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Un libro una città: Delhi
“Delhi” di Rana Dasgupta (Feltrinelli)


di Bruga

 

Il libro di Rana Dasgupta nella traduzione di Silvia Rota Sperti, Feltrinelli 2015. Da Rana Dasgupta, scrittore britannico di evidente origine indiana, è appena arrivato anche in Italia un bel libro che racconta l’ultimo secolo di storia della nazione attraverso le vicende della sua capitale, una metropoli di 15 (o 20, secondo altri calcoli) milioni di abitanti. Dopo essere stata a lungo il centro dell’impero Moghul, Delhi era stata poi declassata da Calcutta durante il dominio britannico, ed è tornata in auge alla fine dell’epoca coloniale diventando la capitale dell’India postcoloniale, dal 1947 ad oggi (www.delhitourism.gov.in).

Dopo un accenno doveroso all’aeroporto internazionale Indira Gandhi di Delhi, certamente uno dei più belli, eleganti, spaziosi e tranquilli del mondo (www.newdelhiairport.in), il nostro giro inizia proprio in un luogo simbolo della decolonizzazione: il Raj Ghat, ovvero il mausoleo dedicato al Mahatma Gandhi, l’artefice della liberazione dalla presenza britannica. Gandhi fu ucciso appena un anno dopo quel successo, nel 1948, e dopo la rituale cremazione ebbe dedicato un parco con al centro un sobrio ed elegante lastrone di marmo nero, adorno di fiori e meta di pellegrinaggio per tutti coloro che, non solo in India, ricordano con gratitudine il suo insegnamento non-violento.

Dicevamo del passato di Delhi nell’impero Moghul, dunque sotto il dominio musulmano: di quel periodo restano due monumenti da non perdere, la moschea Jama Masjid e il complesso del Qutb Minar. La moschea si trova nel cuore della Old Delhi, in una zona affollatissima e a suo modo pittoresca, da cui si differenzia nettamente per l’atmosfera tranquilla e festosa, che coinvolge non solo coloro che credono in Allah ma anche tutti i visitatori, compresi tantissimi indù e noi occidentali. Fu costruita alla metà del 1600 ed è caratterizzata da un enorme cortile che può ospitare fino a 25mila persone.

Qutb Minar è invece un meraviglioso minareto in mattoni, altro più di settanta metri, al centro di un vasto complesso archeologico nel cuore di Delhi. È meritatamente censito nel patrimonio Unesco e risale al 1200, con successivi rimaneggiamenti, riparazioni e aggiunte. Tutto intorno decine di altri monumenti, con pregevoli resti di moschee e di preesistenti templi indù e giainisti (il giainismo è un’altra religione di origine indiana, caratterizzata da un rispetto assoluto di ogni forma di vita, anche quelle ritenute “inferiori” o dannose). Spicca su tutto, oltre al minareto, un reperto unico al mondo: la colonna di Ashoka, costruita altrove 1600 anni fa e poi trasferita a Delhi, dove resiste impavida alla corrosione e presenta intatta una incisione con la dedica a Vishnu.

 

La sala check-in dell'Aeroporto di Delhi. (foto Bruga) Mercati e mezzi di trasporto nelle strade di Delhi. (foto Bruga) Il Raj Ghat, Memoriale in onore del Mahatma Gandhi. (foto Bruga) Il grande cortile della Moschea Jama Masjid. (foto Bruga)

La facciata della moschea Jama Masjid. (foto Bruga) Particolare dell'ingresso della Jama Masjid. (foto Bruga) Giovani riuniti per la preghiera alla Jama Masjid. (foto Bruga)

Resti del complesso archeologico del Qutb Minar. (foto Bruga) Il minareto Qutb Minar dichiarato sotto tutela Unesco. (foto Bruga) La colonna di Ashoka con la dedica a Vishnu, divinità maschile della trimurti indiana. (foto Bruga) L'ingresso al Tempio d'Oro, luogo di culto Sikh. (foto Bruga)

Fedeli alla distribuzione di pasti all'interno del Tempio d'Oro. (foto Bruga) Particolari architettonici del Tempio d'Oro. (foto Bruga) Un gruppo di fedeli della comunità religiosa Sikh. (foto Bruga) Venditore di ghirlande di fiori al Tempio d'Oro. (foto Bruga)

 

A proposito di religioni, nella New Delhi, la zona monumentale ricca di musei e di edifici costruiti soprattutto dagli occupanti britannici, si trova il Tempio d’Oro della religione Sikh. Si può visitare, anche se è obbligatorio farlo a piedi nudi. Il tempio di Delhi è bello e molto frequentato, anche se non ha l’importanza del Tempio d’Oro di Amritsar nello stato del Punjab, dove la religione Sikh ebbe origine alla fine del 1400. Una curiosità: chiunque può recarvisi non solo come visitatore o fedele, ma anche per mangiare. Sotto al tempio, infatti, si possono vedere un grande refettorio e delle cucine altrettanto spaziose: ogni giorno decine di migliaia di persone si sfamano grazie a questa lodevole iniziativa.

Una piccola postilla, di carattere generale: se decideste di andare in India, forse Delhi è uno dei pochissimi luoghi nei quali è possibile girare autonomamente, con taxi e risciò. Il traffico incontrollabile, tale da far sembrare le strade di Napoli o Roma quasi prive di pericoli, scoraggia qualunque tentazione di turismo fai-da-te. Da qui la necessità di organizzarsi con un bravo tour operator, che capisca le esigenze del viaggiatore italiano curioso e colto, ma allo stesso tempo abbia una perfetta conoscenza dell’India. In questo senso, mi sentirei di consigliare Kesar Singh di Viaggindia: lui è un perfetto trait d’union fra i due mondi, visto che ha scelto di vivere da noi ma si tiene costantemente in contatto con la madrepatria. Sul suo sito www.viaggindia.it troverete decine di proposte per visitate nella maniera più adatta alle esigenze di ciascuno questo paese che è anche, come dicono i geografi, un vero e proprio subcontinente!

www.indiatourismmilan.com

 

 









 

 

 

 

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