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A Tavola con lo Chef

 


 

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A spasso nei dintorni del Gran Sasso

 

di Max D’Addezio

 

La sfida che vi propongo questa volta è davvero interessante, e si svolge sopra ai mille metri, più precisamente a ridosso del Gran Sasso, tra due paesini che trenta anni fa sarebbero stati i protagonisti della rubrica del TG 1 “I paesi della domenica” e quindici anni fa sarebbero stati i protagonisti di un approfondimento di Rai 3 sullo spopolamento dei piccoli centri italiani.

Oggi sono i protagonisti della nascita di un nuovo modo di concepire l’ospitalità intesa come hotellerie, e un nuovo modo di vedere le “cose” che il consumismo/capitalismo invece ci aveva (spero di poter continuare ad usare il verbo coniugato al passato) insegnato ad abbandonare perché non assimilabili ad una logica di profitto immediato ed esponenziale.

A pochi chilometri l’uno dall’altro ci sono Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio, due borghi con origini medievali (XIV sec. circa), che negli anni del boom economico italiano hanno cominciato a perdere la popolazione locale, in favore di traslochi in città - luce abbagliante x operai - falene alla ricerca del miraggio della ricchezza data da un impiego “sicuro”.

La Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio. (foto Sextantio Albergo Diffuso) I vicoli del borgo. (foto Sextantio Albergo Diffuso) Via degli Archi. (foto Sextantio Albergo Diffuso) La recption centrale dell'albergo diffuso. (foto Sextantio Albergo Diffuso) La Camera della Fornacella. (foto Sextantio Albergo Diffuso) La Dimora delle Loggette. (foto Sextantio Albergo Diffuso) La camera dell'Alchimista. (foto Sextantio Albergo Diffuso) La Locanda sotto gli Archi. (foto Sextantio Albergo Diffuso) Il Castello a Rocca Calascio. (foto Comune di Calascio) La chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà a Calascio. (foto Comune di Calascio) La camera matrimoniale della Torretta di Sotto. (foto Rifugio di Rocca Calascio) La sala ristorante del Rifugio della Rocca Calascio. (foto Rifugio di Rocca Calascio)

Nella prima metà degli anni duemila, a Santo Stefano un visionario milanese, e a Rocca Calascio una famiglia stanca di una Roma caotica, decidono in diverse maniere e per diverse ragioni di investire in questi posti dimenticati ed abbandonati da tutti, per costruire un sogno, portare le persone a viversi questi luoghi e allo stesso tempo riportare la vita a scorrere all’interno di questi borghi che cinquecento anni fa rappresentavano la vita stessa, la città dove dalle campagne andare a rifugiarsi per essere protetti dal brigantaggio.

Camminare tra le vie concentriche di Santo Stefano, in un silenzio che fa fare rumore solo alla mente, significa camminare nella storia, se si pensa che il paese era un presidio dei Medici, e che le porte della cittadina sono realmente servite alla difesa dei suoi abitanti. In una posizione dominante rispetto alla valle di fronte, sulla quale si affaccia con una prevalente esposizione a sud (importante per il riscaldamento se si pensa che parliamo di 1300 metri, e piacevolissima compagnia quella del sole che ti sorprende in molti angoli e piazze del paesino), il paese oggi è diventato sulla falsa riga del progetto originale dell’albergo diffuso Sextantio, un posto dove anche altri hanno deciso di investire ed aprire un B&B, dove far dormire turisti. Il progetto Sextantio è molto più grande ed articolato rispetto a quello che si può evincere pensando ad un albergo diffuso, ovvero un posto con una reception centrale e le case all’interno del paese che diventano suite con tutti i confort, sempre nel rispetto architettonico delle antiche dimore. Il proprietario di gran parte del paese, oltre a gestire una onlus che lavora in Centro Africa per la creazione di un'assistenza sanitaria per le persone che non l’hanno (tutti praticamente!) propone in vendita le case del borgo ad investitori che beneficeranno poi del rientro economico dato dalla trasformazione della casa stessa in una stanza di questo hotel radicato nella storia.

Invece quella di Rocca Calascio è una location sovrastata da un antico castello, uno dei castelli meglio conservati al mondo e set cinematografico per molte pellicole, grazie alla sua bellezza e posizione geografica. Lo si vede da lontano, anzi, da lontanissimo, perché se Santo Stefano ha una posizione dominante, il castello di Rocca Calascio ha una posizione che decisamente signoreggia tutta la valle, e parliamo di una valle di decine e decine di chilometri, che ha come margini naturali i monti di Ovindoli al confine di Lazio e Abruzzo, la Majella e il Corno Grande del Gran Sasso: un americano direbbe “Huge!”.

Il Borgo di Rocca Calascio è molto più piccolo di Santo Stefano, ma ugualmente emozionante ed in continuo recupero, e anche qui il concetto di albergo diffuso è quello che ha fatto rinascere il posto, e il ristorante (uno solo qui rispetto a Santo Stefano dove ce ne sono 6 in totale) diventa il centro di aggregazione nelle sere di inverno dove si può mangiare vicino ad un enorme camino. Durante la primavera e l’estate la Rocca diventa anche teatro di concerti di musica classica, con un programma visitabile sul sito.

Da Santo Stefano (e viceversa ovviamente) parte un percorso trekking di circa un’ora per raggiungere a piedi il castello, camminando con il Gran Sasso che ti guarda con la sua pacata maestosità. Il consiglio potrebbe anche essere quello di prendere una camera in primavera al Rifugio di Rocca Calascio e partire la mattina per andare al Sextantio a mangiare alla Locanda sotto gli Archi, gestita da uno chef pescarese di nome Simone Iezzi che propone con grande bravura insieme al suo staff di sala la cucina tradizionale abruzzese, per poi tornare sempre a piedi verso il castello e infine godersi il tramonto da una delle sue torri. È importante il discorso di muoversi a piedi per andare da Simone, perché è talmente buona la sua cucina che non potrete rinunciare a niente dal menù quindi servirà del movimento per smaltire.

Salute e prosperità!


www.sextantio.it

www.rifugiodellarocca.it

 

 

 

 

 

Studio Placidi