Tweet

 


 

 

| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO | RENDEZ VOUS | ASTERISCHI |
| VARIAZIONI D'AUTORE | PHOTO TIME | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | RITRATTI DI ARTISTA | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

 

clicca sulle miniture
per ingrandir

Scarica l'articolo in PDF

 

Articoli pubblicati
nella stessa rubrica


Un libro una città: Grosseto
“Vita agra di un anarchico” di Pino Corrias (Feltrinelli)

di Bruga

Il libro biografico di Pino Corrias dedicato a Luciano Bianciardi, Feltrinelli 2011. Dopo decine di puntate dedicate al resto del mondo, questo numero dello “Scaffale” ci porta in Italia, in una città che normalmente non trova molto spazio negli itinerari turistici, essendo fra le meno appariscenti della sua regione, la Toscana. Parliamo di Grosseto, ora al centro di una zona in forte espansione turistica dagli anni Sessanta, ma fino alla fine dell’Ottocento capoluogo “dimezzato” di una Maremma caratterizzata da paludi e malaria. Pensate che solo nel 1897 una legge del Parlamento abolì la cosiddetta “estatatura”, consistente nel trasferimento di tutte le attività (amministrative, giudiziarie, fiscali, ecc.) svolte a Grosseto in autunno e inverno, in vari centri collinari più salubri dal punto di vista della malaria. Per cinque o sei secoli fino alla fine dell’Ottocento, ogni anno da aprile a ottobre gli uffici e il personale hanno lasciato il capoluogo e si sono spostati a Scansano e in altri comuni, con grandi benefici per questi ultimi ma con effetti devastanti per Grosseto, che nel 1833 aveva poco più di duemila abitanti, il 60 per cento dei quali colpiti dalla malaria. Di fatto era soprattutto un borgo fortificato. In questa realtà, prima che la Seconda guerra mondiale provocasse altri gravi danni al tessuto urbano, nel 1922 nacque il giovane Luciano Bianciardi, che dopo gli anni della formazione si trasferì a Milano dove produsse alcune fra le opere letterarie più incisive e originali del dopoguerra, come “La vita agra” giustamente richiamata nel titolo della bella biografia scritta da Pino Corrias.

La dichiarazione di fine estatatura sulla lapide affissa il 29 giugno 1897. (foto Bruga) La facciata del duomo dedicato a S.Lorenzo. (foto Bruga) Il portale sul fianco destro del duomo, nella lunetta, gruppo scultoreo della Madonna col Bambino tra due angeli. (foto Bruga) Il Palazzo della Provincia in Piazza Dante. (foto Bruga)

L'ottocentesco Monumento a Leopoldo II detto Canapone posto in Piazza Dante. (foto Bruga) Il Palazzo del Governo (a destra) e il Palazzo delle Poste Italiane in Piazza Fratelli Rosselli. (foto Bruga) Particolare della torre del Palazzo delle Poste. (foto Bruga)

La figura di Bianciardi ci fa da spunto per visitare senza pregiudizi Grosseto, che certo non ha la storia né la ricchezza artistica di Firenze, Pisa o Siena, ma merita comunque attenzione. Le mura con la Fortezza medicea già sono un bel biglietto da visita per chi arriva da fuori in auto. Ma, che arriviate con l’auto o col treno, il punto da cui partire per un itinerario logico è la piazza Dante, che offre il neogotico Palazzo Aldobrandeschi o della Provincia (dell’architetto Lorenzo Porciatti), il Palazzo Comunale sempre di fine Ottocento, il famoso monumento al Granduca di Toscana Leopoldo II detto “Canapone” e il notevole Duomo terminato nel 1302 ma molto rimaneggiato in vari periodi (e stili) successivi.

Da lì parte una piacevole passeggiata nel corso Carducci tutto pedonalizzato, che ci porta al Museo Archeologico e d’Arte (nonché di Arte sacra) della Maremma, rinnovato una quindicina d’anni fa e ricco di reperti provenienti dagli scavi del Giglio, di Roselle, Vetulonia e Vulci (www.maam.comune.grosseto.it).

A poca distanza, la bella chiesa trecentesca di San Francesco col suo chiostro, ma anche quella ancora precedente dedicata a San Pietro, e un altro Museo, quello di Storia naturale della Maremma, molto attivo anche sul piano dell’educazione scientifica e della formazione permanente (www.museonaturalemaremma.it).

La facciata gotica a capanna della Chiesa di S. Francesco. (foto Bruga) Il quattrocentesco pozzo-cisterna dello Spedale in Piazza San Francesco. (foto Bruga) Il Palazzo della Bonifica Grossetana in via Leonardo Ximenes. (foto Bruga)

Urna funeraria con scena di caccia al cinghiale Caledonio, Chiusi III secolo a. C. (foto Museo Archeologico e d'Arte della Maremma) Dettagli del Villino Panichi in Piazza Fratelli Rosselli, opera dell'architetto toscano Lorenzo Porciatti. (foto Bruga) Villino Pastorelli in via IV Novembre, ideato da Porciatti nel 1908 come piccolo castello neogotico. (foto Bruga)

La passeggiata fra le vie del centro e lungo le mura richiede attenzione, perché in mezzo a edifici di scarso interesse troverete improvvisamente altre opere del Porciatti, così come interessanti edifici razionalisti o comunque di epoca fascista, e infine statue e lapidi che ricordano l’epopea della bonifica, opera mastodontica durata oltre due secoli, iniziata e poi abbandonata, ripresa o poi di nuovo sospesa, sotto vari governanti e secondo differenti approcci di ingegneria idraulica.

www.turismoinmaremma.it



 

 









 

 

 

 

A Tavola con lo Chef