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Una mostra prevista a Reggio Emilia (Palazzo Magnani)
tra novembre e febbraio renderà omaggio a un periodo
particolarmente fecondo dell’arte moderna

di Eugenia Sciorilli


L’elegante cornice di Palazzo Magnani, a Reggio Emilia, ospiterà dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017 una grande mostra sul tema Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno, con oltre trecento opere, molte delle quali mai esposte finora. Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, da Silvana Editoriale e dal Comune di Reggio Emilia, l’esposizione è curata da Anna Villari e Francesco Parisi e intende proporsi come una nuova, spettacolare lettura del grande Liberty italiano, che a distanza di oltre un secolo non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

Ciascuna sezione metterà in luce l’alternanza tra le due “anime” di quell’eccezionale momento artistico: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta e vicina a influenze europee, e che porterà da lì a poco alle ricerche delle avanguardie e allo sviluppo in chiave più stilizzata ed essenziale del linguaggio decorativo. Il percorso della mostra si svilupperà secondo una scansione per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista, manifesti, illustrazione e grafica originale. A collegare tutte le sezioni saranno la linea grafica e la ricerca sul segno, che erano allora alla base della concezione progettuale e formale di ogni opera, sia di quella più propriamente fluente e floreale, sia di quella più severa e moderna. Si sono, infatti, accostati a pitture, sculture, ceramiche, grandi manifesti pubblicitari, i bozzetti preparatori, i cartoni per gli affreschi, i disegni relativi a vasi, illustrazioni, incisioni.

Il cortile di Palazzo Magnani a Reggio Emilia. (foto Fondazione Palazzo Magnani) La loggia al primo piano di Palazzo Magnani. (foto Fondazione Palazzo Magnani) Duilio Cambellotti, Bozzetto esecutivo per il Manifesto dell'Esposizione Nazionale di Torino – 1897. (foto Studio Esseci)

Giulio Bargellini, Annunciazione – 1901. (foto Studio Esseci) Umberto Boccioni, Donna di spalle davanti ad una finestra, illustrazione per il Touring Club – 1907-1908. (foto Studio Esseci)  Paolo Antonio Paschetto, Ragazza con lira – 1908-1910. (foto Studio Esseci) Rubino Antonio, La necessità – 1910 circa. (foto Studio Esseci)

Aroldo Bonzaghi, All'uscita dalla Scala – 1910. (foto Studio Esseci) Enrico Lionne, L'attesa – 1919. (foto Studio Esseci) Renato Bertelli, Marchesa Casati in maschera di medusa – 1920 circa. (foto Studio Esseci)

Nelle tre ampie sale dedicate interamente alla pittura emergerà come in Italia non sia possibile individuare uno stile unitario riconducibile ad una ortodossia Liberty ma piuttosto una varietà dovuta in parte alla fedeltà ad un linguaggio tradizionale, piuttosto che una attenzione alle diverse tendenze d’oltralpe. Nonostante questo, in diversi artisti – da Casorati a Boccioni a Bargellini, da Bocchi a Corcos – si può avvertire, spesso in coincidenza con una ricerca giovanile, una eco della linea decorativa Liberty.

La seconda sezione, l’illustrazione e la grafica, coincide con l’espressione artistica che ha più caratterizzato la Belle Époque. Nel caso della produzione grafica originale, si trattava quasi sempre di opere ispirate ai grandi temi della letteratura decadente o storicista; nel caso, invece, della grafica editoriale si vennero a creare importanti binomi tra artista e letterato. Ampio spazio è dato all’incisione originale e verranno esposte le opere dei più influenti artisti con preziosi esemplari provenienti da diversi archivi privati e dalle collezioni della Calcografia Nazionale di Roma.

Nella terza sezione, Le case d’artista, si evidenzia come lo spazio storico che separa gli ultimi anni del XIX secolo dalla Prima guerra mondiale, la cosiddetta Belle Époque, faccia trasformare il ruolo dell’architetto in total designer, sulla scia dei secessionisti. Ma un particolare aspetto della stretta connessione tra arte, letteratura e decorazione è rintracciabile soprattutto nella realizzazione delle moderne case d’artista: scrittori, scultori, pittori che nella piena maturità del loro percorso professionale dedicarono le loro forze nel creare un perfetto connubio tra architettura, pittura, scultura e arti decorative progettando e facendo costruire secondo un gusto che variava secondo le diverse anime Liberty.

La quarta sezione ha per tema le arti decorative, e anche in questo caso emerge un dettaglio storico. L’esplosione delle tendenze Liberty in Italia si ebbe soprattutto in occasione dell’Esposizione di Torino del 1902, quando in altri Paesi già si avvertivano segnali di crisi, e a Vienna cominciavano a emergere prove di quello che sarebbe stato definito “Stile Secessione”. In Italia se da una parte si affermava il florealismo di stampo storicista (che venne definito “Dolce Stil Novo”), vi erano già i prodromi di quello che sarebbe stato il cosiddetto modernismo (Randone, Vincenzo Jerace, Ernesto Basile).

Nella sezione dedicata alla scultura, sulla scia dei nudi sinuosi e delle ninfe marine che avevano caratterizzato molte sculture pubbliche di fine Ottocento, la tendenza più marcatamente Liberty è espressa dall’opera di artisti come Domenico Trentacoste o Pietro Canonica. Ma gli scultori italiani avevano iniziato già attorno al 1880 ad avvertire le prime inquietudini del Simbolismo, come ad esempio Leonardo Bistolfi e, accanto a questi, muovevano i primi passi anche i giovani cresciuti non più sui modelli ottocenteschi nazionali ma sui grandi maestri stranieri: Attilio Selva, Giovanni Primi, Ercole Drei, Nicola d’Antino.

La grande pittura decorativa è il tema della sesta sezione: la vera tendenza sintetica, connaturata al decorativismo, alla sintesi coloristica, alle campiture piatte tipiche del Liberty internazionale, si espresse soprattutto nei cicli di affreschi, privati e pubblici, realizzati da Edoardo Gioia, Galileo Chini (decorazioni per edifici termali e ville private), Adolfo De Carolis, Annibale Brugnoli, Giulio Bargellini e Antonio Rizzi (Vittoriano).

A chiudere la mostra, la sezione dedicata ai manifesti, molti dei quali di grandi dimensioni e dall’impatto coloristico dirompente. In anni in cui è particolarmente accentuata l’attenzione verso il mondo delle arti applicate, della decorazione, di quello che verrà chiamato design, nella necessità di rivalutare il rapporto tra industria e artigianato educando il popolo ad una diffusa bellezza dell’oggetto di uso quotidiano, anche il manifesto diventa un canale attraverso il quale l’artista moderno può veicolare la propria creatività e diffondere i frutti benefici della rivoluzione industriale. Artisti come Adolfo De Carolis, Adolfo Hohenstein, Aleardo Terzi, Plinio Nomellini, Galileo Chini, Leonardo Bistolfi, Vittorio Grassi o Umberto Boccioni si dedicano alla nuova “arte del manifesto”, e applicano anche in questo settore gli stilemi delle tendenze figurative del momento.

www.palazzomagnani.it