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A Tavola con lo Chef

 


 

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Un famoso barman ci accompagna alla scoperta culinaria
di un quartiere romano assai caratteristico,
ma fuori dalla portata del turismo di massa

 

di Max D’Addezio

 

Non foss’altro per le scoperte archeologiche degli ultimi anni o per il fatto di aver ospitato per tanti anni il primo aeroporto italiano, il quartiere romano di Centocelle è da considerarsi una sorta di paesotto che vive arroccato ad est di Roma, con tutta una serie di caratteristiche che trovi solo lì.

Durante gli scavi della metro leggera, ovvero i treni che fanno servizio di trasporto metropolitano, ed esattamente per la fermata “Serenissima”, una decina di anni fa trovarono un insediamento risalente ai primi anni dopo Cristo, che serviva da dormitorio per le sterminate legioni dei gladiatori romani che in quel periodo si moltiplicarono e non avevano più spazio nel centro di una Roma imperiale sempre più affollata. Da qui probabilmente l’origine del nome “centocelle”, ovvero uno sterminato numero di “celle” o abitazioni per i militari che in attesa di una nuova spedizione risiedevano nei pressi del centro dell’impero.

Nel sottosuolo di Centocelle praticamente c’è il “vuoto”, i vecchietti che frequentavano l’osteria di mio padre mi dicevano “Se viene er terremoto centocelle se sarva, perché sotto è vota” e tutti i torti non l’avevano, perché il quartiere è attraversato in molti punti da fungaie, risalenti al dopoguerra, ma più che altro da catacombe, quelle di San Marcellino (prendono il nome dalla chiesa sovrastante), che si estendono da via Casilina andando verso est.

Alla fine degli anni settanta “un manipolo di anarco-punk insurrezionalisti” occupò il fascista Forte Prenestino con tutti i suoi cunicoli e il profondo vallo che lo divide dal parco attiguo, e fondò quello che è stato per molti anni a venire il centro sociale occupato più grande d’Italia, l’omonimo Forte Prenestino (casa anche dei 100Celle City Rocker, gruppo punk che furoreggiò, in tutti i sensi, a Roma).

La parata militare del 4 novembre 1923 all'aeroporto di Centocelle. (foto Regia Aeronautica) Piazza dei Mirti negli anni Cinquanta, tuttora fulcro del quartiere. (foto centocelle.net)

Chi abita a Centocelle ha un suo accento particolare, ed un codice della strada tutto suo, fatta di “ahooo” e sorpassi al semaforo; è ancora il posto dove risiedono gli ultimi esemplari di “coatto antico”, molti anni fa osteggiati per il loro modo colorito di vivere la vita, oggi rari come un panda gigante.

Ma quello che sta diventando oggi il quartiere è un crogiuolo di fooders, che hanno a disposizione delle chicche per i loro affamati e pretenziosi palati.

Il primo su tutti è “D.O.L. – Di Origine Laziale”, in Via Domenico Panaroli 35, che agli inizi del 2000 partì come una piccola bottega del gusto, poi trasformatasi in uno dei migliori ristoranti di Roma (e mi sono tenuto strettissimo)

“Mazzo” (domanda ai proprietari: ma perché lo avete chiamato Mazzo il ristorante? Risposta: perché per aprirlo ci siamo fatti il mazzo!), in Via delle Rose 54, un laboratorio di cucina dove due menti geniali rivisitano le ricette della tradizione con una struggente cinicità, dove l’esperienza gastronomica è vera e puntata dritta al palato, non alle smancerie. Il Gambero Rosso lo definisce bistrot, ma non c’hanno capito un mazzo: è un food lab!.

Il salame S.Biagio di D.O.L., Di Origine Laziale. (foto Dol) Il formaggio Picinisco di D.O.L. (foto Dol) Ravioli con ripieno di abbacchio e ricotta romana del ristorante Mazzo. (foto Mazzo Laboratorio di cucina)

Crocchetta di bollito, panzanella di zucca, carota viola e salsa verde. (foto Mazzo Laboratorio di cucina) Crema su crumble di cioccolato croccante e pesca. (foto Mazzo Laboratorio di cucina) Lo stand di Pommidoro al Birròforum 2015. (foto Pommidoro Pizza&Fritti) Pizza con prosciutto crudo, mozzarella di bufala e melone. (foto Pommidoro Pizza&Fritti) Pizza con broccoletti, arance, lardo di patanegra e polline di finochio biologico. (foto Pommidoro Pizza&Fritti)

La sala del bistrot Dopotutto. (foto Dopotutto) La frisella del bistrot Dopotutto. (foto Dopotutto) L'ingresso dell'Enoteca Vitis Vinifera a Via Tor de' Schiavi. (foto Vitis Vinifera)

Pommidoro, in Via delle Acacie 1, porta l’esperienza della pizza a taglio “Bonciana” in un quartiere che a dire il vero, negli anni in cui la lievitazione lunga dell’impasto è divenuta un must, era rimasto a bocca asciutta e panza vota.

Da “Dopotutto” un po’ di tutto, mi verrebbe da dire. In Via dei Castani 284, è la location dove trovi il bar la mattina, lo spuntino a pranzo e la cenetta la sera, anche dopoteatro, piacevole e gestito con passione e allegria. Questo è un bistot (qualcuno avverta il crostaceo roseo).

A due passi da Dopotutto, in Via dei Castani 266, la Bottega del gusto molisano vi attende, con i formaggi e salumi che quotidianamente arrivano dalla regione italiana meno conosciuta e che in ambito culinario è rimasta incontaminata.

E rimanendo in tema vino facciamo un salto di circa duecento metri a sud e arriviamo a Via Tor de Schiavi 294, dove due visionari alla fine degli anni Novanta hanno portato la piccola grande enoteca/cantina italiana. Hanno puntato in tempi non sospetti e in un quartiere abituato al vino sfuso di Velletri, il vino di altissima qualità, diventando il punto di riferimento per chi voleva farsi un bicchiere di vino o portarsi a casa una bottiglia di champagne, vino, bollicina o distillato.

Io sono cresciuto in questo quartiere, che quando qualcuno lo chiamava borgata mi faceva arrabbiare, perché da sempre in fondo, con tutti i suoi difetti, 100celle è più un “borgo”, definito geograficamente come un quadrato da quattro strade che brilla di luce propria.

Salute!


 

 

 

 

Studio Placidi