie di uccelli che popolano le acque del Derwent. (foto Bruga) Pecore di razza merinos nell'entroterra di Hobart. (foto Bruga)

Il MONA è diventato in pochi anni una delle mete più visitate dell’isola, ma non trascurate gli spettacolari Royal Tasmanian Botanical Gardens, ben organizzati e rappresentativi non solo della flora locale ma anche della biosfera antartica (www.rtbg.tas.gov.au).

Nell’entroterra di Hobart, troverete le tracce del passato dell’isola, che nel 1803 fu occupata dalla Gran Bretagna e già l’anno dopo ricevette i primi deportati: il passato carcerario rispunta un po’ ovunque, dal ristorante Ethos Eat Drink nel centro della capitale, che occupa una vecchia prigione, all’hotel a cinque stelle Woodbridge on the Derwent (il Derwent è il fiume che sfocia vicino a Hobart): situato nel piccolo comune di New Norfolk, l’edificio fu costruito dai detenuti che vivevano e lavoravano in questa cittadina che, come tante altre, nacque proprio come prigione a cielo aperto. Ora gli ospiti godono di una meravigliosa vista sul fiume, oltre che di una colazione luculliana a base di salmone della Tasmania e di altri prodotti a chilometro zero! (www.woodbridgenn.com.au).

www.australia.com/it-it









 

 

 

 

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