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Un libro una città: Varanasi
“Amore a Venezia, morte a Varanasi” di Geoff Dyer (Einaudi)

 

di Bruga

Il romanzo di Geoff Dyer, Einaudi 2010.

La lettura di questo libro bello e complesso di Dyer può essere un modo per avvicinarsi, prima di un viaggio in India, alla realtà di Varanasi, città da noi conosciuta anche come Benares. Nel romanzo il protagonista, un raffinato critico d’arte, vive due realtà antitetiche: travolto nella prima parte del volume dalla bellezza e dal lusso, dagli agi e dall’amore fra le calli e i musei di Venezia, si ritrova poi nell’ambiente totalmente diverso della “capitale religiosa” dell’India, con effetti sconcertanti per lui e per il lettore.

Altrettanto sconcertante può essere la visita a Varanasi per il viaggiatore occidentale, per quanto preparato da qualche tappa precedente in India: la grande città sul Gange offre, come le altre, arte e spiritualità, cultura millenaria e convivenza (difficile) fra culture e religioni, ma non aspettatevi un luogo mistico come Assisi o Santiago de Compostela. Qui il degrado urbano è forse ancora superiore a quello di altre metropoli indiane. Eppure a Varanasi arrivano non solo e non tanto turisti, ma soprattutto pellegrini da ogni parte dell’India, con un flusso costante di rupie verso questa città dell’Uttar Pradesh, nella quale però tutto resta precario e sull’orlo del collasso.

Ma vediamo perché una visita a Varanasi è comunque un’esperienza indimenticabile: dopo aver visto alcuni templi buddisti e induisti, la Stupa di Sarnath, il vicino museo archeologico con opere meravigliose e anche, fra mille controlli antiterrorismo, la grande moschea nel sovraffollato e degradatissimo centro storico, come minimo una serata e una mattinata devono essere dedicate all’esperienza che tutti gli induisti hanno l’obbligo di fare almeno una volta nella vita a Varanasi, lungo la riva occidentale del Gange. Il bagno nelle acque limacciose del fiume, fatto scendendo i ghat (le scalinate che si immergono in acqua) in almeno cinque diversi punti, può essere osservato di prima mattina da una barca, così come il macabro rituale della carbonizzazione dei cadaveri, eseguito sempre a scopo religioso in vari punti del lungofiume.

Imbarcazioni sul Gange. (foto Bruga) Il bagno rituale nelle acque del fiume sacro Gange. (foto Bruga) Donne in attesa del bagno rituale. (foto Bruga)

Edificio religioso sul Kedar Ghat lungo il Gange. (foto Bruga) Trasporto e preparazione delle pire. (foto Bruga) Cerimonia religiosa serale. (foto Bruga)

In mezzo ai fedeli, poi, succede di tutto: ampi tratti di scalinate sono occupati dai panni stesi ad asciugare per terra (e non sui fili, come da noi), mentre branchi di scimmie giocano sui parapetti e sulle terrazze di palazzi talvolta artistici e meravigliosamente conservati, altre volte chiaramente abusivi o disastrati.

Tutto questo avviene fra le 5 e le 7 di mattina; in genere, scesi dalla barca, si torna in albergo per la prima colazione. Alle 7 di sera, invece, e dunque prima di cena, si va sempre sul Gange ma in un punto preciso della riva, di fronte al quale turisti e fedeli si possono sedere comodamente in una specie di platea galleggiante formata da decine di barche ancorate. Si lascia un’offerta e, armati di repellente antizanzare, si attende l’arrivo dei sette bramini, cioè giovani appartenenti alla casta dei sacerdoti, che danno vita a una cerimonia certamente suggestiva, ma che rischia di essere vista come una sorta di coreografia sacra a base di musica, canti, danza, incenso e fiaccole.

Mucca sacra adornata a festa. (foto Bruga) I panni stesi a terra sui ghat, scalinate terminanti nell'acqua. (foto Bruga)  Il grande Dhamek Stupa di Sarnath, località a pochi chilometri da Varasani. (foto Bruga) La facciata del Museo Archeologico di Sarnath. (foto Bruga)

Il Mulagandhakuti Vihara Temple a Sarnath. (foto Bruga) Statua del Buddha all'interno del Mulagandhakuti Vihara Temple. (foto Bruga) Donne in preghiera nel Mulagandhakuti Temple. (foo Bruga)

E poi, nel bene e nel male, la vita che procede fra clacson suonati all’infinito, animali di ogni genere in mezzo al traffico, guidatori di risciò che fanno slalom impossibili fra le buche stradali, lavori in corso per la metropolitana, cibo di strada e posti di blocco, scolaresche in grembiulino e bus contromano con decine di passeggeri “seduti” sul tetto … L’incredibile India, affascinante e talvolta ripugnante, qui tocca forse il suo apice!


www.indiatourismmilan.com


 

 









 

 

 

 

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