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Un’icona dell’arte americana del XX secolo,
il movimento artistico italiano più importante dell’Ottocento

di Eugenia Sciorilli


Edward Hopper a Bologna, nelle sale di Palazzo Fava, e i Macchiaioli a Roma, presso il Chiostro del Bramante: due spunti di particolare interesse per chi ama l’arte moderna e contemporanea.

 

EDWARD HOPPER

Bologna, Palazzo Fava – fino al 24 luglio 2016

Self Portrait, 1903-1906. (foto Heirs of Josephine N. Hopper/Whitney Museum of American Art N.Y./Arthemisia Group) Stairway at 48 rue de Lille, Paris, 1906. (foto Heirs of Josephine N. Hopper/Whitney Museum of American Art N.Y./Arthemisia Group) Le Pont des Arts, 1907. (foto Heirs of Josephine N. Hopper/Whitney Museum of American Art N.Y./Arthemisia Group)

Le Pavillon de Flore, 1909. (foto Heirs of Josephine N. Hopper/Whitney Museum of American Art N.Y./Arthemisia Group) America Village, 1912. (foto Heirs of Josephine N. Hopper/Whitney Museum of American Art N.Y./Arthemisia Group) Second Story Sunlight, 1960. (foto Steven Sloman/Whitney Museum of American Art N.Y./Arthemisia Group)

Prodotta e organizzata da Fondazione Carisbo, Genus Bononiae. Musei nella Città e Arthemisia Group in collaborazione con il Comune di Bologna e il Whitney Museum of American Art di New York, curata da Barbara Haskell in collaborazione con Luca Beatrice, è una mostra che propone e illustra l’intero arco temporale della produzione di Edward Hopper, dagli acquerelli parigini ai paesaggi e scorci cittadini degli anni ‘50 e ’60, attraverso più di 60 opere, tra cui celebri capolavori come South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909). Si tratta, dunque, di un percorso che attraversa tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.

C’è chi lo ritiene un narratore di storie e chi, al contrario, l’unico che ha saputo fermare l’attimo – cristallizzato nel tempo – di un panorama, come di una persona. È stato lo stesso Edward Hopper (1882-1967), uomo schivo e taciturno, amante degli orizzonti di mare e della luce chiara del suo grande studio, a chiarire la sua poetica: “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”. Alto un metro e novanta, nonostante la forte presenza fisica, era famoso per la sua reticenza, scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. Scomparso all’età di 84 anni, la sua arte gode della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo dei nuovi movimenti d’avanguardia, dal Surrealismo all’Espressionismo astratto, alla Pop Art. Il genio creativo di Hopper è stata celebrato in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi. Eloquente il tributo del grande John Updike, che in un saggio del 1995 definisce i suoi quadri “calmi, silenti, stoici, luminosi, classici”.

www.mostrahopper.it

 

I MACCHIAIOLI. LE COLLEZIONI SVELATE

Roma, Chiostro del Bramante – fino al 4 settembre 2016

Cristiano Banti, Ritratto di Alaide seduta in giardino – 1875 circa. (foto Arthemisia Group/Chiostro del Bramante) Vito D'Ancona, Signora in giardino – 1861. (foto Arthemisia Group/Chiostro del Bramante) Vincenzo Cabianca, La filatrice – 1862. (foto Arthemisia Group/Chiostro del Bramante) Odoardo Borrani, Cucitrici di camicie rosse – 1863. (foto Arthemisia Group/Chiostro del Bramante)

Giovanni Fattori, Ciociara (ritratto di Amalia Nollemberg) – 1881 circa. (foto Antonio Quattrone/Chiostro del Bramante) Federico Zandomeneghi, Il giubbetto rosso – 1895 circa. (foto Arthemisia Group/Chiostro del Bramante) Oscar Ghiglia, Gustavo Sforni in veranda che legge – 1914. (foto Arthemisia Group/Chiostro del Bramante) Liewelyn Lloyd, Paesaggio rosa con figura – 1916. (foto Antonio Quattrone/Chiostro del Bramante)

Prodotta e organizzata da Dart - Chiostro del Bramante e Arthemisia Group con il patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma, curata da Francesca Dini con catalogo Skira, la mostra ha il pregio di presentare al pubblico per la prima volta importanti dipinti dei Macchiaioli e non solo, collocandoli nel contesto delle antiche collezioni che in origine li ospitarono. Le opere che appartenevano a grandi collezioni del passato – come quella di Cristiano Banti, Diego Martelli, Rinaldo Carnielo, Edoardo Bruno, Gustavo Sforni, Mario Galli, Enrico Checcucci, Camillo Giussani, Mario Borgiotti – oggi sono confluite per lo più in collezioni private e rappresentano un nucleo inedito del più importante movimento pittorico italiano del XIX secolo.

Sono esposte oltre 110 opere che rappresentano la punta di diamante di ricchissime raccolte di grandi mecenati dell’epoca, personaggi di straordinario interesse, accomunati dalla passione per la pittura. Talvolta donate dagli autori stessi e più spesso acquistate per sostenere gli amici pittori in difficili momenti, queste opere sono capolavori ricercati anche dai grandi intenditori d’arte dei nostri giorni. In un percorso di nove sezioni – ciascuna intitolata alla collezione di provenienza – ai visitatori viene offerta l’opportunità di scoprire non soltanto i Macchiaioli, ovvero il movimento pittorico più importante dell’Ottocento italiano, ma anche il clima storico che fa da sfondo alla vicenda di quegli artisti. Si possono ammirare opere quali Il Ponte Vecchio a Firenze (1878 ca.) di Telemaco Signorini, Il giubbetto rosso (1895) di Federico Zandomeneghi, Marcatura dei cavalli in Maremma (1887) e Ciociara (Ritratto di Amalia Nollemberg – 1881 ca). di Giovanni Fattori, Place de la Concorde (1875) e Campo di neve (1880 ca.) di Giuseppe De Nittis, accanto al Ritratto di Alaide Banti in giardino  (1875 ca.) di Cristiano Banti, Cucitrici di camicie rosse (1863) di Odoardo Borrani, Sforni in veranda che legge (1914 ca.) e il Ritratto della moglie Isa (1902 ca.) di Oscar Ghiglia. In mostra, dunque, anche opere a cavallo tra Ottocento e Novecento che raccontano come le conquiste formali e concettuali dei Macchiaioli furono recepite e sviluppate dalle successive generazioni di pittori.

www.chiostrodelbramante.it