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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

 

dell’Astrologa Martina


Era il 1921. Le bozze della prima traduzione in una lingua europea del Libro dei Mutamenti, uno dei pilastri della saggezza cinese che oggi è anche a noi noto anche col titolo originale I Ching, erano finalmente pronte. Richard Wilhelm teneva tra le mani il frutto di un lavoro di otto anni, che peraltro non avrebbe mai potuto compiere senza l’esperienza accumulata fin dal 1899, quando si era trasferito in Cina dalla Germania come missionario protestante. In realtà, nella sua maturità si sarebbe fatto vanto di non aver mai battezzato alcun cinese: ben presto, aveva scelto come sua vera missione quella di gettare un ponte tra la cultura occidentale e quella cinese, così remota e insondabile.

Anche così, non sarebbe riuscito nell’impresa di quella traduzione da solo. Nelle profondità del Libro dei Mutamenti era stato guidato con mano accorta e discreta da un uomo che sembrava essere stato messo sulla sua strada dalla Provvidenza, il saggio Lao Nai-hsuan, che per cominciare lo aveva aiutato a rimettersi da un grave attacco di amebiasi, e poi era divenuto il suo maestro. Fu per Wilhelm un grave colpo, e contemporaneamente un segno, il fatto che nello stesso periodo in cui venivano realizzate quelle bozze il maestro Lao morisse. La sua missione, pareva al suo discepolo, era forse conclusa; poco dopo, terminò anche quella in Cina di Wilhelm, che fu costretto a tornare in Europa, e si dedicò alla divulgazione della cultura cinese nella sua nativa Germania.

Fu lì che incontrò un uomo che lo avrebbe aiutato a far conoscere le sue traduzioni di opere sapienziali cinesi, e in particolare I Ching. Presso la Schule der Weisheit, la Scuola della Saggezza di Darmstadt, dove teneva regolarmente conferenze, gli fu presentato un autorevole psicoanalista svizzero, che già da anni si interessava di culture orientali, e che aveva più volte utilizzato il Libro dei Mutamenti nelle sedute con i suoi pazienti, ottenendone sorprendenti risultati: Carl Gustav Jung. Questi s’era convinto che i responsi del Libro fossero in una misteriosa ma innegabile corrispondenza con lo stato psichico profondo di chi lo interrogava, grazie a una profonda connessione tra psiche e materia che sarebbe stata uno degli argomenti di studio per lui più affascinanti.

Jung, grazie a Wilhelm, arricchì la sua conoscenza della cultura che faceva da sfondo a I Ching, e da parte sua illustrò allo studioso tedesco l’uso che talvolta faceva del Libro nelle sedute con i suoi pazienti per esplorarne l’inconscio, e alcuni episodi particolarmente significativi. In uno, un paziente con una madre dominante e che si trovava a dover decidere se sposare una ragazza ricevette come responso “La fanciulla è potente. Non si dovrebbe sposarla”.

Richard Wilhelm in una foto del 1925. (foto Archivio Federale Tedesco) Stoccarda in un'immagine di fine Ottocento, luogo di nascita di Wilhelm. (foto Carl Curman/Swedish National Heritage Board) Tubinga in una cromolitografia del 1890, Wilhelm intraprese gli studi di teologia nel 1891 nella celebre università. (foto Library of Congress)

La Scuola Tedesca di Kiao-Ciao attuale Tsingtao) dove Wilhelm fu parroco e pedagogo. (foto Archivio Federale Tedesco) Carl Gustav Jung, amico e collaboratore di Richard Wilhelm. (foto Library of Congress) Una pagina dell'I-Ching risalente alla Dinastia Song, X-XII secolo. (foto National Central Library of Taipei) Le tre monete per la consultazione dell'I-Ching. (foto Scuola di Discipline Bio-Naturali Panakeia di Firenze)

Simbolo di Ying (nero) e Yang (bianco), le opposte energie che governano il Creato. (foto Photos-Public-Domain) I 64 esagrammi del Libro dei Mutamenti sulla copertina dell'edizione italiana 2015, CreateSpace Indipendent Publishing Platform L'I-Ching nel formato kindle, Interwideo 2013.

Jung, grazie a Wilhelm, si rese conto che la cultura cinese ben rispecchiava la sua convinzione che il mondo psichico e quello materiale sono connessi in un’unità profonda, e si offrì di scrivere una prefazione per l’edizione tedesca de I Ching, che divenne molto popolare e fu poi adottata come base per le traduzioni in altre lingue europee. Ancor oggi, una delle principali edizioni italiane del Libro dei Mutamenti include la prefazione di C.G. Jung.

La vita in Europa però, anno dopo anno, fece sì che in Wilhelm s’indebolisse la benefica influenza della filosofia cinese. L’uomo che al primo incontro era parso a Jung “completamente cinese” anche nel modo di fare, progressivamente fu riassorbito dalla cultura europea in un modo che all’attento occhio dell’analista svizzero apparve il segno della perdita dell’equilibrio che Wilhelm aveva raggiunto in Cina, anche grazie agli insegnamenti di Lao. L’armonia spirituale che la filosofia cinese gli aveva donato abbandonò Richard, che, nel faticoso tentativo di vestire nuovamente i panni di un occidentale “ortodosso”, aveva finito per allontanare da sé la sua seconda patria. Poco tempo dopo, che le due cose siano legate o meno, la sua amebiasi per tanti anni rimasta silente ebbe una grave recrudescenza, portando lo studioso alla morte il 2 marzo del 1930, a cinquantasette anni non ancora compiuti.

L’ I Ching è una delle più antiche opere mai scritte, pare risalga all’anno 1150 a.C., e in essa è custodita la millenaria saggezza cinese. Il suo titolo è emblematico e vuol dire “Libro della Trasformazione” o “Libro dei Mutamenti”, a indicare che ciò che in quest’opera è contenuto non è eterno e immutabile bensì soggetto alla regola della continua trasmutazione, una regola alla quale è vincolata ogni situazione dell’esistenza umana.

L’ I Ching è tradizionalmente usato per la pratica divinatoria, in quanto è un libro che racchiude una serie di responsi oracolari. Attraverso un complesso rituale, che prevede sei lanci di tre monete o la manipolazione di un fascio di cinquanta piccoli steli di achillea millefoglie essiccati, si ottiene come risultato finale un ‘esagramma’, una sorta di ‘colonna’ composta da sei linee che possono essere intere o spezzate a seconda dell’esito dei lanci. Esiste anche un altro tipo di linee, chiamate ‘mutevoli’ poiché generate da instabilità e situazioni di squilibrio, le quali, quando appaiono nell’esagramma, invitano alla prudenza.

Il Libro dei mutamenti nella sua struttura è suddiviso in 64 parti, una per ciascuno dei 64 differenti esagrammi sui quali si basano le predizioni oracolari. Gli esagrammi si costituiscono attraverso tutte le possibili combinazioni di sei linee intere o spezzate. Ogni esagramma è contraddistinto da un numero e da un nome ed è accompagnato da una massima o una sentenza ‘generali’ e da sei spiegazioni più dettagliate, riferite in modo puntuale a ciascuna delle sei linee che compongono l’esagramma. Nelle edizioni moderne del libro, agli antichi testi, in cui vengono usate formulazioni che possono apparire al lettore moderno come desuete o arcane, si accompagnano commenti esplicativi dei curatori dell’opera.

È nell’unicità e nella peculiarità della figura dell’esagramma che si cerca la risposta alla domanda posta dal consultante.

A prima vista le risposte fornite dalla lettura degli esagrammi possono sembrare strane, difficili da comprendere e interpretare. I testi del libro richiamano l’appartenza a un’altra cultura e un’altra epoca storica: parlano di imperatori e principi, di cavalieri e fanciulle, di carrozze e monete preziose, di tartarughe e falconi, di contadini intenti ai loro faticosi lavori manuali. Questo linguaggio però non dev’essere un ostacolo per trarre spunti di riflessione, consigli e aiuti per il nostro presente, per il nostro ‘qui e ora’. Al contrario, può rappresentare un fattore stimolante perché la ricerca di analogie tra realtà ed epoche così diverse muove il pensiero creativo, mette in moto la fantasia, risveglia doti intuitive presenti in ciascuno di noi, magari sopite o ignorate.

Di fronte all’apparente difficoltà di trovare una risposta alla nostra domanda in un responso che sembra parlare d’altro, bisogna tener presente che la situazione complessiva di un determinato momento governa tanto il collettivo quanto il personale, il particolare come il generale, così come ci suggeriscono le parole di Jung nell’introduzione all’I Ching: “Qualsiasi cosa avviene in un certo momento, essa vi appartiene, quale parte indispensabile del quadro. Una manciata di fiammiferi gettati a terra, forma il disegno caratteristico di quell’istante.”

 

 

 

 

 

 

 





 

Studio Placidi