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Un libro una città: Varsavia
“Shosha” di Isaac B. Singer (TEA)

 

di Bruga

 

Il romanzo di Isaac B. Singer, TEA 2014. Difficile non tornare, anche dal punto di vista letterario, sulla Varsavia ebraica del periodo precedente alla Seconda guerra mondiale. Il premio Nobel per la letteratura del 1978 Isaac B. Singer, proprio in quell’anno pubblicò questo romanzo ambientato in gran parte nella “sua” Varsavia degli anni Trenta. Una Varsavia che già pochi anni dopo non esisteva più, sia per la tragica morte di migliaia di ebrei sia per la distruzione fisica dei luoghi. La capitale polacca, infatti, è uscita dal conflitto mondiale in condizioni pietose, tanto che si decise di ricostruirla in maniera “filologica” a partire dai documenti rintracciabili: foto, schizzi, descrizioni varie e soprattutto, come nel caso recente di Dresda, i dipinti che potremmo definire “fotografici” di Bernardo Bellotto, un pittore italiano nipote di Canaletto che nel Settecento girò molte capitali europee proprio per dipingere grandi panorami che duecento anni dopo si sarebbero rivelati preziosi per ricreare facciate semidistrutte e viali pieni di buche.

Ecco che il turista contemporaneo, pur sapendo di non trovarsi né a Praga né a Cracovia, può comunque vivere l’atmosfera della Città Vecchia, la Stare Miasto che col suo Castello Reale, la Colonna di Sigismondo, la Piazza del Mercato, le chiese, i teatri e i gli hotel di lusso ricostruiti si è guadagnata nel 1980 l’iscrizione nella lista Unesco. Bella anche la cosiddetta Città nuova, la Nowe Miasto attraversata dalla Via Reale, elegante e ricca degli stessi ingredienti (palazzi, chiese, monumenti e musei). Su tutto, peraltro, aleggia il senso di drammaticità della storia polacca, che anche prima e dopo eventi come l’invasione nazista e l’olocausto è stata ricca di smembramenti territoriali, uccisioni di massa e altri passaggi rievocati da targhe o statue.

La Piazza del Mercato nella Stare Miasto, la Città Vecchia. (foto Bruga) La facciata dell'Arcicattedrale di S. Giovanni Battista. (foto Bruga) Il Castello Reale situato nella parte meridionale della Città Vecchia. (foto Bruga) L'ingresso al Barbacane, porta difensiva di XVI secolo. (foto Bruga)

Una sala del lussuoso Hotel Bristol. (foto Bruga) Un'edicola con orologio all'angolo di un edificio della Stare Miasto. (foto Bruga) La Via Reale nella Nowe Miasto, la Città Nuova. (foto Bruga)

Il Palazzo della Società delle Scienze di Varsavia. (foto Bruga) Il Palazzo del Presidente della Repubblica Polacca. (foto Bruga) Un angolo dell'Orangerie al Parco Lazienki. (foto Bruga)

Padiglioni a pagoda immersi nel verde del Parco Lazienki. (foto Bruga) Il neoclassico Palazzo sull'Acqua, antica residenza reale al Parco Lazienki. (foto Bruga) Una pittura medievale proveniente dalla cattedrale della città nubiana di Faras conservata al Museo Nazionale di Varsavia. (foto Bruga)

L'esterno di una stazione della nuova metropolitana. (foto Bruga) Le strutture interne di una stazione della metropolitana. (foto Bruga)

Al di là di questo e anche delle tensioni create in patria e in Europa dal nuovo governo polacco, Varsavia nelle giornate di bel tempo si presenta come un posto piacevolissimo da vivere e da girare, grazie anche a una rete di trasporti di primissimo ordine, fatta di tram velocissimi e metropolitane di design. Pur lontano dal centro, si raggiunge in poco tempo il parco Lazienki, dove si può ammirare il Palazzo sull’acqua, costruito e decorato fra la fine del Seicento e la fine del Settecento anche da artisti italiani. Se siete fortunati, potreste assistere ai numerosi concerti e spettacoli (gratuiti e non) organizzati all’aperto, fra pavoni e scoiattoli … (www.lazienki-krolewskie.pl).

Ancora una segnalazione per un museo, quello Nazionale sulla via Jerozolimskie 3. In esso, grazie all’opera dell’archeologo polacco Kazimierz Michałowski, si trova una raccolta unica al mondo (se si eccettua quella ospitata nel Sudan, paese non certo turistico): le pitture medievali nubiane della cattedrale di Faras, risaltenti al periodo fra l’VIII e il XIV secolo, in una zona al confine con l’Egitto. Questi reperti del regno cristiano di Nobazia furono scoperti e salvati prima della costruzione di una diga, negli anni Sessanta, col risultato che il salvatore, il già citato archeologo Michałowski, ne ebbe una parte in cambio. Da quella donazione è nata la raccolta visitabile da pochi mesi. Allestita in modo suggestivo e moderno, da sola merita una visita (www.mnw.art.pl).

Nella prossima puntata chiuderemo con il celebre, amato/odiato Palazzo della Cultura e con qualche consiglio gastronomico.

 

www.polonia.travel/it/



 

 









 

 

 

 

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