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 Paul Gauguin alla Fondation Beyeler,
Il Bel Paese al Museo d'Arte della Città di Ravenna

 

di Eugenia Sciorilli


Due grandi mostre possono essere motivo di un viaggio: a Basilea, per ammirare alla Fondation Beyeler un'eccezionale antologica di opere di Paul Gauguin, e a Ravenna, per visitare nelle sale del Museo d'Arte della Città di Ravenna (MAR) l'esposizione intitolata "Il Bel Paese. L'Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi".

* * *

PAUL GAUGUIN

Fondation Beyeler, Basilea, fino al 28 giugno 2015

La vision du sermon, 1888. (foto Fondation Beyeler) Bonjour Monsieur Gauguin II, 1889. (foto Fondation Beyeler) Le Christ jaune, 1889. (foto Fondation Beyeler) Autoportrait au Christ jaune, 1890-91. (foto Fondation Beyeler)

La perte du pucelagea, 1890-91.  (foto Fondation Beyeler) Parau api, 1892. (foto Staatliche Kunstsammlung Dresden/Fondation Beyeler) Rupe Rupe, 1899. (foto Pushkin Museum Moscow/Fondation Beyeler)

Straordinario pittore, Gauguin, ma anche scultore e ceramista. Il suo sublime percorso artistico è presentato attraverso circa cinquanta capolavori provenienti da celebri musei e collezioni private di tutto il mondo. Ci sono i suggestivi panorami bretoni e gli sfavillanti scenari esotici della Polinesia, dove Gauguin volle andare a vivere lasciando dietro di sé i ritmi della civiltà europea. Ha dichiarato Sam Keller, direttore del museo: "Non solo come artista, ma anche come uomo Gauguin fu una personalità affascinante". Come dargli torto? Al di là delle creazioni pittoriche, emerge la genialità di uno spirito nomade che ha rifiutato di riconoscersi in qualsiasi corrente, persino nell'allora rivoluzionario movimento degli Impressionisti, per addentrarsi in sentieri sconosciuti, tra i colori gioiosi di una superba natura tropicale, che lo hanno destinato all'omaggio della storia. Come meritano tutti i pionieri.

www.fondationbeyeler.ch

 

IL BEL PAESE

Museo d'Arte della Città di Ravenna, fino al 14 giugno 2015

Ippolito Caffi, La girandola a Castel Sant'Angelo. (foto Collezione privata/Museo d'Arte della Città di Ravenna) Mosè Bianchi, Invito alla danza – 1870. (foto Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano/Museo d'Arte della Città di Ravenna) Filippo Palizzi, Fanciulla sulla roccia a Sorrento – 1871. (foto Fondazione Internazionale Balzan/Museo d'Arte della Città di Ravenna)

Ettore Tito, La mia rossa – 1888. (foto Fondazione Internazionale Balzan/Museo d'Arte della Città di Ravenna) Telemaco Signorini, Il ghetto di Firenze – 1892. (foto Studio d'Arte Nicoletta Colombo/Museo d'Arte della Città di Ravenna) Plinio Nomellini, La fiera di Pietrasanta – 1913. (foto Galleria d'Arte Moderna Genova/Museo d'Arte della Città di Ravenna)

Questa grande rassegna di opere che illustrano l'Italia dall'epopea risorgimentale al primo conflitto mondiale intende restituire, attraverso diverse sezioni tematiche, la rappresentazione del 'paesaggio' italiano inteso in tutti i suoi aspetti, offrendo anche un palinsesto della società e della cultura in quel lungo periodo storico, tanto ricco di eventi quanto emblematico. La mostra propone dunque una sequenza di straordinarie bellezze paesaggistiche, e insieme spaccati di vita quotidiana come specchio di diverse condizioni sociali, in un tempo di grandi trasformazioni sia politiche che culturali. Il Bel Paese è infatti raccontato, oltre che per l'intrinseco fascino degli scorci naturali, nell'inconfondibile compenetrazione di natura e sedimento culturale, anche attraverso immagini suggestive di tradizioni e costumi. Un inimitabile "come eravamo" affidato alla tavolozza di decine di celebri artisti (da Signorini a Depero) e anche ad alcune storiche lastre fotografiche.

www.mar.ra.it