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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

 

Ritratto astrale di uno dei più grandi pittori del Novecento, Joan Mirò

dell’Astrologa Martina

 

Nato sotto il segno del Toro, il pittore catalano Joan Mirò ha lasciato un solco profondo e duraturo nel panorama artistico del ventesimo secolo.

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Per un ragazzo di quattordici anni, frequentare contemporaneamente una scuola di economia aziendale e una dedicata alle Belle Arti non è un impegno da poco, specie se la prima gli è imposta dai genitori, borghesi benestanti, e la seconda dalla sua passione per il disegno e la pittura. Joan non osava deludere i primi e si rifiutava di rinunciare alla seconda, che lo guidava alla scoperta dell’arte primitiva della Catalogna, che per lui, nato a Barcellona il 20 aprile del 1893, sarebbe stata per tutta la vita la sua terra, dovunque lo conducessero gli eventi.
Quando, dopo tre anni di corsi, fu assunto come contabile in un emporio, oberato da un’enorme quantità di un lavoro che detestava, era quasi inevitabile che qualcosa in lui si ribellasse. Fu colpito da un grave esaurimento nervoso seguito da un attacco di febbre tifoide, che costrinsero i genitori prima a portarlo nella loro nuova tenuta in campagna, e poi a consentirgli di dedicarsi a tempo pieno all’arte, che nelle sue varie forme sarebbe stata l’occupazione della lunga e produttiva vita di Joan Mirò. La fattoria di famiglia, una tipica masia catalana che Mirò ritrasse in un dipinto che fu poi acquistato da Ernest Hemingway, sarebbe stata per anni destinazione dei suoi periodici ritorni in Catalogna, un luogo di pace e intimità nella semplicità dell’immutabile paesaggio rurale.

Il giovane Mirò in un'immagine del 1907. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona) La famiglia Mirò a Parigi nel 1931. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona) Lo studio di Joan Mirò a Palma de Mallorca. (foto Fundaciò Pilar i Joan Mirò Mallorca)

Il murales di ceramica sulla facciata dell'Hack Museum di Ludwigshafen in Germania. (foto Immanuel Giel)

L'esterno della Fondazione Joan Mirò a Barcellona. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona) Una sala della Fondazione Joan Mirò a Barcellona. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona) Il bozzetto per Coppia di innamorati dai fiori di mandorlo, scultura posta sul piazzale della Défense a Parigi. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona)

Trasferitosi a Parigi, Joan Mirò a partire dal 1924 divenne uno degli animatori del movimento surrealista, anche se non fu tra i firmatari del suo Manifesto. La sua pittura perse i caratteri figurativi e assunse progressivamente lo stile per cui è più conosciuto, mentre Mirò esplorava molte altre diverse forme di arte, dal collage alla scultura, dalla ceramica all’incisione. Il suo ideale artistico era rivolto al primitivo, e, non accettando di essere considerato un artista astratto, utilizzava nelle sue composizioni elementi ispirati al mondo reale ma ridotti all’essenziale, assumendo l’aspetto di graffiti o di forme biomorfe, con l’obiettivo di suscitare nell’osservatore una reazione emotiva e immediata, veicolata dall’impatto sensoriale dell’opera. In un’intervista del 1947, Mirò giunse ad affermare che in realtà la pittura primitiva delle caverne era il punto più alto che quell’arte avesse raggiunto, e che da lì essa non avesse fatto che degenerare. Il poeta francese Prevért definì l'artista catalano "un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni", suggestionato dalla sua espressività creativa a metà strada tra il primigenio e il visionario. La concezione dell'arte per Mirò è ben rappresentata dalla sua celebre dichiarazione programmatica“Voglio assassinare la pittura”; non stimava i critici d’arte, ed ebbe a dire che “si preoccupano più di filosofeggiare che d’altro. Si formano un’opinione preconcetta, e solo dopo guardano l’opera d’arte. Per loro la pittura è solo una copertura per i loro anemici sistemi filosofici”.

Donna, 1966. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona) Uomo e donna nella notte, 1969. (foto Fundaciò Joan Mirò Barcellona) Senza titolo, 1972. (foto Fundaciò Pilar i Joan Mirò Mallorca)

Donna in strada, 1973. (foto Fundaciò Pilar i Joan Mirò Mallorca) Personaggio gotico, 1976. (foto Fundaciò Pilar i Joan Mirò Mallorca) Il Giardino delle Sculture della Fondazione Pilar e Joan Mirò a Palma di Mallorca. (foto Fundaciò Pilar i Joan Mirò Mallorca)

Nato sotto il segno zodiacale del Toro, possedeva il carattere fermo e ostinato, seppur tranquillo e semplice, dei segni di Terra e condivideva con i nativi taurini la resistenza ai cambiamenti e l'amore per la tradizione, come pure la tenacia e la costanza nel perseguire un obiettivo, anche se raggiunto lentamente.

Del suo segno manifestava anche il bisogno di sicurezza e stabilità negli affetti. Grazie al governo di Venere, pianeta dominante del Toro, era naturalmente attratto dal mondo dell'arte e aveva uno spiccato senso estetico. La predisposizione alle arti, lo spirito vivace e la franchezza erano tratti dovuti alla presenza di Marte in Gemelli nel tema natale di Mirò.

Toro, segno zodiacale di nascita di Joan Mirò. Leone, segno zodiacale ascendente di Mirò.

La determinazione, l'energìa e l'autenticità nel comportamento erano caratteristiche di personalità potenziate dall'ascendente Leone; la Luna in Gemelli presente nel cielo di nascita di Mirò influiva positivamente sul suo talento creativo, sull'intuito e la fantasia e ne favoriva la curiosità. Successo e benessere materiale erano garantite dalla presenza di Giove in Toro, ma anche da Mercurio in Ariete, che inoltre esercitava il suo influsso sulla capacità di dedicarsi a molteplici interessi e sulla ricchezza di idee sempre nuove.

La fortuna artistica di Mirò fu costante, e la sua opera influenzò artisti come Pollock, Rothko, Calder, e in generale l’espressionismo astratto. Oltre che in Spagna e a Parigi, visse negli Stati Uniti, e il suo spirito di indipendenza si univa a un sentito nazionalismo catalano, e la sua iconoclastia ribelle a un carattere placido e ben poco battagliero. Si sposò una sola volta nel 1929, con la lontana parente Pilar Juncosa, che gli diede una figlia e rimase al suo fianco per tutta la vita. Dopo aver ricevuto ogni genere di riconoscimento in tutto il mondo, morì nel 1983, novantenne, a Palma di Maiorca, dove si era stabilito, ma volle essere sepolto nel cimitero di Montjuïc a Barcellona, con un funerale tenuto interamente in lingua catalana.

 

 

 

 





 

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