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Intervista a Caterina Bon di Valsassina

di Eugenia Sciorilli

La storica dell'arte Caterina Bon di Valsassina. Quando, a fine dicembre del 2014, è stata assegnata la Direzione Generale Educazione e Ricerca del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo a Caterina Bon di Valsassina, la neoeletta dirigente del Mibact aveva già alle spalle un curriculum di altissimo livello. Nel 2001, infatti, veniva nominata Soprintendente per il patrimonio storico artistico di Milano e della Lombardia occidentale; dal 2002 al 2009 è stata Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, dal 2009 al 2010 le è stata affidata la Soprintendenza Speciale per il polo museale di Venezia; nell'aprile 2010 è diventata Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia, oltre a impegnarsi come Vice Presidente del FAI dal 2004 al 2006.

Un fiore all'occhiello della prestigiosa attività professionale di Caterina Bon di Valsassina è la mostra sul tema "Il fascino e il mito dell'Italia. Dal Cinquecento al Contemporaneo", ospitata dal 23 aprile al 6 settembre presso la Villa Reale di Monza, e che quanti non sono riusciti a visitare possono ammirare grazie allo splendido, curatissimo catalogo - un raffinato volume d'arte - pubblicato da Skira Edizioni.

Proprio la mostra di Villa Reale è lo spunto iniziale per l'intervista che mi ha concesso Caterina Bon di Valsassina:

Il prospetto della facciata della Villa Reale di Monza. (foto Villa Reale Monza) Il catalogo della mostra Il fascino e il mito dell'Italia. Dal Cinquecento al Contemporaneo, Skira Editore 2015. L'opuscolo dell'offerta formativa per le scuole, Mibact 2014-2015.

La Fontana Maggiore in Piazza IV Novembre a Perugia. (foto Turismo Comune di Perugia) L'Orto Medievale a Perugia. (foto Turismo Comune di Perugia)

Le sculture del Giardino del Frontone a Perugia. (foto Turismo Comune di Perugia) Rio San Nicolò nel sestiere Dorsoduro a Venezia. (foto Gianfranco Coppetti/Apt Venezia)

L'ingresso monumentale dell'Arsenale di Venezia. (foto Gianfranco Coppetti/Apt Venezia) Tramonto sul Canale della Giudecca a Venezia. (foto Gianfranco Coppetti/Apt Venezia)

 

D. - Creata per Milano Expo, la mostra "Italia, fascino e mito" che la Villa Reale di Monza ha accolto in questi mesi è uno dei gioielli della stagione espositiva appena trascorsa. Del suo allestimento, che cosa l'ha maggiormente soddisfatta?

R. - Direi che è stato il meraviglioso rapporto professionale e umano con tutti gli altri rappresentanti del Comitato Scientifico. Era nostra intenzione far emergere, dalla selezione delle opere, in che straordinaria misura, nel corso dei secoli, l'Italia piacesse agli artisti stranieri. Non dimentico, però, le difficoltà riguardanti i prestiti internazionali, perché la somma del budget a nostra disposizione non era certa fino a pochi mesi prima della data dell'inaugurazione, e senza la garanzia di un finanziamento non si può operare. Un validissimo sostegno ci è stato accordato dall'Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia e dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza.

D. - Nel dicembre 2014 le è stata affidata la responsabilità della Direzione Generale Educazione e Ricerca del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. In tale incarico, quale sarà il suo principale impegno nel prossimo futuro?

R. - La mia attività presso il Mibact ha due obiettivi essenziali: il primo è quello di contribuire a sviluppare nel mondo scolastico, in collaborazione con il Miur, una consapevolezza del valore del patrimonio culturale italiano, anche grazie al fatto che i musei potranno diventare essi stessi dei luoghi d'insegnamento - come prevede il Decreto "La buona scuola" - e il secondo è quello di attingere ai fondi resi disponibili dall'Unione Europea, soprattutto per i settori del restauro e della ricerca scientifica applicata.

D. - Perché, secondo lei, è importante amare l'arte?

R. - Più che amare l'arte, direi che è assolutamente necessario avere coscienza che ognuno di noi, in quanto cittadino, è "proprietario" di quello che c'è intorno. Non può esserci incuria se si è coscienti di questo. Direi, poi, che è fondamentale imparare a guardare le opere d'arte, a toccarle, a conoscere il percorso dalla materia prima al capolavoro artistico. Nell'era digitale, stiamo perdendo l'uso dei sensi, con la sola eccezione di quello della vista.

D. - Perugina di nascita, lei ha voluto mantenere a Perugia la sua residenza, e torna a viverci nelle pause dal lavoro. Quali ragioni ispirano questo "senso di appartenenza" alla sua città natale?

R. - Proprio perché è la mia città, e anche perché non ha le dimensioni della grande città, riuscendo così a non essere troppo massacrata dall'intervento umano. A me piace, di Perugia, questa miscela di tessuto urbano e di natura, la possibilità di passeggiare con calma, sfiorando i monumenti... Senza dimenticare che proprio a Perugia ho avuto, a 16 anni, una splendida insegnante di storia dell'arte: è stata lei che mi ha spinta a dedicarmi all'attività che mi sono scelta.

D. - Vuole citarmi un altro suo "luogo del cuore"?

R. - Venezia. Un po' per la storia della mia famiglia, che è di origini veneziane, e poi perché ha una bellezza che mi commuove. La trovo affascinante per la pianta della città tutta contorta, per i tramonti sulla laguna...



 



 



 

 

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