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Quattro grandi mostre a Firenze, Genova, Milano e Roma

di Eugenia Sciorilli


C’è la grande arte dei Guggenheim a Firenze, e poi Mucha e il fasto della Belle Epoque a Genova, a seguire i protagonisti del Simbolismo a Milano, e a Roma i capolavori di Toulouse-Lautrec. Lo si potrebbe definire un poker d’assi, per gli appassionati d’arte che intendono già programmare un viaggio sulle orme di grandi artisti nella prossima stagione primaverile.

 

Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim
Firenze, Palazzo Strozzi – dal 19 marzo al 24 luglio 2016

È davvero una grande mostra, che porta a Firenze oltre 100 capolavori dell’arte europea e americana tra gli anni venti e gli anni sessanta del Novecento, in un percorso che ricostruisce rapporti e relazioni tra le due sponde dell’Oceano, nel segno delle figure dei collezionisti americani Peggy e Solomon Guggenheim. Sarà dunque offerto un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna come Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray e dei cosiddetti informali europei come Alberto Burri, Emilio Vedova, Jean Dubuffet, Lucio Fontana, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta come Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Cy Twombly.

Vassily Kandinsky, Paesaggio con macchie rosse n. 2 – 1913. (foto Collezione Peggy Guggenheim Venezia) Jackson Pollok, Alchemy – 1947. (foto Collezione Peggy Guggenheim Venezia)

Dedicare una mostra alle collezioni Guggenheim significa raccontare a ritmo serrato la nascita delle neoavanguardie del secondo dopoguerra in un fitto e costante dialogo tra artisti europei e americani. Realizzare questa straordinaria mostra a Firenze significa anche celebrare un legame speciale che riporta indietro nel tempo. È proprio a Palazzo Strozzi, infatti, negli spazi della Strozzina, che nel febbraio 1949 Peggy Guggenheim, da pochissimo giunta in Europa, decide di mostrare la collezione che poi troverà a Venezia la definitiva collocazione.
www.palazzostrozzi.org

 

Alfons Mucha, Maestro della Belle Epoque
Genova, Palazzo Ducale – dal 30 aprile al 30 settembre 2016

L’artista ceco Alfons Mucha (1860-1939) è stato uno dei più significativi rappresentanti dell’Art Nouveau. Il suo stile ne fa il “promotore” di un nuovo linguaggio comunicativo, di un'arte visiva innovativa e potente: le immagini femminili dei suoi poster, fortemente sensuali e cariche di erotismo, entro precise composizioni grafiche, erano molto diffuse e popolari e, ancora oggi, guardando i suoi manifesti pubblicitari, si può riconoscere subito il gene artistico di Mucha. Lo “Stile Mucha” lo ha reso unico, riconoscibile, modernista appunto, eterno simbolo dell’Art Nouveau. Più di duecento opere della Fondazione Mucha, oltre ad una quarantina provenienti da collezioni private, mostrano il lavoro e il genio creativo dell’artista: manifesti, libri, disegni, sculture, oli e acquerelli, oltre a fotografie, gioielli e opere decorative, ricompongono la sua poliedricità e l’eclettismo della sua personalità.

Alphonse Mucha, serie Pietre Preziose, da sinistra: Topazio, Rubino, Ametista, Smeraldo – 1900. (foto Mucha Foundation)

C’è da aggiungere che opere dell’artista sono affiancate da una serie di ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di artisti e manifatture europei, affini a quella medesima sensibilità squisitamente floreale e sinuosa che caratterizzava un certo filone del modernismo internazionale, tipico soprattutto dell’area francese, belga e, almeno in parte, italiana.  Scopo della mostra è dunque quello di restituire appieno l’idea di un’epoca ricca e sfaccettata, facendo dialogare le invenzioni di Mucha con gli ambienti e le decorazioni contemporanee, coadiuvati dalla riproduzione di ingrandimenti fotografici che aiutino a ricostruire il clima magico e sfavillante della Belle Epoque.
www.palazzoducale.genova.it

 

Simbolismo. Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra
Milano, Palazzo Reale – dal 3 febbraio al 5 giugno 2016

Più di 150 opere tra dipinti, sculture e grafiche sono ospitate in questa grande mostra dedicati ai maestri del Simbolismo, corrente artistica sviluppatasi in Francia alla fine del 1800 con intenti antirealistici. L'idea di "simbolo" infatti, è quella di riunire il significato di un'idea astratta con l'immagine che ne è veicolo. Infatti, per i poeti, i pittori e gli scultori simbolisti il mondo non è soltanto la realtà spiegabile attraverso l'intelligenza razionale, ma un mistero da decifrare cogliendo i segni della realtà sensibile attraverso l'intuizione. 

Frantisek Kupka, L'Onda (particolare) – 1902. (foto Gallery of Fine Arts in Ostrava/Palazzo Reale Milano) Ferdinand Hodler, L'Eletto – 1903. (foto Achim Kukulies/Hostaus Museum Hagen/Palazzo Reale Milano) Galileo Chini, L'Amore – 1919. (foto Ghilardi Lucca/Palazzo Reale Milano)

La mostra è organizzata in 18 sezioni che rievocano alcuni temi specifici cari ai simbolisti: dalla dimensione onirica di Fernand Khnopff alle ardite invenzioni iconografiche di Klinger, dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon e Alfred Kubin alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, dal sentimento di decadenza di Musil al vitalismo di Hodler, ma anche le suggestioni dei Nabis, le interpretazioni dell’amore di Giovanni Segantini e la magia della decorazione di Galileo Chini. La mostra si chiude immergendo lo spettatore nell’atmosfera fantastica delle “Mille e una notte”, il ciclo decorativo realizzato da Zecchin alla vigilia della Grande Guerra.
www.palazzorealemilano.it

 

Toulouse-Lautrec
Roma, Ara Pacis – fino all’8 maggio 2016

Questa rassegna antologica è stata realizzata grazie a circa 170 litografie provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, e ripercorre la vita del celebre artista dal 1891 al 1900, poco prima della sua morte avvenuta a soli 36 anni. I visitatori possono ammirare, tra le altre opere firmate da Toulouse-Lautrec, otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert. Attraverso questa esposizione è possibile conoscere a tutto tondo l'opera grafica di Henri de Toulouse-Lautrec: manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali sono autentiche rarità perché stampate in tirature limitate, firmate e numerate e corredate dalla dedica dell'artista.

Henry Toulouse-Lautrec, L'inglese al Moulin Rouge – 1892. (foto Museo Belle Arti Budapest/Ara Pacis) Henry Toulouse-Lautrec, Caudieux – 1893. (foto Museo Belle Arti Budapest/Ara Pacis) Henry Toulouse-Lautre, Busto di Mademoiselle Marcelle Lender – 1895. (foto Museo Belle Arti Budapest/Ara Pacis) Henry Toulouse-Lautrec, Gita in campagna – 1897. (foto Museo Belle Arti Budapest/Ara Pacis)

Vale la pena di ricordare che Toulouse-Lautrec è considerato il più famoso maestro di manifesti e stampe tra il XIX e XX secolo. Sua grande fonte d’ispirazione è il quartiere parigino di Montmartre e quasi tutte le sue opere, oltre a essere riconducibili alla vita notturna e ai locali di questa zona, sono rappresentazioni d’istanti di vita quotidiana che l’artista restituisce con un effetto di grande immediatezza. Grazie al suo straordinario talento, in poco tempo diventa uno degli illustratori e disegnatori più richiesti di Parigi; gli sono commissionati manifesti pubblicitari per rappresentazioni teatrali, balletti e gli spettacoli, oltre che illustrazioni d’importanti riviste dell’epoca.
www.arapacis.it