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Due famosi protagonisti della tastiera
comunicano al pubblico la loro passione per la musica

di Eugenia Sciorilli

 

La mattina di domenica 15 novembre, nessuno si sarebbe meravigliato se la più grande sala da concerto dell’Auditorium Parco della Musica a Roma (la Sala Santa Cecilia, 2700 posti) fosse stata semivuota: la città era paralizzata dal blocco totale delle auto, e c’erano appena stati gli attentati di Parigi. Eppure, persino le più ottimistiche previsioni non avrebbero fatto pensare al pienone di pubblico eccezionalmente registrato per quella matinée con introduzione all’ascolto, dedicata al binomio Haydn/Mozart, che Alexander Lonquich ha saputo offrire a migliaia di spettatori nel suo doppio ruolo di conferenziere e interprete.

Pianista tra i più raffinati nel panorama musicale internazionale, e da qualche anno anche apprezzato direttore d’orchestra, Alexander Lonquich è nato a Trier in Germania, e ha vinto giovanissimo il Primo Premio al Concorso Casagrande, nel 1977. La sua attività concertistica lo ha visto affiancare celebri direttori d’orchestra (Abbado, Sanderling, Koopman, Krivine, Holliger, Minkowski, Vègh). Altrettanto importante il suo impegno nell’ambito della musica da camera: nel corso degli ultimi anni, infatti, ha collaborato con solisti di altissimo calibro.

Un giovanissimo Alexander Lonquich sulla copertina di un cd Emi Classics 1991. Il maestro Lonquich all'Associazione Musicale Lucchese. (foto Associazione Musicale Lucchese) Lonquich durante la sua collaborazione con l'Orchestra Mozart di Bologna. (foto Cecopato Photography/Orchestra Mozart) Alexander Lonquich in veste di direttore con l'Orchestra Olimpico Vicenza. (foto Orchestra Olimpico Vicenza)

Lonquich con i suoi allievi dell'Accademia Musicale Chigiana. (foto Fondazione Accademia Chigiana)

A Roma, la stagione musicale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha coinvolto Alexander Lonquich nel ciclo “Domenica in musica” che si rivolge ai giovani e alle famiglie, con introduzione all’ascolto alle ore 11 e concerto alle ore 12. Per l’occasione, Lonquich ha mostrato ancora una volta, come già in passato, il suo straordinario talento pedagogico, quando ha saputo cogliere le tante sfumature del Concerto per pianoforte e orchestra K449 di Mozart e la Sinfonia n. 92 “Oxford” di Haydn. Del concerto mozartiano ha posto in risalto lo stile galante, che soprattutto nell’ultimo movimento richiama le creazioni di autori del passato come Händel. Della sinfonia di Haydn, invece, ha evidenziato le dissonanze e sorprese musicali: “Non si sa mai che cosa può arrivare a distanza di due battute”, ha commentato con sagacia, e non ha fatto a meno di notare come il Minuetto presente nella sinfonia Oxford anticipi Beethoven.

Altro interprete della tastiera di assoluto prestigio, che ha in comune con Lonquich una spiccata vena di pedagogo, è Alfred Brendel, il cui nome è legato da parecchi decenni a innumerevoli successi artistici. La Mitteleuropa, per la precisione la Moravia, è la sua terra d’origine, ma da lungo tempo vive a Londra, e ha suonato in tutto il mondo le più belle pagine pianistiche, accompagnato da grandi orchestre. Impressionante per varietà e importanza la sua discografia; si spazia da Beethoven a Liszt, da Schubert a Mozart. Nel 2014, la casa editrice Adelphi ha pubblicato, nella sua splendida collana Piccola Biblioteca, un saggio di Alfred Brendel dal titolo che spiega tutto il volume: “Abbecedario di un pianista”. In quelle pagine, Brendel propone, come lui stesso dichiara, “il distillato di quanto ho da dire, in età avanzata, sulla musica e sui musicisti”.

Alfred Brendel alle prove con James Levine. (foto sito ufficiale Alfred Brendel) Il maestro Brendel con la sua gatta Minnie. (foto sito ufficiale Alfred Brendel) Brendel nel suo studio in compagnia del suo pupazzo-sosia. (foto sito ufficiale Alfred Brendel)

Alfred Brendel in conversazione con il direttore d'orchestra Simon Rattle. (foto sito ufficiale Alfred Brendel) Musiche di Beethoven per pianoforte e violoncello interpretate da Alfred e Adrian Brendel, cd Decca 2005. Raccolta di musiche di Liszt, cofanetto di tre cd etichetta Decca 2011. La versione italiana di Abbecedario di un pianista, Adelphi 2014.

Grazie a questo testo, pubblicato per la prima volta da una casa editrice tedesca nel 2012, apprendiamo che a Brahms, in particolare al suo Concerto per pianoforte n. 1, va la predilezione di Brendel, mentre sul conto di Beethoven scrive: “Quale maestro sarebbe riuscito, come lui nelle sue composizioni più tarde, a conciliare presente, passato e futuro, il sublime e il profano?”. Secondo Brendel, Schubert è invece “forse il fenomeno più sorprendente nella storia della musica”, mentre riconosce a Chopin un’assoluta dedizione al pianoforte, indicando nei suoi 24 Preludi “una vetta dell’intero repertorio pianistico”. Ma la considerazione più bella dell’intero libro (almeno per chi scrive queste righe) si trova alla voce “Profondità”, quando Alfred Brendel ci regala queste frasi: “Un’esecuzione può essere bidimensionale o avere rilievo. Può offrire all’orecchio non solo più colori contemporaneamente, ma anche varie distanze nella percezione degli spazi. Bernard Berenson, nel giudicare i dipinti, parlava di valori tattili. È ancora più bello quando si ha l’impressione di poter girare intorno a un brano musicale come intorno a una scultura”.

 

 

 

 

 

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