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Caillebotte nella capitale spagnola,
Signorini e De Nittis nella città della Versilia

di Eugenia Sciorilli


 

Madrid, MuseoThyssen-Bornemisza:
Caillebotte, pittore e giardiniere

19 luglio – 30 ottobre 2016

L'orto, Yerres – 1877. (foto Comité Caillebotte/Thyssen-Bornemisza Museum) Il boulevard visto dall'alto – 1880. (foto Comité Caillebotte/Thyssen-Bornemisza Museum) Girasoli, Giardino di Petit Genevilliers – 1885. (foto Comité Caillebotte/Thyssen-Bornemisza Museum) La Senna e il ponte ferroviario ad Argenteuil – 1885. (foto Brooklyn Museum/Thyssen-Bornemisza Museum)

Biancheria stesa, Petit Gennevilliers – 1888. (foto Comité Caillebotte/Thyssen-Bornemisza Museum) Imbarcazione ormeggiata sulla Senna, Argenteuil – 1891. (foto J. Y. Lacote/Cergy-Pontoise, Conseil Départemental du Val d'Oise/Thyssem-Bornemisza Museum) Orchidee – 1893. (foto Comité Caillebotte/Thyssen-Bornemisza Museum)

Gustave Caillebotte (1848-1894) è universalmente considerato uno dei protagonisti del Movimento Impressionista, ma prima di dedicarsi alla pittura a tempo pieno è stato per molti anni collezionista e mecenate dei suoi amici pittori. Iniziò a dipingere i suoi primi studi di giardini e natura nella tenuta di famiglia a Yerres, alla periferia di Parigi, dove aveva scoperto il suo interesse per il mondo dell’arte.

Nel 1872, Caillebotte riceveva le sue prime lezioni nello studio di Bonnat, dipingendo a livello amatoriale; quattro anni più tardi, quando fu invitato a prendere parte alla seconda mostra impressionista del 1876, iniziò ad aiutare Monet e Renoir, che con il passar del tempo erano diventati suoi amici, e anche altri artisti acquistando le loro opere e provvedendo all'organizzazione di mostre.

La morte di Caillebotte, avvenuta precocemente, provocò la fine inattesa di una carriera artistica che era ancora in evoluzione. La sua improvvisa scomparsa, accompagnata dallo scalpore legato al grande lascito di sue opere che volle donare allo Stato francese, ha purtroppo eclissato la profonda originalità del suo lavoro.

Questa mostra, organizzata in collaborazione con il Musée des Impressionismes di Giverny (che l’ha ospitata dal 25 marzo al 3 luglio scorsi), intende offrire ai visitatori un approfondimento del tema del giardino nel lavoro dell'artista, come pure il rapporto di Gustave Caillebotte con Claude Monet, con il quale condivideva la passione per la botanica e il giardinaggio.

La mostra è stata suddivisa in quattro sezioni che si concentrano sui luoghi dove l'artista visse e lavorò: La Parigi di Haussmann: un universo minerale; Estati a Yerres: 1861-1879; La Senna e i viaggi in Normandia: 1880-1888; Le Petit-Gennevilliers: 1888-1894. Quest’ultima sezione prende il nome dall’ultima dimora di Caillebotte, che comprendeva un magnifico giardino creato dallo stesso artista.

www.museothyssen.org

 

Viareggio, Centro Matteucci per l’Arte Moderna:
Il tempo di Signorini e De Nittis.
L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni

2 luglio 2016 – 26 febbraio 2017

Giuseppe de Nittis, Al Bois de Boulogne – 1873. (foto Studio Esseci) Giuseppe de Nittis, Una domenica a Londra – 1878. (foto Studio Esseci) Antonio Mancini, Ricreazione – 1876 circa. (foto Studio Esseci) Telemaco Signorini, L'uncinetto – 1885 circa. (foto Studio Esseci)

Federico Zandomeneghi, Au théatre – 1895 circa. (foto Studio Esseci) Federico Zandomeneghi, Omaggio a Toulouse Lautrec – 1917. (foto Studio Esseci) Oscar Ghiglia, Stampa giapponese – 1927. (foto Studio Esseci)

Questo percorso espositivo, che si prolungherà per più di una stagione, vuole essere il racconto per immagini di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due raffinati intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni, all’indomani del secondo conflitto mondiale. I due, Enrico Piceni e Mario Borgiotti, avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo. Il primo si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani.

E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero De Nittis, Zandomeneghi e Boldini. Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici.

Musicista e violinista, ma soprattutto innamorato dei “suoi” Macchiaioli. Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a riunire le collezioni personali di questi due protagonisti del panorama culturale italiano del Novecento, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda ancor oggi nella disponibilità della famiglia Borgiotti.

Molte delle opere esposte sono rimaste “private” da decenni, non concesse a nessuna mostra e museo. Insieme ai capolavori delle due collezioni milanesi è anche presente un essenziale nucleo di altre opere di confronto. L’Ottocento “aperto al mondo”, cui si accenna nel titolo della mostra, è una citazione, e allo stesso tempo un omaggio, a Diego Martelli che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale.

www.centromatteucciartemoderna.it