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Una grande mostra a Torino raccoglie 80 opere della celebre artista

 

di Eugenia Sciorilli

Tamara de Lempicka lavora al Ritratto di uomo nel 1928. (foto Tamara Art Heritage)

Donna vitale, spregiudicata e avvolta da un alone di leggenda, artista da molti identificata come icona dell'Art Déco, Tamara de Lempicka è presente con le sue opere nelle sale di Palazzo Chiablese a Torino, grazie a una mostra che rimarrà aperta fino al prossimo 30 agosto (infoline: tel. 0110240113). Secondo le cronache, fu lei stessa a dichiarare che la scelta di comprare tele e pennelli e diventare pittrice era derivata dalla sua infelicità coniugale e dal bisogno di sfuggire alle ristrettezze economiche.

Nata nella Varsavia zarista nel 1898, Tamara de Lempicka sposa Tadeusz Lempicki giovanissima (nel 1916) trasferendosi a Parigi: è nella Ville Lumière che fa il suo ingresso nel mondo dell’arte, frequentando gli artisti cubisti e futuristi. Diventa lei stessa pittrice di successo: la sua è una pittura che spicca per sensualità e scabrosità, con archi e cerchi di matrice cubista. Protagoniste delle sue tele sono donne belle e seducenti, ma che fanno emergere, dal loro sguardo irrequieto, un disagio psicologico. L’autoritratto a bordo della Bugatti verde è un capolavoro di estrema modernità. Dopo essere sopravvissuta alla tragedia della seconda guerra mondiale e a mille vicissitudini, Tamara de Lempicka muore nella località messicana di Cuernavaca nel 1980.

Due amiche – 1924 circa. (foto Tamara Art Heritage) Danzatrice russa – 1924. (foto Tamara Art Heritage) Nudo addossato I – 1925. (foto Tamara Art Heritage) Giovane donna in verde o Giovane donna con guanti – 1927/1930. (foto Centre Pompidou MNAM‐CCI, Dist. RMN‐Grand Palais/Tamara Art Heritage)
La musicista – 1933. (foto Tamara Art Heritage) La Vergine blu – 1934. (foto Tamara Art Heritage) Ritratto di Louisianne Kuffner – 1939.(foto Tamara Art Heritage)

La mostra allestita a Torino riunisce 80 dipinti dell'artista, in un percorso tematico che offre al pubblico l'opportunità di conoscere le opere più note della Lempicka, ma anche nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico. Ha dichiarato la curatrice, Gioia Morì:

"Ho voluto accentuare l’aspetto globale della sua personalità: dalla Russia zarista va a Parigi, si muove tra Berlino, il Belgio, Praga, poi il passaggio negli Stati Uniti, e quello finale in Messico". Il percorso, infatti, si apre con la sezione "I mondi di Tamara de Lempicka": un’esplorazione attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo e l’anno della morte a Cuernavaca. I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione artistica.

La seconda sezione, "Madame la Baroness, Modern medievalist", prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parlava del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte, primo genere in cui l’artista si cimenta fin dall’età adolescenziale e che raggiunge livelli eccelsi negli anni Quaranta. Tra le opere esposte, La conchiglia, uno straordinario trompe-l’oeil del 1941.

La terza sezione espositiva, intitolata "The Artist’s Daughter", presenta quei dipinti dedicati alla figlia Kizette che le portarono i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone e La comunicanda. Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva coincide un’insospettabile attenzione per la pittura “devozionale”, tema della quarta sezione intitolata "Sacre visioni": dalla Vergine col Bambino (1931), alla Vergine blu (1934). La quinta sezione, "Dandy déco", racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda. Qui si trovano molte delle più note icone della Lempicka, da Le confidenze del 1928, alla Sciarpa blu del 1930, allo straordinario Ritratto di Madame Perrot con calle del 1931-1932.

Nella sesta sezione, "Scandalosa Tamara", si affronta il tema della Coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, qui esposto in una versione ad acquerello prestata dalla Veneranda biblioteca ambrosiana di Milano, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca. Campeggia in questa sezione il dipinto La prospettiva del 1923, prestito del Petit Palais di Ginevra, primo quadro apprezzato e citato dalla critica del tempo.

Chiude la mostra la settima sezione, "Le visioni amorose", che racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico Nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafaëla, Nudo con edifici, Nudo con vele. Per la prima volta si espone anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino. Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.


www.mostratamara.it



 



 



 

 

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