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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

 

Ritratto astrale del celebre artista,
protagonista di una grande mostra a Roma

dell’Astrologa Martina

 

In quel Santo Stefano del 1894 i locali della casa editrice Lemercier, come gran parte degli uffici di Parigi, erano desolatamente vuoti: gran parte del personale era in vacanza o a casa con i familiari per le festività natalizie: tra i pochi al lavoro, un po’ per caso, c’era Alphonse, un trentaquattrenne originario della Moravia, che sostituiva un amico nel compito un po’ tedioso di correttore di bozze. Il ceco in realtà era un artista dalla vita rocambolesca, che aveva studiato all’Accademia delle Belle Arti di Monaco e aveva poi deciso di perfezionarsi a Parigi, l’indiscussa capitale europea delle arti, dove pian piano stava cercando di farsi un nome con uno stile molto personale, come molti altri giovani pittori che cercavano vie diverse dalle scuole impressioniste e postimpressioniste. Alphonse aveva per qualche tempo anche diviso il suo studio con il già molto conosciuto Paul Gauguin, di ritorno da uno dei suoi soggiorni a Tahiti, e nel 1892 aveva esposto alcune sue opere al Salon de Paris, l’esposizione annuale, ottenendo una menzione d’onore. Era insomma quello che si sarebbe potuto chiamare un giovane di belle speranze.

La pace un po’ sonnacchiosa degli uffici della casa editrice fu però rotta dall’irruzione di Maurice de Brunhoff, uno degli agenti della casa editrice, con la notizia che la Lemercier era stata scelta direttamente da Sarah Bernhardt per realizzare il poster pubblicitario del suo nuovo spettacolo, Gismonda, un dramma romantico ambientato in un’improbabile Atene rinascimentale. Mancava solo una settimana alla prima dello spettacolo al Teatro de la Rénaissance, ma la richiesta della più grande attrice del secolo non poteva certo essere ignorata, per quanto intempestiva; in quei giorni nessuno degli illustratori che lavoravano abitualmente per Lemercier era disponibile, e non c’era tempo di aspettare che tornassero al lavoro. Non c’era da stupirsi che de Brunhoff fosse sull’orlo della disperazione, ma il destino aveva provveduto a mettere sulla sua strada un uomo che avrebbe trasformato quell’incarico “capestro” in un successo clamoroso.

Il teatro da sempre infatti affascinava Alphonse, che giovanissimo aveva lavorato a Vienna come scenografo finché il teatro dove era impiegato non era stato distrutto da un incendio, e già dal 1890 contribuiva con disegni e schizzi a una rivista di Lemercier dedicata ai costumi teatrali, nella quale aveva anche pubblicato un suo disegno raffigurante la stessa Sarah Bernhardt negli esotici panni di Cleopatra. De Brunhoff in realtà non aveva scelta, e Alphonse non ebbe difficoltà a farsi assegnare il lavoro: ne sarebbe nata la sua prima opera celebre, tanto da valergli, oltre a un contratto quinquennale con la Bernhardt per disegnare tutti i suoi manifesti pubblicitari e i costumi di scena, la fama come pioniere di un nuovo stile artistico che trovava spazio nella pittura, nella pubblicità, nell’architettura, nel design: era l’Art Nouveau, e Alphonse Mucha ne divenne uno degli esponenti di punta.

Alphonse Mucha nel 1890 con la rubashka, camicia tradizionale russa. (foto Mucha Foundation) Mucha con la moglie Maruska al Foro Romano. (foto Mucha Foundation) L'artista nello studio di Parigi,  alle sue spalle il manifesto per Gismonda di Sarah Bernhardt. (foto Mucha Foundation) Paul Gauguin posa per Mucha nel 1893. (foto Mucha Foundation) Una delle modelle di Mucha nello studio di Parigi. (foto Mucha Foundation)

L’Art Nouveau, grazie alla creatività e alla versatilità dei suoi esponenti, fu in effetti una forma stilistica pervasiva, in grado di imporsi nell’esperienza quotidiana di tutti, e non solo nelle gallerie d’arte. Mucha, come altri artisti di quel periodo, realizzò numerosissime opere di carattere commerciale, come appunto poster, cartoline pubblicitarie, illustrazioni per libri, disegni per gioielli e oggetti d’arredamento, fino a contribuire alle decorazioni dei padiglioni della grande Esposizione Universale di Parigi del 1900, che suggellò definitivamente la sua fama. Nel 1906, Alphonse sposò Marie, una giovane e bella compatriota, con la quale si trasferì per alcuni anni negli Stati Uniti, dove nacque la figlia Jaroslava, che sarebbe diventata assistente del padre e pittrice lei stessa.

Mucha, nato il 24 luglio del 1860 a Ivancice in Moravia, all’interno di quelli che all’epoca erano possedimenti dell’impero asburgico, aveva da allora condotto una vita errabonda, ma aveva sempre conservato un fortissimo attaccamento alla sua patria ceca, e aveva coltivato il progetto di una grandiosa opera patriottica. Alla fine, ottenne dal ricchissimo industriale americano Charles Richard Crane fondi sufficienti per tornare in Europa e realizzare quella che sarebbe stata la sua opera più imponente: l’Epopea Slava, una serie di venti grandi tele raffiguranti episodi della storia dei popoli slavi, la cui preparazione spinse l’artista a ricerche e lunghi viaggi sui luoghi storici, fino al 1928 quando l’intera serie, finalmente completata, fu presentata al pubblico da Mucha e Crane all’inaugurazione del palazzo della Fiera di Praga. Alphonse, ormai un autorevole cittadino della giovane nazione cecoslovacca, fondata solo dieci anni prima, continuò poi a lavorare dividendosi tra la patria e la Francia dove nel 1934 fu insignito della Legion d’Onore, mentre sulla Cecoslovacchia cominciava a proiettarsi l’ombra della Germania nazista. Alla fine, nel 1939, i tedeschi invasero la Cecoslovacchia e Alphonse fu immediatamente tratto in arresto in quanto cittadino in vista e noto patriota. La pur breve detenzione contribuì a peggiorare la sua salute già fragile, e una polmonite ne causò la morte il 14 luglio del 1939.

Il manifesto per il dramma Gismonda, 1894. (foto Mucha Trust 2016) Lo zodiaco, 1896. (foto Mucha Trust 2016) Manifesto per 1918-1928 Decimo Anniversario della Repubblica Ceca. (foto Mucha Trust 2016) Ritratto di Jaroslava, 1927-1935 circa. (foto Mucha Trust 2016) Elementi decorativi tavola 41, 1902. (Mucha Trust 2016) La copertina di Natale 1896-1897 per la rivista L'Illustration. (foto Mucha Foundation)

Anello in oro e opale disegnato per Georges Fouquet. (foto Mucha Trust 2016) Una sala del Mucha Museum allestito nel Palazzo Kaunic a Praga. (foto Mucha Foundation) Leone, segno zodiacale di Alphonse Mucha.

Alphonse Mucha, nato nei primissimi giorni del segno del Leone, aveva nello stesso segno anche Giove, Saturno e Mercurio. La dominanza del Leone nel tema natale conferiva alla sua personalità carisma, fiducia in se stesso e determinazione, qualità che gli consentirono di avventurarsi in paesi lontani ed affrontare esperienze nuove senza timore e con la convinzione di riuscire a imporre le proprie capacità. Giove in Leone, in particolare, trova una collocazione particolarmente propizia: il suo influsso potenzia la forza di volontà e l'impegno nel perseguire obiettivi anche elevati e garantisce successo e notorietà. La caparbia ambizione e la forza di carattere, in Mucha, erano enfatizzate dalla presenza di Marte in Capricorno, segno di esaltazione del pianeta. Il senso estetico e il talento creativo erano invece favoriti dall’influsso della Luna in Bilancia, aspetto astrologico tipico degli artisti. Anche la presenza di Mercurio in Leone nella carta astrale dell'artista ceco indicava una grande apertura mentale e un'intelligenza ispirata e costruttiva.

Mucha era consapevole della novità non solo stilistica introdotta dallo stile Mucha che divenne poi il cuore dell’Art Nouveau: “Ero felice di essere coinvolto in un’arte per il popolo e non per i salotti privati,” commentò a proposito del suo ruolo di iniziatore, “era economica e accessibile a tutti, ed era adatta alle famiglie povere tanto quanto a quelle benestanti”. Questa caratteristica “democratica” dell’arte applicata agli oggetti di vita quotidiana ne faceva un ideale veicolo per un messaggio di fratellanza e speranza in un futuro libero dalle divisioni del vecchio mondo: “Lo scopo del mio lavoro non è mai stato distruggere ma sempre creare, costruire ponti, perché dobbiamo vivere nella speranza che l’Umanità si unisca, e meglio ci comprenderemo l’un l’altro più facile sarà che questo avvenga”.

L'ingresso alla mostra organizzata nel Complesso del Vittoriano a Roma. (foto Arthemisia Group) Da sapere – Il Complesso del Vittoriano a Roma (Ala Brasini) ospita fino all’11 settembre 2016 una grande retrospettiva dedicata a Alphonse Mucha e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Mucha. Composta da oltre 200 opere tra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative e gioielli, la mostra ripercorre con dovizia di particolari e pluralità di opere l’intero percorso creativo dell’artista attraverso sei sezioni tematiche che tratteggiano le diverse sfumature stilistiche e i diversi ambiti di azione: Un boemo a Parigi; Un creatore di immagini per il grande pubblico; Un cosmopolita; Il mistico; Il patriota e L’artista-filosofo.


www.arthemisia.it

www.muchafoundation.org





 

Studio Placidi