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Un libro una città: Sofia
R. J. Crampton, “Bulgaria. Crocevia di culture” (Edizioni Beit)


di Bruga

Il libro di Richard J. Crampton, Edizioni Beit 2011. Non so che idea abbiate di un paese come la Bulgaria e soprattutto della sua capitale Sofia. Pochi italiani le conoscono e ancor meno le hanno visitate di recente, immagino. Per i più anziani, il ricordo è legato magari alle vacanze sul Mar Nero proposte fino alla caduta del Muro dalle organizzazioni legate al PCI, che ancora nei primi anni Ottanta inviavano molti turisti low cost a Varna e dintorni. Per i giovani nati dopo la caduta del Muro, Sofia quasi non esiste, perché è rimasta fuori dal nuovo circuito del turismo low cost, che invece ha fagocitato subito Praga e Budapest, poi la Croazia e più recentemente la Polonia…

Invece si tratta di una capitale molto interessante e piacevole, probabilmente più del resto del paese che tuttavia offre un paesaggio di natura selvaggia e incontaminata in vastissime zone, oltre a un mix per ora quasi embrionale di turismo termale, sciistico e venatorio. Sofia invece merita almeno un weekend, magari preceduto dalla lettura di un volume come quello di Crampton, che aiuti a capire cosa ha prodotto questo intreccio tipicamente balcanico di cultura ortodossa, occupazione ottomana (cinque secoli!), alfabeto cirillico e legami solidissimi con la Russia (e con l’Unione Sovietica, finché è durata).

Certo, chi rivedesse la capitale dopo una ventina d’anni stenterebbe a riconoscerla: da paesone polveroso ancora immerso nel passato comunista si è trasformata in una metropoli pulita e ordinata almeno nelle zone centrali, fornita di una metropolitana nuovissima ed efficiente che con l’equivalente di mezzo euro vi collega velocemente all’aeroporto, piena di locali nuovi e per noi abbastanza economici, per giunta ricca di musei e chiese, mercati e altri edifici da vedere.

La cattedrale ortodossa Sant'Alexandr Nevski in stile neobizantino. (foto Bruga) Particolare delle cupole della cattedrale. (foto Bruga) Particolare delle lunette a mosaico che coronano i portali. (foto Bruga)

Parco pubblico nel centro storico. (foto Bruga) La facciata della Basilica di Santa Sofia. (foto Bruga) La Rotonda di San Giorgio, chiesa a pianta circolare di epoca paleocristiana. (foto Bruga)

La hall dell'Hotel Balkan. (foto Bruga) La chiesa russa di San Nicola eretta nel 1914. (foto Bruga) Particolare dei campanili a bulbo della chiesa moscovita. (foto Bruga)

La cattedrale ortodossa consacrata a Sveti Nedelja. (foto Bruga) La piccola chiesa trecentesca di Sveta Petka Samardjiska. (foto Bruga)

Qualunque giro comincia dalla cattedrale in stile neobizantino di Sant’Alexandr Nevski, costruita fra il 1882 e il 1912 in onore – ecco i legami con la Russia – dello zar Alessandro II che nel 1878 aveva liberato la Bulgaria dal dominio ottomano. Chiesa imponente, una delle più grandi del mondo ortodosso, è piena di marmi e di affreschi piuttosto interessanti. La cripta ospita un’importante collezione di icone.

A poca distanza, anche le due chiese più antiche della città, la Basilica di Santa Sofia (nel Medioevo era l’edificio di culto più importante, tanto che la città prese il nome da esso) e la Rotonda di San Giorgio, inserita nella lista Unesco e visitabile all’interno del cortile condiviso dal Palazzo del Presidente della Repubblica e dall’hotel Balkan ex-Sheraton, anch’esso bello ma per altri motivi. La Rotonda, oltre a essere il più antico edificio esistente di Sofia, è ricca di affreschi che risalgono a oltre mille anni fa.

Non molto distanti anche altri due edifici di culto meritevoli di una visita: la colorata e allegra chiesa russa di San Nicola, costruita alla vigilia della Prima guerra mondiale in puro stile moscovita con cinque cupole a cipolla, e quella dedicata a Sveti Nedelja, teatro nel 1925 – come ricorda una lapide all’ingresso – di un sanguinoso attentato dei comunisti contro lo zar bulgaro Boris III, genero di Vittorio Emanuele III e in seguito morto avvelenato (forse dai nazisti), dopo essere riuscito a salvare tutti gli ebrei bulgari dalla deportazione.

Ultima chiesa da citare, quella trecentesca di San Pietro dei Sellai (Sveta Petka Samardjiska), che si trova sempre a poche decine di metri dalle precedenti, ma in una posizione un po’ curiosa, sotto il livello attuale della strada. Si scopre entrando nella stazione della metro ed è talmente piccola che si visita in pochi secondi …

Nella prossima puntata ci occuperemo di altre due chiese non cristiane e degli edifici civili, a cominciare dall’imponente e discutibile Palazzo nazionale della cultura.

1 - continua

bulgaria.it/sofia/

 









 

 

 

 

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