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Una lezione d'arte e di vita di uno dei più celebri direttori d'orchestra del Novecento. L'Accademia Chigiana di Siena lo accolse per una Masterclass nell'estate 1986

di Eugenia Sciorilli

 

Siena, estate 1986. Carlo Maria Giulini, appena uscito dall'Accademia Chigiana con un giovane allievo della sua Masterclass, pareva infervorarsi nella conversazione, e una giovanissima giornalista agli esordi, un po' a distanza, lo seguiva emozionata, e consapevole di trovarsi a pochi passi da uno dei più grandi protagonisti della musica del Novecento. Oggi, a distanza di quasi trent'anni, il racconto di quella masterclass - pubblicato nel gennaio 1987 dalla rivista "Firma" - viene proposto ai lettori di Travel Carnet su questa pagina di Anniversari, in omaggio a un grande Maestro che si è spento dieci anni fa, il 14 giugno 2005 a Brescia, dopo una lunga vita (aveva 91 anni) costellata di eccezionali successi artistici e avvolta dall'amore del pubblico.

* * * * *

Il gesto e l'armonia - "Io non so insegnare. Posso solo raccontare". Questa dichiarazione di genuina umiltà è di Carlo Maria Giulini, uno dei quattro o cinque migliori direttori d'orchestra europei, che ha imposto la sua autorevolezza anche al di là dell'Atlantico, come stanno a testimoniare i suoi concerti alla guida della Chicago Symphony Orchestra e della Los Angeles Philharmonic Orchestra. Eppure, tutti i manuali di pedagogia rivelano che alla categoria dei migliori insegnanti appartengono quelli che sanno raccontare senza far capire d'insegnare: e non c'è dubbio che Carlo Maria Giulini rientri in questa categoria. Lo ha dimostrato all'Accademia Chigiana di Siena, offrendo a 80 giovani di vari Paesi la sua preziosa esperienza di vita nella musica.

"i geni che hanno popolato il mondo della musica si sono espressi attraverso quella misteriosissima scrittura che è la scrittura musicale, così come il poeta si esprime attraverso le parole e il pittore attraverso i segni. Le note musicali sono i segni più misteriosi di tutti, perché nella scrittura musicale c'è un rapporto matematico preciso, con la piccola differenza che non c'è la misura di uno... E attraverso le loro opere, questi geni dicono all'umanità delle cose che arricchiscono il patrimonio del genere umano. Il nostro compito è di capire come, attraverso il suono, noi possiamo rendere vive quelle note scritte su un pentagramma, e questo possiamo farlo solo se, insieme all'intelligenza, diamo loro un po' del nostro amore. Non si tratta solo di conoscere, leggere e studiare, ma di amare quella musica che noi andiamo a interpretare". L'interpretazione di una musica come un fatto d'amore: su questo tema Carlo Maria Giulini ha insistito nel corso della masterclass.

Ritratto fotografico di Carlo Maria Giulini, 1962. Giulini, direttore dell'Orchestra della Rai di Roma e Milano dal 1945 al 1952. (foto Rai Radio 8 Opera)

Sul ruolo di un direttore d'orchestra, Carlo Maria Giulini ha acutamente osservato che qualsiasi altro musicista nel produrre un suono ha un contatto fisico con lo strumento; il direttore d'orchestra no: "Non ha la possibilità di creare il suono attraverso un contatto fisico, ma ce l'ha attraverso il gesto. Grazie ai gesti di un direttore d'orchestra un suono diventa quel suono, e non un altro". È questo che è misterioso, fa capire il Maestro.

La capacità di fare gesti che producano armonia musicale, secondo Giulini, è legata non a un fatto estetico, ma interiore. E spiega: "Certi giovani si mettono davanti a uno specchio e controllano se i loro gesti sono belli. Ma cosa significa un bel gesto? Se invece c'è l'interiorità in quello che si fa, allora emerge anche la qualità". Rivelando nuovamente il suo straordinario bagaglio di esperienza, ammette di conoscere "il me stesso che soffre, che ha dubbi e paure, che studia, ma il me stesso che dirige non lo conosco, e vorrei non conoscerlo mai, perché il pericolo maggiore è di compiacersi dei gesti già fatti".

Giulini acconsente a rispondere, a questo punto, a un quesito riguardante le incisioni discografiche: "L'incisione ha questo grande valore: quello di diffondere la musica, di renderla accessibile alla gente, a persone che avrebbero mai potuto sentirla. Rappresenta un momento della vita di un interprete. In quel momento si è dato il meglio di sé, ma non bisogna considerarlo come il meglio possibile. Ricordo quando incisi il primo disco: il Requiem di Verdi, per la EMI. Alla fine, ascoltando la registrazione, ebbi l'impressione di vedere un bellissimo cadavere. Allora dissi agli orchestrali: Signori, noi adesso ci dimentichiamo di questi affari chiamati microfoni, e facciamo la musica. È meglio che ci sia uno sbaglio, ma che ci sia la vita".

Avere il coraggio di conoscere la fatica. Non avere fretta. Non servirsi della musica, ma servire la musica. Queste sono, per Carlo Maria Giulini, le regole d'oro per ogni giovane che voglia accostarsi al mondo musicale. E ai suoi allievi dell'Accademia Chigiana ha anche detto, senza ergersi su un piedistallo ma con grande semplicità:

"Voi giovani vi trovate a vivere un ritmo di vita molto diverso da quello che avevo io da giovane. Non fatevi travolgere da questo ritmo! In fretta e senza fatica: questo è il pericolo. Invece bisogna saper faticare, e bisogna saper aspettare. Ho sempre pensato, e l'ho anche detto, che è meglio arrivare con tre anni di ritardo che tre minuti troppo presto".

 

Giulini dirige i Wiener Philarmoniker nella Sinfonia n.2 di Brahms, Deutsche Grammophon 1991. Il volume di Franca Cella dedicato a Giulini nella collana 10 Bacchette d'oro alla Scala, Editore La Scala BookStore/Sole 24 Ore 2003. Il box set Giulini in America, sei cd prodotti dalla Deutsche Grammphon nel 2010.

Giulini con Rotropovitch sulla copertina dell'album rimasterizzato dalla Emi Classic nel 2011. Gli Anni di Chicago, compilation in quattro cd che celebra il centenario dalla nascita del direttore (1914-2014), etichetta Warner Classic 2013. La Sinfonia n.8 di Bruckner nella registrazione dal vivo alla Filarmonica di Berlino del 1984, etichetta RBB masterizzazione 2009.

 

Clicca qui per leggere la biografia di Carlo Maria Giulini
e la testimonianza di Alberto Maria Giulini, figlio del grande Maestro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 


 


 


 


 


 



 

 

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