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Intervista a Karin Roner, viticoltrice altoatesina

 

di Eugenia Sciorilli


Karin Roner fa parte della terza generazione di distillatori altoatesini che, oltre alle pregiate grappe, da qualche tempo si dedicano anche alla produzione di vini di alta qualità e alla conduzione di un apprezzato ristorante, il Ritterhof di Caldaro. La terza edizione di Taste of Roma, che li ha visti partecipare con uno stand frequentatissimo da sommelier e grande pubblico, ha fatto da spunto per intervistarla.

Karin Roner, amministratore delegato dell'azienda Roner. (foto Roner) I componenti della famiglia attivi nell'azienda. (foto Roner) La famiglia al controllo dei prodotti in fase di spedizione. (foto Roner)

La Cantina Ritterhof al n.1 della Strada del Vino a Caldaro. (foto Roner) Particolare dell'ingresso alla Cantina Ritterhof. (foto Roner) L'edificio moderno dell'azienda. (foto Roner) Gli alambicchi in rame. (foto Roner)

Il distillato di Pere Williams, la grappa di vinaccia mista invecchiata 12 mesi e la grappa di pura vinaccia Gewurztraminer. (foto Roner) La grappa di pura vinaccia Weissburgunder invecchiata 12 mesi. (foto Roner) Il Manus Lagrein Riserva, imbottigliato solo in annate eccezionalmente buone. (foto Roner) Z44 Distilled Dry Gin, distillato con estratto di pigne di Pinus cimbra. (foto Roner) Marille, il liquore all'albicocca da abbinare a formaggi morbidi e dolci. (foto Roner)

D. - Sono certa, Signora Roner, che lei ama l'intero territorio della sua splendida regione, l'Alto Adige. C'è, però, una località altoatesina alla quale è particolarmente legata?

R. - Qui in Alto Adige abbiamo la fortuna di avere un territorio così ricco di paesaggi, di risorse naturali, così bello e così differente, che per me è impossibile scegliere una singola località. A volte amo passeggiare in riva a un lago, altre volte preferisco fare trekking, avventurarmi sulla roccia... Dipende molto dagli stati d'animo che provo in quel momento.

D. - Vuole raccontarmi il successo professionale di cui è particolarmente orgogliosa?

R. - Forse sto per darle una risposta legata al mio carattere, ma credo che il successo fondamentale che ho ottenuto sia quello di essere riuscita ad amalgamare la vita professionale con quella privata, le mie ore di lavoro con quelle passate in famiglia.

D. - Sempre più donne nel mondo vinicolo, e con sempre maggiori traguardi raggiunti... Forse perché il vigneto è legato così strettamente alla terra, e parlare di terra significa parlare di radici e di linfa vitale?

R. - Credo che finalmente le donne siano riuscite a dire: Questo l'ho fatto io. Non è un mistero per nessuno che in passato, quando si trattava di lavorare nelle vigne, il lavoro più importante era quello delle donne, e che anche nelle cucine il palato più fine era il nostro, eravamo noi a miscelare i sapori, a creare le ricette per il focolare domestico. Solo che poi il merito di tutto se lo prendevano gli uomini...

D. - Qual è la ricetta servita nel Ristorante Ritterhof che più corrisponde ai suoi gusti?

R. - È la ricetta chiamata "Ochsenwang": carne di manzo che cuoce lentamente al forno, per 10-12 ore, ed è talmente morbida che non serve usare il coltello.

D. - Qual è, invece, la sua "ricetta personale" per gestire l'Azienda Roner con le tante attività e persone coinvolte? Immagino che gli ingredienti siano passione, impegno, legame con il territorio, una dose significativa di tenacia... e cos'altro?

R. - Diciamo che la mia ricetta personale è quella di vivere e lavorare in azienda come se fosse una famiglia allargata: ciascuno di quelli che ci lavorano collabora per portarla avanti, dal primo all'ultimo, e contribuisce così allo sviluppo aziendale. Ognuno ha i suoi talenti, e i suoi difetti, ma il mio compito è quello di estrarre da ciascuno di loro le sue parti migliori.

D. - Infine, una domanda un po' particolare... C'è un prodotto Roner che per lei, come donna (non come imprenditrice), rientra nelle cose più care e preziose della vita?

R. - Sì, ce n'è uno effettivamente, e mi ricorda un episodio della mia infanzia. Mi piaceva molto, già a pochi anni di età, girare con il mio nonno paterno in cantina. Un certo giorno, avevo tanta sete, vidi un bicchiere con del liquido trasparente, per me si trattava certamente di acqua... Lo bevvi tutto, ma il nonno si accorse con spavento che non era acqua, ma acquavite! Per la precisione, era la nostra Bauernschnaps, la Grappa del Contadino, che tuttora produciamo e ha 47 gradi! Si spaventarono tutti quel giorno, ma per me è un ricordo molto bello, soprattutto perché legato alla figura di mio nonno, un uomo estremamente cordiale e in gamba, fu lui a creare la Distilleria Roner.

 

www.roner.com




 



 



 

 

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