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La Ghirlandina, Enzo Ferrari, Luciano Pavarotti…

di Asiul

Tra i tanti musei sparsi per l’Italia ne ho scoperto uno a Modena sulla figurina, nata a metà dell’Ottocento come cromolitografia, piccola stampa colorata usata per pubblicizzare prodotti di vario tipo, tra cui il famoso brodo Liebig. Le figurine sono però legate, almeno per la mia generazione, al ricordo della paziente costruzione degli album dedicati a personaggi storici oppure, soprattutto per i maschietti, a campioni sportivi. Furono i fratelli Panini, modenesi doc, a fare delle cromolitografie un oggetto di culto negli anni ’60 del secolo scorso. Proprio uno dei fratelli, Giuseppe, è il fondatore di questo singolare museo ospitato nel bel Palazzo Santa Margherita, in cui nei mesi scorsi è stata allestita l’intrigante mostra “Daniel Spoerri. Eat Art in transformation”.

Figurine sagomate della collezione Liebig al Museo della Figurina. (foto Bruga) Alcune opere dell'artista svizzero Daniel Spoerri in mostra a Palazzo Santa Margherita. (foto Bruga) Una sala della sezione archeologica della Galleria Estense. (foto Bruga)

È davvero una bella meta di viaggio questa piccola-grande città, dove da poco è stata riaperta la ricca Galleria Estense (www.galleriaestense.org), e che ha dato i natali a geni italici, il cui nome è legato alla migliore produzione del Belpaese. Basti pensare a Enzo Ferrari, prima pilota e poi costruttore delle belle e scattanti automobili del cavallino rampante, che, figlio d’arte, ha attraversato con la creatività e la velocità delle sue idee quasi tutto il Novecento.

Ritratto di Francesco I d'Este di Gian Lorenzo Bernini conservato alla Galleria Estense. (foto Bruga) L'avveniristico padiglione principale del Museo Enzo Ferrari. (foto Bruga) Il padiglione dell'Officina Meccanica Alfredo Ferrari nel complesso del Museo Enzo Ferrari. (foto Bruga)

Anche chi come me non capisce nulla di macchine e motori non può rimanere indifferente alla sapiente tecnica e all’elegante design di quanto esposto nel Museo Enzo Ferrari (http://musei.ferrari.com), allestito laddove un tempo sorgevano la casa e l’officina del padre Alfredo. Il tutto condito dalle arie di Luciano Pavarotti, altro figlio illustre della città emiliana, che gli ha dedicato l’ottocentesco Teatro Comunale (www.teatrocomunalemodena.it), con un programma sempre vivace e stimolante.

Facciata principale del Duomo, bene artistico protetto dall'Unesco. (foto Bruga) Particolare della Porta Regia del Duomo. (foto Bruga) Due donne sedute, opera del Maestro delle metope – XII secolo, Museo del Duomo. (foto Bruga)

Enzo Ferrari e big Luciano si conoscevano e si stimavano: si scambiarono anche le loro passioni, se è vero che Enzo sognava da ragazzo il palcoscenico dell’opera e Luciano amava i bolidi, tanto da acquistarne due, una Maserati e una Ferrari F40 esposta al Museo Ferrari. Insomma due vere grandi “figurine” di Modena, il cui simbolo è la Ghirlandina, la medievale torre campanaria del Duomo di Modena (www.duomodimodena.it), che leggiadramente svetta con i suoi quasi 90 metri, simbolo non solo religioso della città. Da non trascurare una visita del Duomo, impreziosito fuori e dentro da espressivi elementi scultorei un tempo colorati, frutto della maestria di grandi artisti da Wiligelmo ai maestri campionesi.

Le balconate del Teatro Comunale intitolato a Luciano Pavarotti. (foto Bruga) Particolare della Ghirlandina, torre civica simbolo della città. (foto Bruga) Le botti dell'Acetaia Comunale. (foto Bruga)

Sulla Piazza Grande un altro luogo a suo modo sacro: l’acetaia del Palazzo Comunale, dove la Consorteria dell’Aceto balsamico tradizionale di Modena accudisce le batterie del prezioso liquido. Qui un maestro assaggiatore è a disposizione per soddisfare tutte le curiosità su questo prodotto che è un forte elemento identitario del territorio modenese, inconfondibile grazie al clima, le uve e i legni delle botti.

Il corteo storico nel cortile del Palazzo Ducale. (foto Bruga) Il banchetto rinascimentale in una sala dell'Accademia Militare. (foto Bruga) Le salsette d'accompagno al Cotechino Modena e allo Zampone Modena. (foto Bruga)

Non si può lasciare Modena senza un assaggio della sua cucina caratterizzata tra l’altro da due prodotti, di cui nel resto dell’Italia ci si ricorda solo durante le feste natalizie e che invece potrebbero essere squisiti ingredienti per tanti piatti: si tratta del cotechino e dello zampone; naturalmente sto parlando di quelli Modena IGP (www.modenaigp.it). Difficile la scelta tra i vari ristoranti e trattorie; se volete mangiare all’insegna della tradizione, non si può non provare Oreste in Piazza Roma 31, carino per l’atmosfera vintage. Ci piace però segnalare anche altri due locali: La Secchia Rapita, Corso Canalgrande 4, (www.lasecchiarapita.it) e la Trattoria la Pomposa al Re Gras sulla Piazza Pomposa (www.trattoriapomposa.it); dappertutto grande cordialità e materie prime eccellenti.

www.visitmodena.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 





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