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A zonzo per Torino tra i misteri del barocco,
ispirazioni novecentesche e piatti cinematografici

 

di Asiul



Non pensavo, tornando a Torino, di vagare con la testa all’insù nella Real Chiesa di San Lorenzo (www.sanlorenzo.torino.it) alla ricerca di affreschi nascosti in oculi ciechi realizzati dall’immaginifico architetto barocco Guarino Guarini, illuminati con una pila da un simpatico signore, nostra guida volontaria! Ho appreso così che, grazie ai perfetti calcoli del grande progettista, nonché astronomo, un po’ anche esoterico, questi oculi sono investiti dalla luce naturale solo in occasione degli equinozi di Primavera e di Autunno. Davvero incredibile!

Il Palazzo Reale, bene artistico protetto dall' Unesco. (foto Bruga) Lo scalone d'accesso al Palazzo Reale. (foto Bruga) La Sala del Trono. (foto Bruga)

L'elegante sala del Caffè del Palazzo Reale. (foto Bruga) L'esclusivo piatto decorato del Ristorante del Cambio. (foto Bruga)

Guarino Guarini ha lasciato altri inequivocabili segni della sua maestria, direi quasi borrominiana: basti pensare al gioco dei concavi e dei convessi della facciata in cotto di Palazzo Carignano (www.palazzocarignano.it), culla (nel senso letterale del termine) di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Bella ed elegante la piazza antistante il palazzo, di fronte al quale c’è il caffè ristorante “Del Cambio” (http://delcambio.it), antico locale nato nel 1757, dov’è ancora conservato il tavolo al quale sedeva Cavour.

Se volete respirare completamente l’atmosfera sabauda, non potete trascurare il Polo Reale Torino (www.poloreale.beniculturali.it): in particolare il Palazzo Reale, rimasto quasi congelato al momento dell’abbandono dei Savoia, quando iniziò la nostra storia repubblicana. Se è bel tempo, regalatevi una passeggiata nei Giardini Reali, grande e piacevole polmone verde del centro storico. Assolutamente imperdibile la nuova Galleria Sabauda, inaugurata nel dicembre scorso in tutto il suo splendore e la sua straordinaria ricchezza di opere magistrali della pittura italiana e non solo.

La facciata della Galleria Sabauda, parte integrante del Polo Reale. (foto Bruga) Una sala della Galleria Sabauda, una delle più importanti pinacoteche italiane. (foto Bruga)

L'ascensore panoramico all'interno della cupola della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema. (foto Bruga) Statua del dio Moloch realizzata nel 1914 per il film muto Cabiria. (foto Bruga)

I blinis demidoff ispirati al film Il pranzo di Babette.(foto Bruga) La ratatouille, specialità della tradizione gastronomica provenzale. (foto Bruga) L'Ile flottante, dolce al cucchiaio della cucina francese. (foto Bruga)

Ma Torino non è affatto sinonimo di antico, magari un po’ fuori moda. Per smentire questo stereotipo, consiglio un salto alla Galleria Civica di Arte Moderna (www.gamtorino.it), conosciuta anche con il suo acronimo GAM. Qui gli spazi sono organizzati in modo molto originale per tematiche diverse: possiamo così passare dall’Infinito alla Velocità, dall’Etica alla Natura, in un intrigante dialogo dei cosiddetti prologhi ottocenteschi con gli anni successivi. Il percorso espositivo accompagna con calma il visitatore-osservatore senza overdosi artistiche e con il giusto equilibrio tra vocazione didattica e stimoli emozionali.

E dopo questo pieno culturale non resta che godere di un’altra grande attrazione che si è imposta a Torino soprattutto negli ultimi anni, quella gastronomica. Se desiderate fare un’esperienza un po’ diversa dal solito, raccomando il ristorante all’interno del Museo Nazionale del Cinema (www.museocinema.it), allestito nella Mole Antonelliana. Qui, se siete fortunati, potrete gustare piatti ispirati ad alcuni grandi film, dalla pasta e ceci de “I soliti ignoti” ai blini-demidoff de “Il pranzo di Babette”, dalla ratatouille del film omonimo all’île flottante di “Julie & Julia”. Il cibo che ispira il cinema e viceversa: davvero un bel binomio.

www.turismotorino.org




A Tavola con lo Chef