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Un libro una città: Agra
Vikas Swarup , “Le dodici domande” (Guanda)

Prima puntata di un viaggio in India

di Bruga

Il romanzo di Vikas Swarup Le dodici domande, Guanda 2010. Il romanzo di Vikas Swarup "Le dodici domande" è ambientato un po’ in tutta l’India, ma uno dei passaggi fondamentali di questo romanzo si svolge proprio ad Agra. E’ il caso di spiegare che questo è il libro dal quale Danny Boyle ha tratto, nel 2008, il fortunato film “The millionaire”, vincitore l’anno seguente di ben 8 Oscar. Questa lettura può essere il modo più efficace per accostarsi all’India, paese immenso e fin troppo carico di contraddizioni, e in particolare ad Agra, importante e caotica città dell’Uttar Pradesh. In essa il turista troverà, per fortuna un po’ discosti dagli orrori di una urbanizzazione forsennata e priva di regole, tre gioielli di valore assolutamente eccezionale, parte fondamentale di ciò che resta dell’Impero Moghul, cioè della dominazione musulmana sulla gran parte dell’India, durata quasi tre secoli a partire dalla prima metà del 1500. (www.agra.nic.in) .

Il primo sito è famosissimo e figura nella lista Unesco così come in tutte le classifiche, più o meno autorevoli, sui monumenti da visitare almeno una volta nella vita: parliamo del Taj Mahal, il palazzo-tomba costruito alla metà del 1600 dall’imperatore Shah Jahan in memoria della sua moglie preferita Mumtaz. La costruzione del mausoleo richiese oltre vent’anni, un budget incommensurabile, ventimila artigiani abilissimi e materie prime di grande pregio provenienti da tutta l’Asia. Il risultato però è ancor oggi strabiliante sul piano artistico ed estremamente commovente su quello emotivo, nonostante l’immaginabile folla di turisti da tutto il mondo. Tutta l’area circostante è così vasta, elegantemente concepita e ben tenuta che non si avverte nessuna pressione da parte degli altri visitatori (www.tajmahal.gov.in ).

La vita quotidiana ad Agra. (foto Bruga) La Moschea del complesso del Taj Mahal, realizzata in mattoni rossi. (foto Bruga)

Il giardino, il canale e le fontane del Taj Mahal. (foto Bruga) Il Mausoleo del Taj Mahal in marmo bianco di Makrana. (foto Bruga) L'enorme cupola centrale di quattro metri di spessore e trentacinque di altezza. (foto Bruga)

L’imperatore, così come noi visitatori, era in grado di affacciarsi dalla sua residenza e vedere il Taj Mahal in lontananza, lungo il fiume Yamuna: quel palazzo è oggi il secondo must di una visita ad Agra. Si tratta del Forte rosso (il colore della splendida e duttile pietra arenaria così utilizzata in tutti i monumenti indiani), simile ad altri che si trovano nell’India del nord, sia a Delhi che in Rajastan, e molto somigliante come concezione anche alla terza fermata obbligatoria in uscita da Agra, ovvero la città abbandonata di Fatehpur Sikri. Ma andiamo con ordine: il Forte, costruito un po’ prima del Taj Mahal, è un palazzo fortificato sede degli imperatori Moghul. All’interno offre, con un continuo effetto-sorpresa, un’incredibile successione di spazi sempre più vasti e raffinati, con giardini, padiglioni, torri, saloni rivestiti in marmo o decorati con altrettanto sfarzo. Più ci si addentra e più si rimane storditi dalla quantità e qualità degli ambienti!
(www.agrafort.gov.in)

L'ingresso del Forte Rosso. (foto Bruga) La Sala delle Udienze Pubbliche del Forte Rosso. (foto Bruga) Particolare del Khas Mahal, residenza privata dell'imperatore al Forte Rosso. (foto Bruga)

Tomba del governatore britannico John Russel Colvin situata nell'area del Palazzo Imperiale al Forte Rosso. Visitatori del Forte Rosso nel tipico abbigliamento indiano. (foto Bruga)

Usciti da Agra, dopo una quarantina di chilometri troverete una città concepita e realizzata con uno spirito che potremmo definire … rinascimentale: doveva essere, alla fine del 1500, una città ideale, la nuova perfetta capitale dell’Impero Moghul. Il nome significa “città della vittoria”: eppure dopo una quindicina d’anni Fatehpur fu abbandonata, non si sa bene se per un’improvvisa mancanza di acqua o per motivi geopolitici, che comunque per fortuna non hanno impedito il suo restauro e la perfetta conservazione come monumento. Vale anche per Fatehpur quanto detto per il Forte Rosso: si lascia il primo cortile, con un meraviglioso giardino, e si entra nel secondo, ancor più grande, con una gigantesca fontana che faceva da sfondo a spettacoli di danza. Ma è solo l’inizio, perché oltre questo ci sono ancora decine di ambienti altrettanto grandi e curati, con bassorilievi, affreschi, tetti in maiolica e così via, fino a causare una vera e propria “sindrome di Stendhal” da overdose di bellezza …
(www.fatehpursikri.gov.in).

www.indiatourismmilan.com

Un edificio del Fatehpur Sikri, la Città della Vittoria. (foto Bruga) L'Anoop Talao, la terrazza privata dell'imperatore al Fathepur Sikri. (foto Bruga) Particolare del pilastro centrale di una sala dell'edificio Diwan i Khas al Fathepur Sikri. (foto Bruga)

 









 

 

 

 

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